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“Hai paura!”. Renzi attacca Meloni in Senato: tensione alle stelle

Pubblicato: 15/09/2026 11:59

È il giorno del voto finale sulla legge elettorale al Senato. Il testo è ormai definito e l’Aula è chiamata a esprimersi nella mattinata di oggi, 15 settembre, prima del passaggio successivo alla Camera, dove sarà necessaria una nuova conferma. La discussione si chiude così dopo un confronto segnato da posizioni contrapposte, con la maggioranza compatta nella difesa della riforma e le opposizioni pronte a contestarne contenuti e conseguenze politiche.

Nelle battute conclusive del dibattito il confronto si sposta inevitabilmente anche sul terreno politico. Le modifiche introdotte durante l’esame del provvedimento, il tema delle preferenze e quello dei capilista bloccati diventano il centro dello scontro. Da una parte la maggioranza rivendica il risultato raggiunto, dall’altra le opposizioni accusano il governo di aver costruito la riforma sulla prospettiva di una futura vittoria elettorale.
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Renzi attacca Meloni sulla legge elettorale

Tra i primi a intervenire è Matteo Renzi, che concentra il proprio intervento sulle modifiche introdotte rispetto al testo passato alla Camera e sul tema delle preferenze. Il leader di Italia Viva riconosce alla maggioranza di averle parzialmente introdotte, ma contesta il modo in cui il risultato viene oggi rivendicato.

«Se dio vuole abbiamo riscoperto il bipolarismo, tra Camera e Senato. Per la prima volta avete cambiato una norma passata alla Camera, avete introdotto le preferenze. Vi riconosciamo che sono state parzialmente introdotte, ve ne do atto. Questo stesso risultato politico, però, era stato proposto anni fa e nel 2016 la giovane deputata Giorgia Meloni sosteneva in televisione che con capolista bloccato più le preferenze si facesse un danno enorme, oggi presenta questo come un grande risultato».

Il confronto si sposta quindi direttamente sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Renzi contesta la scelta di non sostenere fino in fondo l’introduzione delle preferenze e interpreta quella posizione come una conseguenza dei rapporti interni alla maggioranza.

Meloni, aggiunge Renzi, «non ha votato le preferenze perché ha avuto paura e avere paura di Salvini e Tajani è una cosa inedita, non per lei ma per il genere umano».

Nel suo intervento Renzi lega poi la discussione sulla legge elettorale alla situazione politica più generale e alle promesse fatte durante la campagna elettorale. «Al netto delle nostre tecnicalità, oggi, c’è la famiglia che porta il 15 settembre e non dà la colpa agli Houthi ma si ricorda chi aveva detto che avrebbe tolto le accise, la politica che decide».

La conclusione dell’attacco è direttamente rivolta alla maggioranza e alle ragioni che, secondo Renzi, avrebbero portato alla riforma: «Questa legge è nata perché avete paura di perdere e perderete».

La maggioranza difende il testo

Di fronte alle critiche delle opposizioni, la maggioranza mantiene una posizione compatta a sostegno della riforma elettorale. La difesa del testo arriva da tutti i partiti che sostengono il governo, con la Lega che sottolinea anche la prospettiva politica legata all’approvazione della legge e alla successiva competizione elettorale.

Secondo il Carroccio, l’approvazione del provvedimento e la conseguente vittoria alle elezioni porterebbero, nella prossima legislatura, Matteo Salvini nuovamente al Viminale.

Anche Forza Italia interviene nel dibattito per difendere il testo e rispondere alle contestazioni delle opposizioni. A prendere la parola per gli azzurri è Roberto Rosso, protagonista della mediazione sul provvedimento con il ruolo di sherpa del partito.

La sua replica parte dall’accusa rivolta alla sinistra di aver interrotto ogni possibilità di confronto: «La sinistra si è ritirata da ogni confronto, c’è stata una curiosa amnesia collettiva dell’opposizione».

Rosso contesta quindi le critiche mosse oggi contro il sistema previsto dalla nuova legge elettorale, ricordando le posizioni assunte in passato dagli stessi partiti che ora si oppongono al provvedimento.

«Coloro che oggi criticano questo sistema, hanno votato l’Italicum, chi oggi chiede le preferenze aveva indicato le stesse come un viatico delle clientele».

Il rappresentante di Forza Italia interviene anche sul tema dei capilista bloccati, respingendo l’accusa secondo cui la loro presenza nel sistema elettorale rappresenterebbe una novità problematica introdotta dalla maggioranza.

«Chi oggi denuncia i capilista bloccati non hanno avuto nessuna remora ad utilizzare il listino bloccato, ad esempio in Toscana».

La parte conclusiva dell’intervento di Rosso amplia ulteriormente il confronto, fino al tema delle libertà democratiche. L’esponente di Forza Italia replica a chi parla di una possibile deriva antidemocratica collegando la questione anche alla situazione internazionale.

«Si evoca la deriva antidemocratica, ma si mostra molto meno zelo quando le libertà non ci sono, come in Ucraina».

Il voto conclusivo del Senato arriva dunque al termine di una discussione nella quale la legge elettorale è diventata anche il terreno di uno scontro più ampio tra maggioranza e opposizioni. Il testo, chiuso a Palazzo Madama, dovrà ora affrontare il successivo passaggio alla Camera, mentre le forze contrarie alla riforma annunciano battaglia e la maggioranza ne rivendica il valore politico in vista della prossima legislatura.

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