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Legge elettorale, Bonetti di Azione: “Violenza maschile ai più alti livelli delle istituzioni”

Pubblicato: 09/10/2026 11:43

La nuova legge elettorale riaccende il confronto sulla rappresentanza femminile in Parlamento. Al centro della polemica c’è la cancellazione dell’obbligo di garantire almeno il 40% di equilibrio di genere tra i capilista, una misura che puntava ad assicurare una presenza femminile anche nelle posizioni con maggiori probabilità di elezione. Secondo le stime citate nel dibattito, la modifica potrebbe determinare un ulteriore calo delle donne elette, già scese al 33% nell’attuale legislatura.

A criticare duramente la riforma è Elena Bonetti, deputata e presidente di Azione, già ministra per le Pari opportunità e la Famiglia. In un’intervista a Fanpage.it, l’esponente politica ha contestato la scelta della maggioranza, accusandola di aver rimosso un vincolo fondamentale per favorire le candidature femminili nei collegi più competitivi.

«Mai prima d’ora la nostra Repubblica aveva fatto un passo indietro simile sull’attuazione della Costituzione», ha dichiarato Bonetti. La deputata ha quindi definito la decisione «il peggior atto di violenza maschile che si potesse immaginare ai più alti livelli delle istituzioni».

L’attacco di Bonetti alla maggioranza

Secondo la presidente di Azione, l’eliminazione della quota di genere tra i capilista consentirebbe ai partiti di concentrare le candidature maschili nelle posizioni considerate più sicure. Bonetti sostiene che la modifica sia stata richiesta dalle dirigenze dei partiti di maggioranza e attribuisce alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la responsabilità politica di averla consentita in cambio dell’introduzione delle preferenze.

L’ex ministra ha inoltre richiamato il principio costituzionale della parità nell’accesso alle cariche elettive. A suo giudizio, la riforma rischia di compromettere i progressi compiuti negli ultimi anni sul fronte della rappresentanza femminile, rendendo più difficile l’elezione delle candidate.

Per contrastare questa prospettiva, Bonetti aveva presentato un emendamento volto a ripristinare il vincolo sui capilista e ad aumentarlo dal 40% al 50%. La proposta, tuttavia, non è stata accolta. «In Italia non si può legiferare contro la Costituzione», ha affermato la deputata, aggiungendo di attendere i successivi passaggi della vicenda nonostante la sconfitta parlamentare.

Il ruolo delle donne in Parlamento

Nel corso dell’intervista, Bonetti ha anche contestato l’idea che la presenza di una donna alla guida del governo possa compensare un’eventuale diminuzione delle parlamentari. La premier Meloni è la prima donna ad aver ricoperto l’incarico nella storia repubblicana, ma per la presidente di Azione questo risultato non risolve il problema della parità nella rappresentanza politica.

La deputata ha richiamato anche le disuguaglianze che riguardano il lavoro e le retribuzioni, sostenendo che la partecipazione femminile alle istituzioni debba essere accompagnata da strumenti capaci di garantire un accesso effettivo alle cariche elettive.

Rispondendo alle critiche rivolte alle quote di genere in nome del merito, Bonetti ha ricordato il ruolo delle 21 donne che parteciparono all’Assemblea costituente. Secondo l’esponente di Azione, la loro battaglia non mirava a dimostrare che poche donne potessero affermarsi individualmente, ma ad ampliare la rappresentanza femminile e a garantire maggiori opportunità alle generazioni successive.

I timori sulle future politiche per le donne

Bonetti ha infine evidenziato le possibili conseguenze legislative di una riduzione della presenza femminile in Parlamento. Secondo la deputata, numerose norme che hanno migliorato la condizione delle donne in Italia sono state proposte proprio da parlamentari e rappresentanti politiche. Una minore partecipazione femminile potrebbe quindi incidere anche sul confronto legislativo in materia di lavoro, welfare e sostegno alle famiglie.

L’intervista si chiude con un riferimento alla possibilità di costruire un fronte trasversale tra le parlamentari di maggioranza e opposizione. Bonetti ha sostenuto che il tentativo di unire le esponenti dei diversi schieramenti non abbia impedito l’approvazione della riforma e ha criticato le donne del centrodestra che hanno votato a favore del provvedimento.

Per la presidente di Azione, la questione riguarda anche le opportunità delle future generazioni: «In gioco non c’è mai solo il proprio destino, c’è anche quello di chi verrà dopo». La deputata ha concluso definendo «vergognoso» quanto accaduto nel corso dell’approvazione della nuova legge elettorale.

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