Vai al contenuto

“L’ha fatto davvero”. Meloni, follia sul suo fascicolo Inps. Gravissimo

Pubblicato: 14/09/2026 13:51

Tre consultazioni dello stesso fascicolo nell’arco di una sola giornata e nessuna, secondo l’accusa, riconducibile alle esigenze dell’attività lavorativa. È questo il punto centrale del procedimento che coinvolge una dipendente dell’Inps, accusata di aver utilizzato le proprie credenziali professionali per accedere alle informazioni personali di Giorgia Meloni. Una vicenda che ha portato la Procura di Roma a chiedere il rinvio a giudizio della donna per accesso abusivo a un sistema informatico.

Gli accessi contestati risalgono al 7 febbraio 2025. In quella data la dipendente avrebbe utilizzato le autorizzazioni legate al proprio incarico per effettuare tre ricerche nelle banche dati dell’Istituto. Al centro delle consultazioni ci sarebbero state informazioni anagrafiche e previdenziali della presidente del Consiglio. A far emergere l’anomalia sarebbero stati gli stessi sistemi di controllo interni dell’Inps, dai quali sarebbe poi partita la segnalazione che ha portato la vicenda all’attenzione della magistratura.
Leggi anche: Atreju, Meloni travolge la sinistra: niente freni su Schlein e Prodi, poi ribatte: “Mi insultano e devo stare zitta?”

Le tre consultazioni nelle banche dati

Secondo quanto riportato da Repubblica, la donna lavorava presso il Coordinamento generale medico legale dell’Inps. Proprio le credenziali a sua disposizione per ragioni professionali sarebbero state utilizzate, secondo la ricostruzione accusatoria, per finalità estranee alle mansioni svolte.

Due delle tre consultazioni avrebbero interessato Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps. Attraverso questa banca dati è possibile accedere a diverse informazioni personali, tra cui codice fiscale, data e luogo di nascita e residenza.

La terza ricerca avrebbe invece riguardato l’estratto contributivo di Giorgia Meloni. Si tratta di una sezione nella quale sono contenuti elementi relativi alla storia previdenziale di una persona, dai periodi di contribuzione alla tipologia dei versamenti, fino alle attività lavorative che li hanno determinati.

Il nodo dell’inchiesta non riguarda dunque soltanto l’accesso alle banche dati, ma soprattutto la presunta assenza di una motivazione professionale che potesse giustificare quelle consultazioni. Secondo l’accusa, le autorizzazioni concesse alla dipendente in ragione del suo incarico sarebbero state utilizzate per uno scopo diverso da quello previsto.

Il caso scoperto dai controlli interni

La vicenda sarebbe emersa grazie ai controlli interni dell’Inps. Alla fine di dicembre l’Istituto avrebbe trasmesso una prima segnalazione, dando successivamente avvio a verifiche sulla gestione e sulla protezione dei dati.

Gli accertamenti hanno quindi portato il caso davanti alla Procura di Roma, che ha ricostruito le modalità degli accessi effettuati il 7 febbraio 2025, le banche dati consultate e le informazioni alle quali la dipendente avrebbe avuto accesso.

La donna è stata interrogata il 17 aprile. Successivamente, il 23 giugno, dopo la conclusione delle indagini, il pubblico ministero Alessandra D’Amore ha chiesto il rinvio a giudizio. Sarà quindi il procedimento giudiziario a stabilire gli eventuali profili di responsabilità contestati alla dipendente.

Il mistero sul motivo delle ricerche

Rimane però un interrogativo centrale: perché la dipendente dell’Inps cercava i dati di Giorgia Meloni?

Gli investigatori avrebbero ricostruito le operazioni compiute, individuando gli accessi e le informazioni consultate, ma non sarebbe emersa una spiegazione sul motivo che avrebbe spinto la donna a effettuare quelle ricerche.

La dipendente, secondo quanto riportato, non avrebbe fornito agli inquirenti chiarimenti sul possibile movente delle consultazioni. È quindi proprio la finalità delle operazioni a rappresentare uno degli aspetti ancora da chiarire della vicenda.

Il procedimento nasce infatti dalla contestazione dell’utilizzo di un sistema informatico al quale la donna poteva accedere per ragioni legate al proprio lavoro, ma che sarebbe stato utilizzato, secondo l’accusa, per consultare dati personali della presidente del Consiglio senza una motivazione connessa al servizio.

Giorgia Meloni e Inps indicate come persone offese

Nel procedimento sono indicate due persone offese: Giorgia Meloni e lo stesso Inps. La presidente del Consiglio viene indicata in relazione alla consultazione delle proprie informazioni personali, mentre l’Istituto è coinvolto in quanto titolare dei sistemi informatici attraverso i quali sarebbero stati effettuati gli accessi contestati.

La Procura di Roma, dopo gli accertamenti e l’interrogatorio della dipendente, ha quindi chiesto che la donna venga processata per accesso abusivo a un sistema informatico. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta ora il passaggio successivo di una vicenda nata dai controlli sulle banche dati dell’Istituto e ancora priva, sul piano dell’accusa, di una risposta definitiva alla domanda più delicata: quale fosse la ragione per cui, il 7 febbraio 2025, qualcuno decise di consultare per tre volte le informazioni personali e previdenziali di Giorgia Meloni.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure