Vai al contenuto

Sondaggi, Ghisleri: “Meloni può vincere anche senza Vannacci”. A sinistra Conte batte Schlein e Salis spacca il Pd

Pubblicato: 19/08/2026 14:57

Il centrodestra può giocarsi la vittoria alle elezioni del 2027 anche senza Roberto Vannacci, mentre nel campo largo Giuseppe Conte partirebbe avvantaggiato in un’eventuale sfida per la leadership con Elly Schlein. È lo scenario delineato da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che analizza gli ultimi sondaggi e individua due incognite destinate a pesare sui rispettivi schieramenti: Futuro Nazionale a destra e le possibili primarie nel centrosinistra.

Intervistata da Alessandro Sallusti a 10 Minuti, Ghisleri mette però una premessa davanti a qualsiasi previsione: molto dipenderà dalla legge elettorale con cui gli italiani saranno chiamati a votare. Se l’impianto dello Stabilicum restasse quello attualmente ipotizzato, le coalizioni avrebbero un forte incentivo a presentarsi unite, ma diventerebbero decisivi la soglia prevista per ottenere il premio di maggioranza e il peso delle formazioni minori.

Ghisleri: “Meloni può giocarsela anche senza Vannacci”

Il primo nodo riguarda il rapporto tra il centrodestra e Futuro Nazionale. Secondo Ghisleri, Vannacci potrebbe avere politicamente più convenienza a mantenere la propria autonomia: «Vannacci guadagna di più a rimanere da solo, ha posizioni più polarizzate che emergono meglio fuori da ogni coalizione».

La presenza dell’ex generale nella coalizione produrrebbe infatti un effetto ambivalente. La semplice somma dei consensi sarebbe favorevole al centrodestra, ma l’ingresso di Vannacci potrebbe contemporaneamente provocare una perdita nell’elettorato più moderato, con Forza Italia indicata dalla sondaggista come la formazione maggiormente esposta.

Per Giorgia Meloni, quindi, l’accordo con Futuro Nazionale non sarebbe necessariamente indispensabile. Ghisleri considera la partita elettorale «fattibilissima» per l’attuale coalizione di governo anche senza Vannacci, sottolineando inoltre quanto sia difficile mantenere per un lungo periodo la forte esposizione politica e mediatica raggiunta dal leader di Futuro Nazionale.

Il centrodestra resta intorno al 40%

Il punto di partenza è una coalizione di centrodestra che, nelle rilevazioni analizzate dalla direttrice di Euromedia Research, continua complessivamente a muoversi intorno al 40%. Il risultato finale dipenderebbe però in maniera decisiva dalle regole con cui quei voti verrebbero trasformati in seggi.

Nell’ipotesi dello Stabilicum discussa finora, il premio di maggioranza scatterebbe al superamento del 42%. Un meccanismo che renderebbe particolarmente importante la capacità delle coalizioni di allargare il proprio perimetro senza, contemporaneamente, perdere consensi ai margini.

È proprio qui che si inserisce il dilemma Vannacci: aggiungere i voti di Futuro Nazionale potrebbe aiutare Meloni ad avvicinarsi o superare la soglia decisiva, ma una parte dell’elettorato centrista potrebbe reagire negativamente. Il saldo reale non può quindi essere ottenuto attraverso una semplice addizione delle percentuali dei singoli partiti.

Nel campo largo Conte parte avanti su Schlein

Se il centrodestra deve risolvere il rebus Vannacci, dall’altra parte il problema principale è la leadership del campo largo. Secondo Ghisleri, in un confronto diretto attraverso le primarie Giuseppe Conte partirebbe oggi in una posizione più favorevole rispetto a Elly Schlein.

Il presidente del Movimento 5 Stelle avrebbe infatti la possibilità di raccogliere non soltanto i voti del proprio elettorato, ma anche quelli di una parte degli elettori di Alleanza Verdi Sinistra e dello stesso Partito Democratico. «Nello scontro a due con Schlein catturerebbe i voti di Avs e parte del Pd», spiega Ghisleri.

Per la segretaria dem la questione delle primarie è particolarmente delicata anche per una ragione politica: Schlein è arrivata alla guida del Pd proprio attraverso le primarie e, secondo la sondaggista, avrebbe quindi difficoltà a respingere lo stesso metodo qualora gli alleati lo proponessero per scegliere il candidato premier.

L’incognita Silvia Salis e il rischio di una spaccatura nel Pd

Lo scenario diventerebbe ancora più complesso con l’ingresso nella competizione della sindaca di Genova Silvia Salis. In quel caso la sfida non sarebbe più semplicemente Conte-Schlein e proprio il Partito Democratico potrebbe subire le conseguenze maggiori.

Secondo Ghisleri, una candidatura Salis sarebbe in grado di intercettare una parte dell’elettorato democratico e “il Partito Democratico si spaccherebbe ulteriormente”. Per Schlein diventerebbe quindi fondamentale non soltanto decidere se accettare le primarie, ma anche definire attentamente le regole della consultazione.

Il problema è evidente: in una competizione a due la segretaria potrebbe provare a compattare il Pd contro Conte; con un terzo candidato capace di pescare proprio nell’area democratica e civica, il voto del principale partito del centrosinistra rischierebbe invece di frammentarsi.

Il difficile trasferimento dei voti tra Pd e Movimento 5 Stelle

Dietro la partita dei nomi esiste inoltre un problema più profondo, quello della compatibilità tra gli elettorati dei diversi partiti del campo largo. Ghisleri osserva come dalle rilevazioni emerga una particolare difficoltà degli elettori del Movimento 5 Stelle nel votare candidati provenienti dal Pd.

È una questione tutt’altro che secondaria. I democratici vengono collocati dalla sondaggista in un’area compresa indicativamente tra il 23 e il 25%, mentre il Movimento 5 Stelle si muoverebbe tra il 13 e il 15%. La somma teorica è consistente, ma non garantisce automaticamente che tutti quei consensi possano essere trasferiti senza dispersioni su un candidato comune.

Per questo la costruzione dell’alleanza non potrà ridursi a un’operazione aritmetica. «Si vince solo se dai qualcosa al pubblico che deve votare», sintetizza Ghisleri, richiamando implicitamente la necessità di un programma e di una proposta politica capaci di tenere insieme elettorati differenti.

Anche il centro rischia di rimanere schiacciato

L’ultima incognita riguarda l’area centrista. Con il sistema elettorale ipotizzato, Carlo Calenda dovrebbe superare la soglia del 3% per ottenere rappresentanza autonoma e, secondo Ghisleri, Azione si troverebbe attualmente soltanto poco sopra quel livello.

Per le formazioni più piccole il problema sarebbe ancora maggiore. Alcune guardano quindi alla possibilità di entrare nella coalizione di centrosinistra, ma anche in quel caso diventerebbe decisivo superare la soglia minima prevista per contribuire al risultato complessivo dell’alleanza.

A meno di un anno dalle politiche, la fotografia restituita da Ghisleri mostra dunque una partita ancora molto aperta. Meloni deve decidere quanto le convenga cercare i voti di Vannacci correndo il rischio di perdere quelli moderati; Schlein deve affrontare una possibile sfida con Conte e l’incognita Salis; i centristi devono trovare una formula che consenta loro di non essere schiacciati dalle soglie elettorali.

Più che le percentuali dei singoli partiti, a decidere il 2027 potrebbero quindi essere le alleanze, la capacità di trasferire i voti da un candidato all’altro e soprattutto la nuova legge elettorale. Ed è proprio su quest’ultimo terreno che, prima ancora della campagna elettorale, potrebbe giocarsi una parte decisiva della sfida per Palazzo Chigi.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure