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Manovra, Landini attacca dal corteo Cgil a Roma: «Fa abbastanza schifo, 14 miliardi per le armi»

Pubblicato: 17/10/2026 16:03

«Per quello che vediamo finora fa abbastanza schifo». Maurizio Landini non usa mezzi termini per bocciare la manovra economica del governo Meloni. Il segretario generale della Cgil, intervenendo sabato 17 ottobre durante la grande manifestazione nazionale organizzata a Roma, critica duramente le scelte contenute nella legge di Bilancio, accusando l’esecutivo di non rispondere alle esigenze dei lavoratori e di destinare troppe risorse alla spesa militare. «Dentro la legge di Bilancio l’unica cosa che capisco con chiarezza è che 14 miliardi verranno spesi in armi. Non è quello di cui abbiamo bisogno», afferma Landini, indicando quella cifra come il simbolo delle priorità sbagliate del governo.

Le dichiarazioni arrivano dal corteo della Via Maestra, la mobilitazione promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni laiche e cattoliche e organizzazioni della società civile. La manifestazione, partita da piazza della Repubblica intorno alle 14, attraversa il centro della Capitale fino a piazza del Popolo, dove sono previsti gli interventi dal palco e le conclusioni dello stesso Landini. Lo slogan della giornata è «Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione». Una piattaforma di rivendicazioni che mette insieme salari, pensioni, contrasto alla precarietà, difesa dei servizi pubblici e opposizione all’aumento della spesa militare.

Landini contro la manovra: «La sicurezza non significa armarsi»

Il leader della Cgil insiste soprattutto sul significato della parola sicurezza, contrapponendo alle scelte del governo una diversa idea delle priorità nazionali. «La sicurezza non è armarsi, la sicurezza è far funzionare le cose, avere uno Stato sociale, avere un lavoro. Questa è la sicurezza che noi vogliamo», dichiara durante la manifestazione. Per Landini le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate innanzitutto al miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini, attraverso maggiori investimenti nella sanità pubblica, nella scuola, nell’occupazione e nella sicurezza dei luoghi di lavoro.

«Chiediamo di aumentare i salari, attraverso un intervento sul fisco, di investire sulla sanità, di mettere fine alle morti sul lavoro», aggiunge il segretario generale, sollecitando anche politiche industriali capaci di offrire prospettive ai lavoratori dell’Ilva e del settore degli elettrodomestici. Un altro obiettivo riguarda il superamento delle forme di lavoro precario che, secondo il sindacato, penalizzano soprattutto giovani e donne. Landini attacca anche la politica fiscale dell’esecutivo, sostenendo che il fiscal drag sottragga quest’anno altri 4,5 miliardi di euro a lavoratori dipendenti e pensionati, risorse che la Cgil chiede di lasciare nelle loro tasche.

La manifestazione romana rappresenta anche un momento di mobilitazione più ampio attorno alle politiche economiche e sociali. Tra le richieste avanzate dalla Via Maestra figurano l’aumento di stipendi e pensioni, una maggiore progressività fiscale, interventi contro il carovita e la precarietà, un piano per il diritto alla casa e maggiori finanziamenti alla sanità e all’istruzione. In particolare, la piattaforma propone di portare la spesa sanitaria pubblica al 7,5% del Pil e quella per l’istruzione al 5%, oltre a chiedere investimenti nella transizione ecologica e una politica internazionale fondata sulla diplomazia anziché sul riarmo.

Al corteo era annunciata anche la partecipazione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein e del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. La protesta si inserisce così nel confronto politico sulla legge di Bilancio, mentre il governo definisce le misure economiche per il prossimo anno. «Siamo in piazza perché la gente non ce la fa più», afferma Landini, richiamando le difficoltà delle famiglie di fronte all’aumento del costo della vita. Il segretario della Cgil rivendica infine l’obiettivo di costruire una mobilitazione capace di coinvolgere anche le nuove generazioni, chiedendo un cambiamento delle politiche economiche e sociali del Paese.

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