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Perché l’Afd domina nell’Est: il passato della Ddr spiega una Germania ancora divisa

Pubblicato: 07/09/2026 16:28

Il successo dell’Afd nella Germania orientale non nasce soltanto dalla crisi economica, dalla paura dell’immigrazione o dalla protesta contro le élite di Berlino. Dietro la forza sempre maggiore di Alternative für Deutschland nei territori dell’ex Ddr c’è anche una frattura storica mai completamente ricomposta: il modo profondamente diverso con cui Germania Est e Germania Ovest hanno affrontato l’eredità del nazismo dopo il 1945.

Le elezioni in Sassonia-Anhalt hanno riportato questa differenza al centro del dibattito. Già alle politiche del 2025 l’Afd aveva raccolto il 20,8% su scala nazionale, superando però largamente il 30% nei Länder orientali: 38,6% in Turingia, 37,3% in Sassonia e 37,1% in Sassonia-Anhalt. Numeri che confermano una tendenza emersa anche nelle precedenti elezioni regionali e che mostrano come, nell’Est, il partito non possa più essere considerato soltanto una formazione di protesta.

Due Germanie e due modi di affrontare il nazismo

Nella Germania occidentale il confronto con il passato nazista è stato lungo e spesso traumatico. La Repubblica Federale Tedesca ha costruito progressivamente una parte della propria identità democratica sull’assunzione di responsabilità per i crimini del Terzo Reich. Scuola, istituzioni e dibattito pubblico hanno contribuito nel corso dei decenni a rendere la memoria del nazismo uno degli elementi centrali della cultura politica tedesca.

Nella Ddr comunista, invece, prevalse una lettura completamente differente. La Germania Est si presentava come Stato antifascista per definizione e interpretava il nazismo attraverso la dottrina marxista, considerandolo il prodotto estremo del capitalismo. La responsabilità storica veniva così attribuita soprattutto alla Germania occidentale, mentre il nuovo Stato socialista si considerava politicamente e moralmente estraneo a quella eredità.

Secondo lo storico Ilko-Sascha Kowalczuk, autore di Shock da libertà. La Germania, l’Est e l’ascesa dell’estremismo, questa impostazione avrebbe impedito una vera elaborazione collettiva del passato. Nell’Est non si sviluppò con la stessa profondità quel processo di confronto con le responsabilità individuali e familiari che segnò invece la società occidentale. Il risultato, secondo questa interpretazione, è una diversa sensibilità nei confronti delle retoriche nazionaliste e radicali.

Il cosiddetto cordone sanitario culturale contro l’estrema destra, quindi, avrebbe radici meno profonde in alcune aree dell’ex Germania comunista. Non significa naturalmente che il voto all’Afd possa essere ricondotto direttamente al nazismo, ma che il rapporto con la memoria storica tedesca è stato costruito in maniera diversa nei due blocchi separati dal Muro di Berlino.

Economia, riunificazione e sentimento di marginalizzazione

La storia, però, rappresenta soltanto una parte della spiegazione. Dopo la riunificazione tedesca, molte regioni orientali hanno vissuto trasformazioni economiche e sociali durissime. Salari inferiori rispetto all’Ovest, perdita di popolazione, trasferimento dei giovani verso le aree economicamente più forti e una presenza limitata delle grandi imprese hanno alimentato negli anni la percezione di una Germania ancora divisa.

Una parte degli abitanti dell’Est continua inoltre a sentirsi culturalmente marginalizzata, quasi appartenesse a una Germania di secondo livello rispetto alle élite politiche ed economiche occidentali. È proprio dentro questa frustrazione che l’Afd ha costruito una parte decisiva della propria crescita, presentandosi come il partito capace di difendere gli interessi della Germania orientale contro Berlino, contro le politiche sull’immigrazione e contro una transizione ecologica percepita da molti come imposta dall’alto.

Il successo di Alice Weidel, Tino Chrupalla e dei dirigenti regionali dell’Afd nasce quindi dall’incrocio tra diversi fattori: disagio economico, sfiducia nelle istituzioni, rivendicazione identitaria e una memoria storica diversa da quella sviluppata nell’Ovest. Una combinazione che continua a rendere politicamente visibile quello che, più di trent’anni dopo la caduta del Muro, resta una sorta di confine invisibile dentro la Germania.

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