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“Lì in acqua, nudo”. La fuga dai domiciliari, poi l’orrore in Italia: trovato così

Pubblicato: 02/10/2026 16:02

Era scomparso da casa mentre si trovava agli arresti domiciliari e per cinque giorni non si erano avute sue notizie. Poi il ritrovamento, a dir poco insolito: l’uomo, oggi trentenne, è stato individuato nudo in mare, a circa due chilometri dalla costa di Ostia. Una vicenda dai contorni singolari che risale al luglio 2022 e che ora è tornata al centro di un procedimento giudiziario davanti al Tribunale di Viterbo.

All’epoca dei fatti aveva 26 anni, era originario di Vetralla, nel Viterbese, e si trovava ai domiciliari in relazione a un precedente reato. Il 28 giugno 2022, però, aveva lasciato l’abitazione nonostante il provvedimento che gli imponeva di rimanere in casa, facendo perdere le proprie tracce. Quando i carabinieri si erano presentati per un controllo, infatti, non lo avevano trovato.

Da quel momento erano scattate le ricerche, che avevano portato gli investigatori a estendere gli accertamenti anche fuori dal Viterbese. Secondo quanto ricostruito durante l’udienza attraverso le testimonianze di un carabiniere e del padre dell’uomo, il 26enne si sarebbe allontanato dalla zona di Vetralla dirigendosi verso il litorale a sud di Roma, fino ad arrivare a Ostia.

La svolta era arrivata dopo alcuni giorni, quando due amici a bordo di una barca lo avevano individuato in acqua. L’uomo si trovava a circa due chilometri dalla costa ed era completamente nudo. I due, dopo essersi accorti della sua presenza, gli avevano lanciato un salvagente per permettergli di rimanere a galla e avevano contemporaneamente avvertito la Capitaneria di porto.

La notizia del ritrovamento aveva lasciato incredulo anche il padre, oggi 62enne. Quando dalla Guardia costiera lo avevano contattato per comunicargli che il figlio era stato individuato in mare al largo di Ostia, l’uomo aveva inizialmente faticato a credere a quanto stava ascoltando. La buona notizia era però che il figlio, nonostante la situazione, era in condizioni tali da poter essere soccorso.

Dopo essere stato messo in sicurezza sulla barca, il giovane era stato accompagnato in ospedale, dove era arrivato in codice giallo. Ai sanitari e a chi gli aveva chiesto come fosse arrivato fino a Ostia e perché si trovasse in mare avrebbe risposto di non ricordare quanto accaduto. Le sue condizioni non erano comunque risultate gravi.

La vicenda è ora tornata in aula per stabilire le conseguenze sul piano giudiziario. Durante l’udienza sono stati ascoltati il carabiniere che aveva effettuato il controllo e si era accorto dell’assenza dell’uomo e il padre, chiamato a ricostruire le circostanze del ritrovamento. La difesa sostiene inoltre che l’uomo sia una persona fragile e contesta la possibilità di una nuova condanna per fatti che, secondo la tesi difensiva, sarebbero già stati oggetto di giudizio.

Il punto centrale della questione riguarda infatti la precedente condanna. Il Tribunale di Roma lo ha già condannato a dieci anni per il reato alla base del provvedimento che aveva portato agli arresti domiciliari. La difesa sostiene quindi che non possa essere giudicato due volte per la stessa vicenda, mentre l’attuale procedimento riguarda specificamente l’ipotesi di evasione dagli arresti domiciliari.

Oggi l’uomo, che nel frattempo ha compiuto 30 anni, si trova nel carcere di Terni. Sarà ora il Tribunale di Viterbo a dover valutare la contestazione di evasione e a stabilire le eventuali conseguenze penali della fuga dai domiciliari. Una storia cominciata con un allontanamento dal Viterbese e terminata, cinque giorni dopo, con un ritrovamento decisamente fuori dall’ordinario nelle acque di Ostia.

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