
Si raffreddano nuovamente i rapporti tra Kiev e Washington proprio mentre l’Ucraina celebra il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Alle celebrazioni gli Stati Uniti sono rappresentati soltanto da due figure ormai fuori dall’amministrazione: l’ex vicepresidente Mike Pence e l’ex inviato americano a Kiev Keith Kellogg. Ancora più significativo è il passo indietro dei negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff, che hanno cancellato o rinviato la missione prevista tra Ucraina e Russia.
Il segnale arriva dopo settimane nelle quali sembrava possibile una nuova accelerazione americana sul fronte ucraino. Durante la visita di Volodymyr Zelensky negli Stati Uniti, Donald Trump aveva aperto alla possibilità per Kiev di produrre direttamente gli intercettori Patriot, una prospettiva considerata fondamentale per rafforzare la difesa delle città ucraine dai bombardamenti russi. Parallelamente, al Congresso americano si erano registrati passi avanti verso nuove e più pesanti sanzioni contro Mosca.
Trump frena sui Patriot e su Starlink
Quella prospettiva, però, si sarebbe rapidamente allontanata. Trump avrebbe infatti frenato sull’autorizzazione necessaria per consentire all’Ucraina di costruire i Patriot e avrebbe negato a Kiev anche la possibilità di sfruttare Starlink per migliorare la capacità di colpire obiettivi strategici all’interno del territorio russo.
Le ragioni della frenata restano incerte. Sullo sfondo c’è innanzitutto la guerra con l’Iran, che ha impegnato risorse militari americane e ridotto le disponibilità di intercettori Patriot. Ma pesa anche il calendario politico interno degli Stati Uniti: con le elezioni di midterm sempre più vicine, la Casa Bianca potrebbe voler evitare un ulteriore coinvolgimento internazionale poco popolare in una parte della base Maga.
Resta inoltre aperta la questione dei rapporti tra Trump e Vladimir Putin. Il presidente americano potrebbe puntare a riaprire il dialogo diretto con il leader del Cremlino dopo il bilaterale di Ferragosto ad Anchorage. Tra le ipotesi c’è un nuovo incontro a margine del vertice Apec di novembre in Cina o successivamente durante il G20 di dicembre a Miami.
Pence da Kiev: «È il momento di sostenere l’Ucraina»
A provare a spingere Washington in direzione opposta è stato Mike Pence. Da Kiev l’ex vicepresidente ha sostenuto che l’Ucraina stia resistendo grazie alla determinazione della propria popolazione e che questo sia il momento di rafforzarne il sostegno.
Secondo Pence, a Zelensky sarebbe sufficiente una quota limitata dell’arsenale americano per affrontare i bombardamenti russi attesi durante l’inverno e proteggere le infrastrutture energetiche del Paese. L’ex vicepresidente ha anche indicato nella Corea del Sud uno degli alleati in grado di contribuire con sistemi di intercettazione.
Per Kiev il problema resta soprattutto il tempo. Mancano ancora più di due mesi alle elezioni americane di metà mandato e Zelensky non può permettersi di congelare fino ad allora il dossier diplomatico. Lo stallo con Washington rischia così di rallentare anche il tentativo americano di costruire un nuovo piano di pace tra Ucraina e Russia.


