
«Se cadiamo, 20 milioni di ucraini verranno in Europa». È l’avvertimento lanciato da Volodymyr Zelensky ai leader dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo. Il presidente ucraino ha descritto le conseguenze di un’eventuale sconfitta militare contro la Russia, sottolineando che il collasso di Kiev provocherebbe una crisi umanitaria e migratoria di proporzioni enormi. Ma il rischio, secondo Zelensky, andrebbe ben oltre l’emergenza profughi: Vladimir Putin non avrebbe alcuna intenzione di fermarsi al Donbass e continuerebbe la propria offensiva. Il leader ucraino, accolto dagli applausi al suo ingresso nel vertice, ha ringraziato i partner europei per il sostegno ricevuto, definendoli «i veri leader».
L’appello di Zelensky si accompagna a due richieste precise: 70 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina nel 2027 e nuove forniture di missili intercettori Patriot per proteggere il Paese dagli attacchi russi. Le scorte ucraine di questi sistemi di difesa aerea sono ormai esaurite e l’avvicinarsi dell’inverno rende ancora più urgente la necessità di rafforzare la protezione delle città e delle infrastrutture energetiche. Secondo il presidente ucraino, nei Paesi europei sarebbe disponibile un numero sufficiente di intercettori PAC-2 e PAC-3 per consentire a Kiev di affrontare i prossimi mesi. Senza nuovi finanziamenti e senza munizioni, ha spiegato, la capacità di resistenza dell’Ucraina rischierebbe di essere compromessa.
Trump attacca Zelensky e condanna i bombardamenti sulle raffinerie russe
A rendere ancora più difficile la situazione è il deterioramento dei rapporti con Donald Trump, che nelle stesse ore ha rivolto nuove critiche al presidente ucraino. Il capo della Casa Bianca ha sostenuto che sia più complicato trattare con Zelensky che con Putin, ribadendo di non avere particolare simpatia per il leader di Kiev. Trump ha inoltre attribuito le difficoltà diplomatiche all’ostilità personale tra i due presidenti, tornando a sostenere che la guerra non sarebbe scoppiata se le elezioni americane del 2020 non fossero state, a suo dire, truccate.
Lo scontro riguarda anche la strategia militare ucraina. Trump ha definito una «vergogna» gli attacchi di Kiev contro le raffinerie petrolifere russe, accusando Zelensky di contribuire all’aumento dei prezzi internazionali del petrolio. Una posizione che ha provocato una netta presa di distanza da parte del cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo il quale è invece legittimo che l’Ucraina colpisca sul territorio russo infrastrutture strategiche legate alle comunicazioni e all’approvvigionamento energetico. Per Zelensky, la prosecuzione della resistenza militare rappresenta una necessità di sopravvivenza nazionale: l’alternativa sarebbe l’annientamento del Paese.
L’Europa sostiene Kiev: von der Leyen, Costa e Macron promettono nuovi aiuti
Sul fronte europeo, Ursula von der Leyen e António Costa hanno confermato la volontà dell’Unione di continuare a sostenere l’Ucraina, anche attraverso la ricerca delle risorse necessarie a coprire il fabbisogno finanziario del 2027. La richiesta di 70 miliardi avanzata da Zelensky sarà quindi al centro del confronto tra i governi europei, chiamati a individuare gli strumenti per garantire la continuità dell’assistenza economica e militare. Il presidente ucraino ha inoltre confermato che a Bruxelles si sta valutando la possibilità di individuare un mediatore europeo in vista di eventuali negoziati con Mosca.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l’impegno di Parigi, indicando in particolare la disponibilità a rafforzare le capacità ucraine attraverso immagini satellitari e sistemi di allerta precoce. Si tratta di strumenti considerati indispensabili per individuare tempestivamente le minacce e organizzare la difesa contro gli attacchi russi. Macron ha sottolineato che l’Europa dispone delle tecnologie necessarie per contribuire a questa attività, confermando la volontà di mantenere un ruolo diretto nel sostegno militare a Kiev.
Nonostante le dure dichiarazioni provenienti da Washington, Zelensky ha cercato di evitare una rottura definitiva con Trump, spiegando che i due riescono comunque a individuare argomenti sui quali confrontarsi e raggiungere decisioni comuni. Ha però definito «strano» l’accordo sul diesel raggiunto tra il presidente americano e Putin. E quando gli è stato chiesto se Trump lo avesse utilizzato come capro espiatorio per favorire quell’intesa con Mosca, Zelensky ha preferito rispondere con un sorriso imbarazzato, senza aggiungere ulteriori commenti.


