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“La morte di mio padre…”. La rabbia e il dolore di Marina Berlusconi

Pubblicato: 02/10/2026 18:25

Marina Berlusconi interviene sul processo contro Salvatore Baiardo in corso a Firenze e replica alle dichiarazioni del boss Giuseppe Graviano. In una lettera pubblicata da Il Giornale, la presidente di Fininvest critica duramente il modo in cui, a suo giudizio, le dichiarazioni rese nel procedimento stanno riportando al centro della discussione le accuse rivolte negli anni a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.

Per Marina Berlusconi, il procedimento avrebbe finito per trasformarsi in qualcosa di diverso dal processo a Baiardo. Nella sua ricostruzione, il vero tema sarebbe infatti il ritorno di accuse già emerse in passato nei confronti del padre e di Dell’Utri. La figlia dell’ex presidente del Consiglio contesta in particolare che le dichiarazioni di Giuseppe Graviano possano essere considerate senza, a suo giudizio, riscontri sufficienti.

Il punto centrale della lettera riguarda proprio le affermazioni del boss mafioso su presunti incontri e capitali all’origine di Fininvest. Marina Berlusconi sostiene che, nel corso dei decenni, indagini, documenti e verifiche non avrebbero trovato prove a sostegno di queste ricostruzioni. La sua posizione è quindi che quelle accuse siano state già esaminate e che non esistano elementi concreti in grado di confermarle.

Da qui nasce la critica più ampia al sistema della giustizia. Secondo Marina Berlusconi, il caso di Firenze dimostrerebbe come vicende già affrontate possano tornare ciclicamente al centro dell’attenzione, alimentando nuovi procedimenti e nuove discussioni. Nella lettera definisce questa dinamica un «eterno ritorno al punto di partenza», sostenendo che quanto già accertato dovrebbe avere un peso maggiore nelle successive valutazioni.

La presidente di Fininvest collega poi il tema della giustizia a quello della sicurezza. A suo giudizio, le due questioni non possono essere considerate separatamente: una giustizia che funziona male avrebbe infatti conseguenze anche sulla capacità dello Stato di contrastare la criminalità. Il ragionamento parte dalla necessità di garantire risorse e strumenti alle forze impegnate contro i reati, evitando però, sostiene, che energie e denaro pubblico vengano assorbiti da procedimenti ritenuti privi di fondamento.

Nella sua riflessione entra anche il tema del garantismo e della tutela dei cittadini dagli abusi del potere. Marina Berlusconi sostiene che uno Stato di diritto debba proteggere le persone non soltanto dalla criminalità, ma anche da condanne preventive e da procedimenti che possano danneggiarne la reputazione. I tribunali, nella sua visione, devono rappresentare una garanzia e non possono trasformarsi in strumenti di contrapposizione politica.

La parte più personale della lettera riguarda però il ricordo del padre. Marina Berlusconi sottolinea che Silvio Berlusconi non può più difendersi personalmente, dopo la sua morte, e manifesta indignazione per il fatto che il suo nome continui a essere associato a nuove accuse e ricostruzioni giudiziarie.

«Neppure la morte di mio padre» avrebbe posto fine, secondo Marina Berlusconi, a quello che considera un accanimento nei suoi confronti. La figlia dell’ex premier contesta quindi non soltanto le accuse emerse nel procedimento fiorentino, ma anche il modo in cui il nome di Berlusconi viene nuovamente coinvolto in una vicenda giudiziaria che riguarda fatti e contestazioni risalenti a decenni fa.

La lettera si chiude con una considerazione sul lascito politico e pubblico di Silvio Berlusconi. Marina Berlusconi sostiene che chi ha cercato di contrastarlo durante la sua vita non sarebbe riuscito a cancellarne la storia e che anche le nuove controversie non riusciranno, a suo giudizio, a modificare ciò che l’ex premier continua a rappresentare. Una presa di posizione molto netta, che riporta ancora una volta al centro del dibattito il rapporto tra giustizia, politica e memoria di Berlusconi.

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