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“Io di nuovo in campo?”. Francesco Rutelli, che fine ha fatto l’ex sindaco di Roma, ministro e vicepremier

Pubblicato: 13/08/2026 17:28

“Io di nuovo in campo? No, tocca a una nuova generazione”. Francesco Rutelli non si lascia tirare per la giacchetta e, ancora una volta, chiude la porta all’ipotesi di un ritorno alla politica attiva. Intervistato tempo fa da La Stampa, l’ex sindaco di Roma ed ex leader della Margherita rispondeva con un altro “no, grazie” a quanti continuavano (e continuano) a immaginare per lui un possibile ruolo nel centrosinistra, magari proprio quello di federatore di un’area che continua a cercare un equilibrio tra anime e leadership differenti.

Oggi Rutelli ha 72 anni e la politica istituzionale appartiene ormai a una stagione lontana della sua vita. Una carriera, la sua, cominciata però prestissimo: nel 1980, a soli 26 anni, era già segretario nazionale del Partito Radicale di Marco Pannella. Sarebbe poi diventato parlamentare, sindaco di Roma prima dei 40 anni, ministro, vicepremier e candidato alla presidenza del Consiglio. Un percorso che lo ha portato ad attraversare diverse stagioni del centrosinistra italiano, fino all’esperienza della Margherita e alla nascita del Partito Democratico.

L’addio alla politica attiva nel 2013

La scelta di allontanarsi dagli incarichi politico-istituzionali risale al 2013, quando Rutelli, non ancora sessantenne, decise di intraprendere una strada diversa. Sul suo profilo viene ricordata la decisione di non ricoprire più incarichi politici e di dedicarsi, professionalmente e attraverso il volontariato, ai settori nei quali aveva maturato maggiore esperienza: ambiente, sostenibilità, cultura e promozione internazionale dell’Italia.

Non si è trattato, quindi, di un ritiro completo dalla vita pubblica. Rutelli ha continuato a intervenire nel dibattito e a promuovere iniziative, mantenendo però una distanza netta dalla politica elettorale. Dal 2016 al 2024 ha presieduto l’Anica, l’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali, tornando così a occuparsi da un’altra prospettiva di un settore che aveva seguito direttamente quando era ministro per i Beni culturali nel secondo governo Prodi.

Dalla Margherita al ruolo di possibile federatore

È soprattutto la sua esperienza politica a spiegare perché il nome di Rutelli continui periodicamente a riaffiorare quando il centrosinistra entra in una fase di difficoltà. Con La Margherita, nata all’inizio degli anni Duemila, riuscì a riunire componenti politiche e culturali differenti dell’area centrista e riformista, accompagnandole successivamente nel percorso che avrebbe portato alla costituzione del Partito Democratico.

Un’esperienza che oggi, davanti alle difficoltà del campo progressista nel trovare una sintesi tra Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e area riformista, porta alcuni a immaginare per l’ex sindaco un ruolo di mediazione. Ma Rutelli non sembra interessato a raccogliere l’invito. Il suo messaggio è piuttosto quello di lasciare spazio a chi viene dopo: “Tocca a una nuova generazione”.

La seconda vita tra cultura e relazioni internazionali

Una parte importante dell’attività di Rutelli dopo l’uscita dalla politica si è concentrata sulla cultura e sulle relazioni internazionali. Nel 2020 ha promosso a Venezia il Soft Power Club, iniziativa nata con l’obiettivo di creare uno spazio internazionale di confronto sui temi del multilateralismo, del dialogo tra culture e della cooperazione.

Il rapporto con il patrimonio culturale italiano affonda però le radici negli anni trascorsi al ministero. Da ministro per i Beni culturali, Rutelli lavorò anche agli accordi con importanti musei statunitensi per favorire il ritorno in Italia di opere archeologiche trafugate o esportate illegalmente, tra cui il Cratere di Eufronio, il Ritratto di Vibia Sabina e la Dea di Morgantina. Durante quella stagione furono inoltre adottati interventi sul Codice dei beni culturali e misure rivolte al settore cinematografico.

La vita privata e il legame con Roma

Rutelli è sposato con la giornalista e conduttrice televisiva Barbara Palombelli, ha quattro figli e quattro nipoti. Roma continua a rappresentare uno dei punti centrali della sua vita personale e pubblica. Un legame che passa anche attraverso la storia familiare: Mario Rutelli, suo bisnonno, fu lo scultore che realizzò il monumento equestre dedicato ad Anita Garibaldi sul Gianicolo.

Proprio il Gianicolo è rimasto uno dei luoghi simbolici della vita privata dell’ex sindaco, dove negli anni ha festeggiato compleanni e trascorso momenti con amici di lunga data, tra i quali figure che hanno attraversato politica, istituzioni e società civile come Paolo Gentiloni e Chicco Testa.

“Tocca a una nuova generazione”

Il richiamo a Rutelli come possibile federatore non è difficile da comprendere in una fase nella quale il centrosinistra discute nuovamente di leadership, alleanze e candidatura a Palazzo Chigi. L’ex sindaco di Roma rappresenta infatti una delle ultime figure politiche ad aver guidato personalmente una coalizione nazionale molto composita.

Ma proprio su questo punto arriva la risposta più netta. Nessun ritorno in campo e nessuna nuova candidatura. A 72 anni Rutelli rivendica implicitamente una scelta compiuta ormai da oltre un decennio e indica un’altra strada: il compito di costruire il futuro del centrosinistra, sostiene, deve essere affidato a una generazione nuova. Per chi continua a immaginare un suo ritorno, almeno per ora, la porta resta chiusa.

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