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Il mare non è mai stato così caldo: nuovo record globale, Copernicus lancia l’allarme

Pubblicato: 24/08/2026 13:28

Gli oceani della Terra non erano mai stati così caldi da quando esistono le rilevazioni utilizzate da Copernicus. Il 22 agosto la temperatura media giornaliera della superficie del mare ha raggiunto 21,1 °C, superando il precedente record di 21,09 °C registrato nel marzo 2024. La differenza numerica è minima, appena un centesimo di grado, ma il significato climatico è molto più rilevante: il nuovo massimo arriva infatti in agosto, un periodo nel quale normalmente la temperatura media globale degli oceani è inferiore rispetto ai picchi stagionali di marzo e aprile.

A confermare il primato è il Copernicus Climate Change Service (C3S), che invita a non attribuire un significato eccessivo a un singolo dato giornaliero ma sottolinea come il valore si inserisca in una tendenza ormai evidente: gli oceani continuano a riscaldarsi e il 2026 ha fatto registrare ripetutamente temperature superficiali eccezionalmente elevate.

Il nuovo record: 21,1 °C il 22 agosto

La temperatura media giornaliera globale della superficie marina, indicata con la sigla SST, ha raggiunto il 22 agosto i 21,1 °C. È il valore più elevato registrato nel dataset ERA5 di Copernicus, che risale al 1979.

Il precedente massimo assoluto era stato raggiunto nel marzo 2024 con 21,09 °C. Ancora più significativo è il confronto con il precedente record relativo al mese di agosto: nel 2023 la temperatura aveva raggiunto 20,98 °C.

Il dato del 2026 supera quindi di circa 0,12 °C il precedente massimo agostano. Su una media calcolata sulla superficie oceanica globale si tratta di una variazione climaticamente rilevante.

Perché un record ad agosto preoccupa gli scienziati

È soprattutto il momento dell’anno nel quale viene raggiunto il nuovo massimo ad attirare l’attenzione degli esperti. Le temperature superficiali medie degli oceani tendono normalmente a raggiungere i valori più elevati tra marzo e aprile, dopo l’estate nell’emisfero australe, dove si trova la maggior parte della superficie oceanica del pianeta.

Questa volta il record arriva invece in pieno agosto.

Copernicus sottolinea inoltre che il dato non rappresenta un episodio completamente isolato. Nel corso del 2026 sono stati osservati diversi massimi o valori prossimi ai record mensili nelle acque extrapolari, confermando una condizione di calore persistente su vaste porzioni degli oceani.

Copernicus: «Un oceano sottoposto a crescente stress»

«Questo record è un altro chiaro segnale di un oceano sottoposto a crescente stress», avverte Samantha Burgess, responsabile strategica per il Clima presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF).

Una parte dell’anomalia è legata a El Niño, il fenomeno naturale caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e capace di influenzare temperature e precipitazioni in molte aree del pianeta.

Ma El Niño, sottolinea Burgess, si sta sovrapponendo a una tendenza molto più lunga: «decenni di riscaldamento causato dall’uomo». In altre parole, la variabilità naturale sta aggiungendo ulteriore energia a un sistema oceanico che parte già da temperature progressivamente più elevate.

Verso un El Niño particolarmente intenso

Anche l’evoluzione dei prossimi mesi viene osservata con attenzione. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, El Niño dovrebbe intensificarsi ulteriormente, mentre le previsioni stagionali di Copernicus indicano la possibilità che il fenomeno raggiunga livelli che non si osservano da diversi decenni.

Questo non significa che ogni futura anomalia meteorologica possa essere attribuita direttamente a El Niño. Il fenomeno modifica però la distribuzione del calore tra oceano e atmosfera e può influenzare precipitazioni, siccità e temperature su scala planetaria.

La combinazione tra un El Niño molto intenso e un oceano già eccezionalmente caldo rappresenta quindi uno degli elementi che i climatologi seguiranno con maggiore attenzione nei prossimi mesi.

Triplicate le giornate di ondata di calore marina

Uno degli indicatori più impressionanti riguarda le ondate di calore marine, periodi durante i quali la temperatura dell’acqua rimane eccezionalmente elevata rispetto ai valori normali della zona e della stagione.

Secondo Copernicus, il numero globale di giornate interessate da questi fenomeni è più che triplicato rispetto all’inizio degli anni Novanta.

Le conseguenze possono essere profonde. Un’ondata di calore marina prolungata può mettere sotto pressione interi ecosistemi, favorire lo sbiancamento dei coralli, danneggiare le praterie marine e modificare la distribuzione delle specie.

Quando cambiano gli ecosistemi cambiano anche le attività umane che dipendono da essi, a partire da pesca e acquacoltura.

Più calore nell’oceano significa più energia nell’atmosfera

L’aumento delle temperature marine non riguarda soltanto ciò che avviene sotto la superficie. Gli oceani rappresentano una componente fondamentale del sistema climatico e scambiano continuamente calore e umidità con l’atmosfera.

Acque più calde possono aumentare l’evaporazione e mettere a disposizione dell’atmosfera una maggiore quantità di vapore acqueo. In presenza delle condizioni meteorologiche adatte, questa energia supplementare può contribuire ad alimentare precipitazioni molto intense e alcuni sistemi temporaleschi.

Non significa che un mare caldo produca automaticamente nubifragi o alluvioni: per lo sviluppo di eventi estremi devono combinarsi numerosi fattori atmosferici. Ma una maggiore disponibilità di calore e umidità può aumentare il potenziale energetico del sistema.

L’effetto sull’innalzamento del livello dei mari

C’è poi un processo molto più lento ma altrettanto importante. L’acqua, quando si riscalda, si espande. È la cosiddetta espansione termica e rappresenta uno dei fattori che contribuiscono all’innalzamento del livello medio globale dei mari, insieme allo scioglimento dei ghiacciai e delle grandi calotte continentali.

L’aumento del livello del mare rende progressivamente più vulnerabili le comunità costiere, le aree poste a pochi metri di quota e soprattutto le piccole nazioni insulari.

Gli effetti diventano particolarmente evidenti durante mareggiate ed eventi estremi, perché una maggiore altezza di partenza del mare permette all’acqua di penetrare più facilmente nelle aree costiere.

Un oceano più caldo può assorbire meno CO2

Esiste infine un possibile meccanismo di retroazione climatica. Gli oceani costituiscono uno dei principali serbatoi naturali di carbonio del pianeta e assorbono una parte dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera.

Ma l’acqua più calda tende a trattenere meno CO2. Se il progressivo riscaldamento riducesse l’efficienza di questo enorme assorbitore naturale, una quota maggiore dell’anidride carbonica prodotta dalle attività umane potrebbe rimanere nell’atmosfera.

È uno degli aspetti che rendono il riscaldamento oceanico particolarmente importante: il mare non è soltanto una vittima del cambiamento climatico, ma uno degli elementi che ne regolano velocità e intensità.

Un centesimo di grado che racconta una tendenza molto più grande

Preso isolatamente, il passaggio da 21,09 a 21,1 °C potrebbe sembrare quasi irrilevante. È proprio per questo che Copernicus invita a inserire i record giornalieri all’interno di una prospettiva climatica più ampia.

Il segnale significativo non è quel centesimo di grado. È la successione di temperature eccezionali registrate negli ultimi anni, l’aumento delle ondate di calore marine e soprattutto il fatto che il nuovo massimo sia arrivato in agosto, fuori dal periodo nel quale normalmente viene raggiunto il picco annuale.

Il record del 22 agosto diventa così un altro indicatore di una trasformazione che procede molto più lentamente di una singola giornata, ma coinvolge l’enorme quantità di energia immagazzinata negli oceani del pianeta. E le conseguenze di quel calore non rimangono confinate in mare.

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