
La corsa verso le prossime elezioni resta aperta e i numeri dell’ultima rilevazione restituiscono un quadro nel quale gli equilibri politici appaiono tutt’altro che definiti. Le distanze tra i principali schieramenti si sono ridotte e, mentre alcune forze del centrodestra arretrano, l’opposizione mantiene una posizione complessivamente competitiva.
A rendere ancora più incerto lo scenario è soprattutto il peso delle forze che non si collocano stabilmente all’interno delle due principali coalizioni. Tra queste spicca Roberto Vannacci, che registra una nuova crescita e porta il suo movimento a una percentuale tale da poter incidere significativamente sui futuri equilibri. I numeri fotografati dai sondaggi politici Swg per il Tg La7 mostrano dunque un quadro nel quale pochi punti percentuali potrebbero fare la differenza.
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Fratelli d’Italia resta primo partito ma perde terreno
Fratelli d’Italia si conferma la prima forza politica con il 26,8%, mantenendo invariato il dato rispetto alla settimana precedente. Il risultato resta nettamente superiore a quello degli altri singoli partiti, ma evidenzia anche la distanza rispetto alle percentuali superiori al 30% che il partito di Giorgia Meloni aveva raggiunto in diverse rilevazioni degli ultimi anni.
Il risultato di Fratelli d’Italia assume un peso particolare all’interno della coalizione. Le prospettive del centrodestra alle prossime elezioni dipendono infatti in larga misura dalla capacità del partito della presidente del Consiglio di conservare la propria posizione di forza.
Gli alleati, invece, attraversano una fase più complicata. Forza Italia scende al 6,9%, perdendo due decimi e venendo superata da Futuro nazionale. Ancora più indietro si trova la Lega, accreditata del 5,7%.
Nel partito di Matteo Salvini rimangono le tensioni interne in vista dell’appuntamento di Pontida, fissato per il 20 settembre. Da una parte ci sono i salviniani, dall’altra la componente che vorrebbe riportare il partito verso una maggiore centralità delle istanze del Nord e prendere le distanze dall’estrema destra.
Chiude il quadro della coalizione Noi moderati, all’1%, in calo di un decimo.
Nel complesso, il centrodestra raggiunge il 40,4%. Un dato che rende particolarmente delicata la discussione sulla futura legge elettorale e sull’eventuale soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, che potrebbe essere ridotta dal 42% al 41%.

Vannacci cresce e può cambiare gli equilibri
Il dato più significativo al di fuori dei principali schieramenti riguarda Roberto Vannacci. Futuro nazionale sale al 7,7%, guadagnando due decimi rispetto alla precedente rilevazione.
Il risultato attribuisce al movimento un peso considerevole nello scenario politico. Una parte dei consensi arriverebbe da elettori delusi dalla destra, mentre un’altra componente sarebbe rappresentata da persone che in passato hanno scelto l’astensione come forma di protesta nei confronti del sistema politico.
La questione centrale riguarda ora l’eventuale collocazione di Vannacci. Un’alleanza con il centrodestra potrebbe rafforzare numericamente la coalizione, ma allo stesso tempo rischierebbe di modificare gli equilibri interni. Il generale potrebbe infatti perdere una parte dei consensi personali, ottenendo però un ruolo più importante all’interno dello schieramento e contribuendo a spostarne ulteriormente verso destra l’asse politico.
Il centrosinistra resta vicino alla maggioranza
Sul fronte opposto, il Partito democratico si attesta al 20,6%, con una flessione di un decimo. Il dato si inserisce in una fase di leggero arretramento che, secondo la rilevazione, prosegue da alcuni mesi.
Il Pd guidato da Elly Schlein torna così nella fascia compresa tra il 19% e il 21%, valori che caratterizzavano i sondaggi del partito nel 2023 e nel 2024, prima della crescita registrata alle elezioni europee.
Anche il Movimento 5 stelle arretra, scendendo al 12,5%, con una perdita di due decimi. Cresce invece di un decimo Alleanza Verdi-Sinistra, che raggiunge il 6,8%.
Sommando queste tre forze, il principale blocco dell’opposizione arriva al 39,9%. La distanza dal centrodestra, fermo al 40,4%, è quindi di appena mezzo punto percentuale.
Il confronto tra le due aree evidenzia quanto sia ristretto il margine che separa gli schieramenti. Naturalmente, la semplice somma delle percentuali non coincide automaticamente con il risultato che le coalizioni potrebbero ottenere alle urne, ma fotografa la sostanziale vicinanza tra i due blocchi.

Il campo largo e le forze fuori dalle coalizioni
A completare il quadro ci sono le altre forze politiche. Italia viva di Matteo Renzi sale al 2,5%, guadagnando un decimo, mentre +Europa raggiunge l’1,4%, anche in questo caso con un incremento di un decimo.
Considerando tutte le forze che potrebbero essere ricondotte al cosiddetto campo largo, la somma arriverebbe al 43,8%. Un dato che, però, non può essere interpretato come un risultato elettorale già acquisito, perché la costruzione di un’alleanza e la distribuzione dei consensi dipendono da dinamiche politiche che non possono essere ricavate dalla sola somma dei singoli partiti.
Restano infine le forze che scelgono di non collocarsi nei principali schieramenti. Oltre a Futuro nazionale, il cui 7,7% rappresenta il dato più rilevante, c’è Azione di Carlo Calenda, stabile al 3,2%. Sud chiama Nord raggiunge invece l’1%, guadagnando un decimo.
I numeri della rilevazione restituiscono così un quadro estremamente equilibrato. Centrodestra e centrosinistra sono separati da una distanza minima e, in questo scenario, il peso delle forze esterne alle coalizioni potrebbe diventare determinante. Tra queste, il risultato di Vannacci rappresenta uno degli elementi destinati a incidere maggiormente sui futuri equilibri.


