
Il governo italiano prepara il confronto con Berlino sui migranti e mette sul tavolo il nodo delle ong tedesche. A settembre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi incontrerà il collega tedesco Alexander Dobrindt con l’obiettivo di legare la questione dei cosiddetti dublinanti agli sbarchi effettuati in Italia dalle navi umanitarie che battono bandiera tedesca.
La posizione del Viminale parte dal principio secondo cui sulle navi si applicano la legge e la giurisdizione dello Stato di bandiera. Per il governo italiano questo elemento dovrebbe avere conseguenze anche sul piano della gestione delle richieste di asilo: i migranti soccorsi da una nave tedesca dovrebbero essere considerati, secondo questa impostazione, di competenza della Germania.
Il piano di Piantedosi per il confronto con Berlino
Nel 2026, secondo i dati indicati da Piantedosi, circa 2.200 migranti sono stati sbarcati in Italia da ong tedesche. Il ministro vuole utilizzare questo dato nel negoziato sui trasferimenti verso l’Italia delle persone che, dopo essere arrivate sulle coste italiane, hanno raggiunto altri Paesi europei.
La proposta è quella di una sorta di compensazione: se Berlino intende trasferire nuovamente in Italia i dublinanti, Roma chiederà che nel calcolo vengano considerati anche i migranti soccorsi e portati nei porti italiani dalle organizzazioni umanitarie tedesche.
Piantedosi ritiene inoltre che la presenza delle ong possa rappresentare un «pull factor» per l’immigrazione irregolare. Proprio nelle ultime ore il Viminale ha annunciato un fermo di 45 giorni e una multa da 7.500 euro alla SeaWatch, accusata di non aver rispettato gli obblighi previsti dalla normativa durante le operazioni in mare.
La linea del ministro ha ricevuto il sostegno di Matteo Salvini. Il leader della Lega ha chiesto alla Germania di affrontare prima la questione delle navi alle quali concede la propria bandiera, contestando la possibilità che Berlino possa contemporaneamente trasferire migranti verso l’Italia.
Crescono le richieste di trasferimento verso l’Italia
Il problema dei dublinanti comincia intanto ad assumere dimensioni concrete. Negli ultimi due mesi sono arrivate 50 richieste di trasferimento, mentre i rientri effettivamente avvenuti sono stati tre. Il Viminale non ha indicato né i Paesi di provenienza delle richieste né le tempistiche previste.
La questione riguarda le persone arrivate in Italia dopo il 12 giugno, data dell’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, e successivamente passate in altri Stati europei.
Un quadro più completo arriverà con il prossimo monitoraggio della Commissione europea, previsto per il 15 ottobre. Nel precedente rapporto Bruxelles aveva chiesto all’Italia di eliminare gli ostacoli che avevano impedito i trasferimenti.
Rimane invece invariata la situazione con la Spagna. Dopo la crisi di Ceuta, non sembra destinata a essere anticipata la revoca della sospensione di Schengen: i controlli italiani nei porti e negli aeroporti resteranno in vigore fino al 31 agosto.


