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Putin prepara l’escalation per piegare l’Ucraina: «Pronto a usare le armi più potenti»

Pubblicato: 27/08/2026 07:10

Vladimir Putin starebbe valutando una nuova e durissima escalation militare contro l’Ucraina, fino all’ipotesi estrema dell’impiego di armi nucleari tattiche. È lo scenario attribuito a fonti vicine al Cremlino e riportato da Bloomberg, mentre cresce l’attenzione sul viaggio a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe.

Secondo le indiscrezioni, il leader russo sarebbe sempre più frustrato dall’andamento del conflitto. L’avanzata delle forze di Mosca avrebbe perso slancio, mentre Kiev continua a colpire in profondità il territorio russo con i droni, prendendo di mira basi logistiche e infrastrutture energetiche. Anche il fronte diplomatico appare bloccato, dopo il fallimento degli ultimi tentativi di costruire una nuova cornice negoziale.

L’ipotesi dei missili più potenti e dell’atomica tattica

La risposta del Cremlino potrebbe essere un aumento significativo della pressione militare. Mosca starebbe valutando l’impiego dei suoi missili balistici più potenti contro le principali città ucraine, con l’obiettivo di colpire soprattutto la rete energetica e le infrastrutture strategiche prima dell’arrivo dell’inverno.

Nello scenario più grave entrerebbero anche le armi nucleari tattiche, ordigni dalla potenza e dal raggio d’azione più limitati rispetto alle testate strategiche, ma comunque capaci di aprire una fase completamente nuova della guerra. L’obiettivo sarebbe costringere il governo di Volodymyr Zelensky a cedere attraverso un salto di qualità nella pressione militare e psicologica.

A rendere ancora più delicato il quadro c’è il nodo della difesa aerea ucraina. Donald Trump aveva inizialmente aperto alla possibilità di consentire a Kiev di rafforzare la propria disponibilità di sistemi Patriot, salvo poi assumere una posizione più prudente. Una scelta che, secondo questa ricostruzione, potrebbe aver contribuito a modificare i calcoli del Cremlino.

La missione della Cia a Mosca e le smentite di Trump

In questo contesto acquista un significato particolare la visita nella capitale russa di John Ratcliffe, capo della Cia. Una delle ipotesi è che Washington abbia voluto far arrivare direttamente a Mosca un avvertimento contro qualsiasi ulteriore escalation, compresa l’eventualità di azioni contro Paesi appartenenti alla Nato.

Uno scenario che ricorderebbe quanto avvenuto alla fine del 2021, quando l’allora direttore della Cia William Burns raggiunse Mosca per mettere in guardia il Cremlino sui rischi di un’invasione dell’Ucraina. Pochi mesi dopo, però, Putin ordinò comunque l’attacco.

Trump ha ridimensionato pubblicamente il significato della missione, definendola un’attività quasi ordinaria e ribadendo che l’obiettivo degli Stati Uniti resta quello di arrivare alla fine della guerra. Il presidente americano ha inoltre negato che Ratcliffe sia stato inviato per discutere direttamente di possibili attacchi russi contro Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha escluso un incontro tra Putin e Ratcliffe, confermando soltanto colloqui tra il direttore della Cia e i vertici dei servizi di sicurezza russi. Resta quindi aperta la domanda centrale: se dietro la missione americana ci sia davvero il timore di una nuova offensiva russa capace di portare la guerra verso una fase ancora più pericolosa.

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