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“Unica al mondo!”. Cosa pensa Di Maio di Meloni: lo ha detto davvero

Pubblicato: 12/10/2026 13:07

La politica estera torna al centro del dibattito italiano e diventa il terreno sul quale Luigi Di Maio marca le distanze dal Movimento Cinque Stelle e riconosce alcuni meriti al governo guidato da Giorgia Meloni. L’occasione è la Festa del Foglio a Firenze, dove l’ex ministro degli Esteri si presenta nel suo attuale ruolo di rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo, intervenendo su Ucraina, rapporti internazionali e prospettive delle future alleanze politiche. Nel corso dell’incontro non mancano momenti di leggerezza, soprattutto nel confronto con Matteo Renzi, protagonista in passato di duri scontri politici con Di Maio.

L’atmosfera è quella di un confronto pubblico nel quale le vecchie rivalità lasciano spazio a battute e sorrisi, senza cancellare le differenze che hanno segnato gli anni precedenti. Il dialogo offre però anche l’occasione per affrontare questioni politiche di primo piano, a partire dalla posizione italiana sulla guerra in Ucraina e dalla capacità dei partiti di costruire alleanze credibili. Di Maio insiste soprattutto sulla necessità di evitare che le divergenze di politica estera compromettano la stabilità di un eventuale governo di centrosinistra.
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Di Maio e Renzi, dalle vecchie polemiche alle battute a Firenze

Uno dei momenti più informali della Festa del Foglio è l’incontro tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi. I due, che in passato si sono trovati spesso su posizioni contrapposte, si scambiano battute davanti alle telecamere dei The Journalai, mostrando un clima decisamente diverso da quello degli scontri politici di qualche anno fa.

Renzi richiama ironicamente le critiche che rivolgeva all’allora esponente del Movimento Cinque Stelle per le sue posizioni sull’Arabia Saudita. «Arabia viva», lo punge, ricordando quella stagione di contrapposizioni. Di Maio replica con un sorriso: «Più lo faceva, più crescevo».

Lo scambio alleggerisce il confronto, ma il passaggio più significativo riguarda le questioni internazionali. L’ex ministro degli Esteri, oggi impegnato nelle relazioni tra l’Unione europea e i Paesi del Golfo, concentra infatti il proprio intervento sulle conseguenze delle posizioni assunte dai partiti italiani in materia di politica estera.

Il rapporto con Renzi, almeno sul terreno del sostegno all’Ucraina e della collocazione internazionale dell’Italia, sembra oggi meno conflittuale rispetto al passato. Il tema, per Di Maio, non è soltanto una questione di orientamento politico, ma un elemento che può incidere direttamente sulla possibilità di costruire una maggioranza coesa.

Ucraina, Di Maio attacca la linea del Movimento Cinque Stelle

Il passaggio centrale dell’intervento riguarda la posizione del Movimento Cinque Stelle sulla guerra in Ucraina. Di Maio non nasconde il dissenso rispetto alla linea del partito nel quale ha militato e al quale ha legato una parte importante della propria carriera politica. La questione, sostiene, è destinata ad avere un peso significativo nei rapporti tra il M5S e le altre forze del centrosinistra.

«La vera questione è su quello che il M5s pensa legittimamente – io non lo condivido e io me ne sono andato soprattutto per questo – sull’Ucraina e la politica estera dell’Italia. Questo argomento è dirimente per gli elettori e per le interazioni che questa forza politica ha col centrosinistra».

Le parole dell’ex ministro mettono in evidenza una frattura che potrebbe diventare particolarmente rilevante nella definizione di un programma comune per le prossime elezioni. Secondo Di Maio, non basta raggiungere un accordo sui temi economici e sociali: occorre chiarire anche quale posizione assumere sul sostegno a Kiev e sulle responsabilità internazionali dell’Italia.

A suo giudizio, all’interno del Partito Democratico esistono esponenti che condividono la sua impostazione. «Ci sono esponenti del Partito Democratico che la pensano esattamente come me sull’Ucraina e sul fatto che vada sostenuta».

Il riferimento evidenzia come il dibattito sulla politica estera possa attraversare gli stessi schieramenti, rendendo più complessa la costruzione di un’alleanza politica. La distanza tra le posizioni sul conflitto, secondo Di Maio, non può essere considerata un dettaglio da affrontare soltanto dopo aver raggiunto un’intesa elettorale.

Campo largo, Di Maio avverte: «Se si parte azzoppati poi vincono gli altri»

Guardando alle prossime elezioni, Luigi Di Maio evita di schierarsi apertamente a favore di uno dei due poli. L’ex leader del Movimento Cinque Stelle auspica che il centrosinistra riesca a presentarsi con una proposta competitiva, ma sottolinea che la qualità di un’alleanza dipende anche dalla sua capacità di affrontare le questioni più controverse senza rinviare le decisioni.

«Credo che tutti quanti noi dobbiamo augurarci una campagna elettorale nella quale gli schieramenti siano competitivi, in modo tale che possa vincere il migliore. Se si parte azzoppati poi vincono gli altri forse più per demerito altrui che per merito proprio».

La dichiarazione contiene un avvertimento rivolto soprattutto alle forze che stanno lavorando alla costruzione del campo largo. Per Di Maio, presentarsi alle elezioni senza aver chiarito le differenze sui principali dossier internazionali rischia di indebolire preventivamente una coalizione, rendendola vulnerabile alle divisioni interne.

Il tema della stabilità politica diventa così il filo conduttore del suo ragionamento. La possibilità di vincere le elezioni, nella sua prospettiva, non può essere separata dalla capacità di garantire un governo in grado di assumere decisioni coerenti anche quando le scelte sono difficili o impopolari.

Di Maio promuove Meloni per la politica estera nel Golfo

Se sul Movimento Cinque Stelle il giudizio è critico, nei confronti di Giorgia Meloni l’ex ministro esprime valutazioni positive, soprattutto per il lavoro svolto nelle relazioni internazionali con i Paesi del Golfo.

Di Maio definisce la presenza della presidente del Consiglio al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo «uno degli eventi più sottovalutati della politica estera italiana, era l’unica invitata di tutto il mondo».

Secondo il rappresentante speciale dell’Unione europea, l’iniziativa avrebbe contribuito a rafforzare la visibilità internazionale dell’Italia in un’area strategica. Nel suo intervento sottolinea inoltre il valore attribuito dai Paesi del Golfo ai rapporti con Roma: «la leadership dell’Italia è molto apprezzata».

Il riconoscimento riguarda anche lo stile diplomatico della premier. «Meloni ha compreso profondamente il valore delle relazioni personali con i leader, che in politica estera sono sempre molto importanti», osserva Di Maio, richiamando anche la stabilità dell’esecutivo italiano.

Il suo giudizio è positivo anche sul ruolo che il Paese può svolgere negli equilibri internazionali. «Ci sono tutti i presupposti per giocare un ruolo», afferma, aggiungendo che l’Italia «non agisce solo con il soft power ma è stata capace anche di dispiegare strumenti militari di difesa per quei Paesi».

Le dichiarazioni rappresentano un apprezzamento circoscritto alla politica estera del governo, senza implicare necessariamente una convergenza generale con la maggioranza. Il punto, per Di Maio, è la capacità dell’Italia di costruire relazioni solide e di utilizzare gli strumenti diplomatici e strategici a propria disposizione.

Politica estera e stabilità del governo, il nodo per le prossime elezioni

Il ragionamento di Di Maio si conclude con una domanda concreta sulle scelte che un eventuale governo di centrosinistra dovrebbe affrontare in sede europea. L’ex ministro invita a considerare che cosa accadrebbe se, al primo Consiglio dell’Unione europea, fosse necessario votare un nuovo pacchetto di finanziamenti per l’Ucraina comprendente anche risorse destinate al sostegno militare.

«Se un governo va al primo Consiglio dell’Unione europea e c’è da votare il nuovo pacchetto di finanziamento all’Ucraina che include anche lo stanziamento militare quel ministro o quel leader cosa vota? Pone il veto, vota a favore o esce dalla stanza?».

È su questo genere di decisioni che, secondo Di Maio, si misura la reale solidità di una coalizione. Le differenze di posizione possono essere legittime, ma diventano un problema quando impediscono a un governo di assumere una linea condivisa nelle sedi internazionali.

«Il vero tema è questo. Su queste cose cadono i governi e noi ci condanniamo di nuovo all’instabilità di governo. Se c’è un diritto che deve essere tutelato in vista delle prossime elezioni è creare coalizioni che siano stabili».

Il messaggio lanciato dalla Festa del Foglio a Firenze riguarda quindi il futuro degli equilibri politici italiani, con particolare attenzione alle difficoltà del centrosinistra. Per Di Maio, la costruzione di un’alternativa di governo non può limitarsi alla somma dei partiti: deve poggiare su posizioni sufficientemente chiare in materia di politica estera, soprattutto sul sostegno all’Ucraina e sui rapporti con l’Unione europea.

Tra le battute con Renzi, le critiche al M5S e gli apprezzamenti rivolti a Meloni, emerge così una convinzione precisa: la stabilità di un governo dipende anche dalla coerenza delle sue scelte internazionali. Un tema che, nella prospettiva delle prossime elezioni, potrebbe pesare quanto le alleanze e i programmi sui quali le forze politiche stanno già discutendo.

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