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“In stato di decomposizione! È stata lei…”. Orrore in Italia: trovato così. Arresti clamorosi

Pubblicato: 06/10/2026 10:00

Per quasi tre mesi il caso è rimasto al centro degli accertamenti, tra una morte da chiarire e una scena che aveva immediatamente fatto emergere interrogativi. Il corpo di un uomo era stato trovato in un’abitazione dopo che il tempo trascorso dal decesso aveva reso particolarmente difficili i primi accertamenti. A indirizzare gli investigatori verso una possibile ricostruzione criminale era stata soprattutto una profonda lesione al cranio, rilevata durante l’ispezione medico-legale.

Ora l’indagine arriva a una svolta. Nelle prime ore di oggi, martedì 6 ottobre, i carabinieri hanno eseguito due arresti nell’ambito dell’inchiesta sulla morte dell’uomo. In carcere sono finiti due coniugi, accusati di aver agito insieme. Per entrambi il gip del Tribunale di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura della Repubblica.
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La morte di Mikel Rroku

La vittima è Mikel Rroku, 55 anni, trovato morto il 6 luglio scorso nella sua abitazione di Torino. L’uomo viveva in un appartamento al terzo piano di un edificio di edilizia popolare in via Verolengo.

Il corpo era stato scoperto quando alcuni vicini avevano segnalato la presenza di un forte cattivo odore proveniente dall’abitazione. Al momento dell’intervento, la salma si trovava già in avanzato stato di decomposizione, circostanza che aveva fatto ritenere che il decesso fosse avvenuto diversi giorni prima.

La prima ispezione del medico legale aveva però fatto emergere un elemento destinato a cambiare il corso delle indagini: una profonda ferita al cranio. Da quel momento l’ipotesi di una morte violenta è diventata centrale negli accertamenti, portando gli investigatori a concentrarsi sulle circostanze in cui il 55enne aveva perso la vita.

Rroku aveva lavorato come pizzaiolo, ma al momento della morte era disoccupato e seguito dai servizi sociali. La moglie aveva riferito di aver lasciato l’abitazione.

Gli arresti dopo tre mesi di indagini

La svolta è arrivata a circa tre mesi dal ritrovamento del corpo. All’alba di oggi, i militari del Comando provinciale dei carabinieri di Torino hanno raggiunto la residenza dei due indagati e hanno eseguito le misure cautelari.

Si tratta della moglie della vittima, una donna di 45 anni, e del suo nuovo compagno, un uomo di 52 anni. Nei loro confronti viene contestata l’accusa di omicidio premeditato e aggravato in concorso.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Torino su richiesta della Procura. I due sono stati quindi accompagnati in carcere, dove resteranno in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

La misura cautelare arriva al termine di un’attività investigativa che, secondo quanto emerso, ha preso in considerazione diversi elementi. Gli accertamenti hanno riguardato gli aspetti medico-legali e scientifici, ma anche gli spostamenti dei due indagati e i rapporti all’interno del contesto familiare.

Gli accertamenti e il nuovo compagno

Una parte dell’attività investigativa si è concentrata anche sulla presenza della moglie nell’abitazione dopo la morte di Rroku. Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo, secondo quanto riferito da diversi testimoni, la donna sarebbe tornata nell’appartamento insieme a un altro uomo, presentandolo come il nuovo compagno.

È proprio l’insieme degli elementi raccolti nel corso dei mesi ad aver portato gli investigatori e la Procura a contestare ai due l’ipotesi di un omicidio commesso congiuntamente.

Il ritrovamento del corpo, avvenuto dopo le segnalazioni dei vicini per l’odore proveniente dall’appartamento, aveva già mostrato fin dall’inizio una situazione particolarmente delicata. La lesione alla testa aveva quindi imposto ulteriori approfondimenti per stabilire le cause della morte e ricostruire quanto accaduto nell’abitazione.

A tre mesi dalla scoperta del cadavere, l’inchiesta entra ora in una nuova fase con l’arresto della moglie di Mikel Rroku e del suo nuovo compagno. Entrambi dovranno essere sottoposti all’interrogatorio di garanzia, mentre gli elementi raccolti durante le indagini saranno al vaglio dell’autorità giudiziaria.

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