
L’Etna rallenta dopo un’estate caratterizzata da una delle sequenze eruttive più articolate degli ultimi anni. Al 22 agosto non viene segnalata nuova attività eruttiva significativa, fatta eccezione per intermittenti e modeste emissioni di cenere dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est. Alle spalle rimangono però settimane durante le quali il vulcano siciliano ha alternato attività stromboliana, fontane di lava, imponenti emissioni di cenere, nuove fessure eruttive, colate nella Valle del Bove, piccoli flussi piroclastici e una sequenza sismica lungo la faglia Pernicana.
A restituire le dimensioni della fase appena trascorsa sono soprattutto due numeri: almeno nove bocche eruttive si sono aperte nell’alto settore orientale dell’Etna e, soltanto tra il 7 e il 17 agosto, sono stati emessi tra 5,6 e 7,6 milioni di metri cubi di lava. Una stima che non comprende neppure il materiale riversatosi direttamente dalla Voragine all’interno del Cratere di Nord-Est, il cui volume non può essere determinato con precisione.
Il risveglio della Voragine cominciato a giugno
La lunga estate eruttiva affonda le sue radici nel 10 giugno, quando dal pit crater formatosi alla fine del 2025 all’interno della Voragine cominciano a essere osservate piccole emissioni di cenere. Dal 12 giugno compare sporadicamente materiale incandescente e quattro giorni più tardi l’attività evolve in una fase stromboliana più intensa.
Il 21 giugno sul versante orientale del cono della Voragine si sviluppa un sistema di fratture, accompagnato da un collasso all’interno del pit crater. Due giorni dopo riprende l’attività stromboliana e le fratture continuano a propagarsi verso est-nordest. È il preludio alla prima vera emissione lavica della nuova fase eruttiva.
Il 26 giugno la prima colata
Intorno a mezzogiorno del 26 giugno, a circa 3.030 metri di quota, si apre la strada alla prima colata diretta verso est. Nei giorni successivi il campo lavico si espande attraverso flussi in parte sovrapposti, raggiungendo una lunghezza di circa 1,2 chilometri e un volume stimato in 260mila metri cubi.
Contemporaneamente prosegue l’attività stromboliana del pit crater, che raggiunge la massima intensità nella notte tra il 2 e il 3 luglio. Compare anche una seconda piccola colata a circa 3.200 metri di quota. Dal 3 luglio l’attività effusiva comincia progressivamente a diminuire fino ad arrestarsi nella serata successiva.
Le fontane di lava del 5 luglio
La tregua dura pochissimo. La mattina del 5 luglio una forte emissione di cenere precede l’apertura di una nuova fessura eruttiva che si estende dalla sommità della Voragine verso il margine meridionale del Cratere di Nord-Est.
Da diverse bocche si sviluppano fontane di lava e abbondanti emissioni di cenere, mentre dalla parte settentrionale della fessura una colata precipita direttamente all’interno del Cratere di Nord-Est, scomparendo nel condotto aperto. L’episodio si conclude il 7 luglio, ma il sistema rimane attivo: dal 19 luglio vengono osservate anche sporadiche emissioni di cenere dalla Bocca Nuova.
Il 30 luglio la cenere raggiunge i sette chilometri
Una seconda importante fase prende il via nelle prime ore del 30 luglio. L’attività stromboliana riparte dalla Voragine e aumenta rapidamente d’intensità. Poco dopo le 9 cresce anche la quantità di cenere nella colonna eruttiva, che arriva fino a sette chilometri sopra il livello del mare.
In serata l’attività esplosiva torna a intensificarsi e la colonna raggiunge nuovamente la stessa altezza. Alle 20.49 si apre inoltre una nuova fessura a circa 2.700 metri nell’alta Valle del Leone. La lava scende verso est e la mattina successiva raggiunge Monte Simone. Prima di arrestarsi, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto, la colata percorre 2,9 chilometri e produce circa 500mila metri cubi di lava.
Agosto, la fase più complessa dell’eruzione
È però dal 6 agosto che l’attività assume caratteristiche ancora più articolate. Alla Voragine ricominciano le esplosioni stromboliane e si forma un nuovo flusso diretto verso il Cratere di Nord-Est. Durante la serata compaiono vere e proprie fontane di lava.
Tra la notte e la mattina del 7 agosto si aprono tre nuove bocche effusive a quote differenti. Da quella situata a circa 2.750 metri parte una colata che attraversa rapidamente la Valle del Leone, raggiunge Monte Simone e continua ad avanzare sul fondo della valle
L’attività esplosiva prosegue, con intensità variabile, fino alla mattina del 15 agosto. Le grandi quantità di cenere emesse vengono trasportate dai venti verso il settore meridionale del vulcano, provocando pesanti ripercussioni sull’aeroporto di Catania, con voli cancellati o dirottati verso altri scali.
Monte Rittmann, frane e piccoli flussi piroclastici
Uno dei fenomeni più significativi si verifica l’8 agosto, quando una nuova bocca si apre a circa 2.360 metri nei pressi di Monte Rittmann. La zona è caratterizzata da un pendio particolarmente ripido e instabile e l’apertura provoca il franamento di una parte del cono.
Il materiale della frana si mescola alla lava appena emessa generando una serie di piccoli flussi piroclastici, osservati direttamente dal personale dell’INGV-Osservatorio Etneo e documentati anche attraverso droni. La bocca continua successivamente ad alimentare colate verso l’alta Valle del Bove.
La lava scende fino a quota 1.340 metri
L’espansione del campo lavico prosegue con l’apertura di altre due bocche tra il 10 e l’11 agosto, rispettivamente a 1.900 e 2.090 metri di quota. Le nuove sorgenti alimentano un complesso sistema di colate che continua a svilupparsi verso valle.
Il 13 agosto i fronti più avanzati raggiungono circa 1.340 metri, circondano il costone di Rocca Capra e bruciano o ricoprono arbusti di ginestra e pini. Nei giorni successivi alcune delle bocche poste più in alto cessano progressivamente l’attività e la parte ancora attiva del campo lavico comincia a ritirarsi verso monte.
Il terremoto di magnitudo 3.9 sulla faglia Pernicana
Alla fase vulcanica si accompagna anche una significativa attività sismica. La mattina del 15 agosto, mentre termina l’attività esplosiva della Voragine, nella zona di Piano Pernicana viene registrata una sequenza di terremoti molto superficiali.
La scossa principale raggiunge una magnitudo locale ML 3.9 ed è seguita da altri dieci eventi di intensità inferiore. La faglia Pernicana è particolarmente importante perché rappresenta la più attiva tra quelle che attraversano i fianchi dell’Etna e delimita a nord il settore dell’edificio vulcanico interessato da movimenti verso il Mar Ionio.
Il vulcano riparte il 16 agosto
Anche questa volta la pausa è breve. Nel pomeriggio del 16 agosto il tremore vulcanico aumenta rapidamente e segnala una nuova ripresa dell’attività esplosiva alla Voragine. Si sviluppa una nube di cenere verso sud-est e ricompare il flusso di lava diretto verso il Cratere di Nord-Est.
Contemporaneamente aumenta l’emissione dalla bocca posta a quota 1.900 metri e durante la notte un ampio fronte lavico avanza verso la parte inferiore della Valle del Bove. Il 19 agosto arriva fino a circa 1.315 metri di quota.
Il 17 agosto torna brevemente in attività anche Monte Rittmann, producendo nuove frane o piccoli flussi piroclastici. Nello stesso giorno viene osservata l’apertura di un nuovo pit crater a circa 3.000 metri di quota, sul fianco nord-orientale del Cratere di Nord-Est.
L’ultima bocca e lo stop delle colate
Nelle prime ore del 18 agosto si apre un’ulteriore bocca effusiva a circa 3.100 metri sul fianco nord-orientale del Cratere di Nord-Est. Il piccolo flusso prodotto si esaurisce nell’arco di poche ore, mentre continua ancora l’attività della sorgente posta a 1.900 metri.
È soltanto il 21 agosto che anche quest’ultima emissione si arresta e i fronti lavici smettono di avanzare. Il giorno successivo il vulcano appare in una fase di relativa quiete, con soltanto modeste e intermittenti emissioni di cenere dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est.
Nove bocche e fino a 7,6 milioni di metri cubi di lava
Il bilancio restituisce così la dimensione di un’estate eccezionalmente dinamica per il vulcano siciliano. Almeno nove bocche eruttive, fontane di lava, attività stromboliana, colonne di cenere alte fino a sette chilometri, frane, piccoli flussi piroclastici, nuovi crateri di sprofondamento e una significativa sequenza sismica hanno scandito poco più di due mesi di attività.
Particolarmente impressionante è la quantità di materiale emesso. Le osservazioni sul terreno e i dati satellitari hanno permesso all’INGV di stimare tra 5,6 e 7,6 milioni di metri cubi di lava soltanto nel periodo compreso tra il 7 e il 17 agosto. E il dato reale è superiore, perché non è possibile calcolare la quantità riversatasi dalla Voragine direttamente all’interno del Cratere di Nord-Est.
Per il momento l’Etna sembra dunque essersi fermato. È una tregua, non una conclusione che possa essere considerata definitiva: il vulcano rimane costantemente monitorato dall’INGV-Osservatorio Etneo e la complessa sequenza dell’estate 2026 ha mostrato quanto rapidamente il quadro possa cambiare.


