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Kata scomparsa a Firenze, il giudice archivia l’inchiesta sui due zii: “Non ci sono prove sufficienti”

Pubblicato: 20/10/2026 18:39

Svolta nell’inchiesta sulla scomparsa della piccola Kata, la bambina peruviana sparita nel nulla il 10 giugno 2023 dall’ex hotel Astor di Firenze. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti dello zio materno e dello zio paterno, indagati per sequestro di persona a scopo di estorsione e altre ipotesi di reato. Secondo il gip, gli elementi raccolti durante le indagini non sono sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio. Una decisione che non chiarisce però il mistero della scomparsa della bambina, che aveva appena cinque anni quando se ne persero le tracce. A oltre tre anni di distanza, non si sa ancora che cosa le sia successo né dove si trovi. La madre, Katherine Alvarez Vasquez, aveva già annunciato che non si sarebbe opposta all’archiviazione, ma resta intenzionata a cercare nuovi elementi per arrivare alla verità.

Kata scomparsa, archiviate le accuse contro i due zii

Il gip di Firenze ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura, disponendo l’archiviazione del procedimento che vedeva coinvolti due familiari della bambina.

Si tratta dello zio materno e dello zio paterno di Kataleya, finiti sotto indagine nell’ambito degli accertamenti sulla sua scomparsa.

Le ipotesi di reato comprendevano il sequestro di persona a scopo di estorsione, oltre ad altre contestazioni esaminate dagli investigatori.

La decisione è stata comunicata attraverso una nota del tribunale di Firenze, nella quale vengono illustrate le ragioni del provvedimento.

Secondo il giudice, le indagini svolte non hanno prodotto elementi sufficienti per attribuire ai due uomini le condotte contestate.

«Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non consentissero di formulare una ragionevole previsione di condanna», si legge nella comunicazione del tribunale.

Il provvedimento riguarda le posizioni dei due indagati e non equivale a una ricostruzione definitiva di quanto accaduto alla bambina.

Le motivazioni del giudice: «Non è stato possibile ricostruire la scomparsa»

Uno dei passaggi più significativi della nota riguarda proprio l’impossibilità di stabilire con sufficiente certezza come Kata sia stata portata via dall’ex hotel Astor.

Nonostante le numerose attività investigative, gli inquirenti non sono riusciti a ricostruire in maniera completa le modalità della scomparsa.

Secondo quanto riportato dal tribunale, gli accertamenti «non hanno permesso di ricostruire, con sufficiente certezza, le modalità della sottrazione e dell’allontanamento della bambina».

Non sono inoltre emersi elementi individualizzanti capaci di collegare concretamente i due indagati alle condotte ipotizzate.

Il giudice ha sottolineato che le diverse piste investigative prese in considerazione non hanno trovato conferme probatorie adeguate.

«Le diverse ipotesi esaminate sono rimaste prive di riscontri probatori sufficientemente gravi, precisi e concordanti», viene precisato nella nota.

In sostanza, il materiale raccolto non consente di sostenere l’accusa nei confronti dei due zii con le prospettive richieste dalla legge per procedere verso un processo.

La scomparsa dall’ex hotel Astor il 10 giugno 2023

La vicenda risale al 10 giugno 2023, quando la piccola Kataleya, conosciuta da tutti come Kata, scomparve dall’ex hotel Astor di Firenze.

La bambina, di origine peruviana, aveva cinque anni e viveva nella struttura occupata insieme alla madre e a un fratellino.

Quel giorno si persero improvvisamente le sue tracce.

Da allora, la scomparsa è diventata uno dei casi di cronaca più seguiti degli ultimi anni, con numerosi interrogativi rimasti senza risposta.

Le indagini si sono concentrate anche sul contesto dell’immobile occupato, nel tentativo di individuare eventuali collegamenti tra la sparizione e le persone che frequentavano la struttura.

Gli investigatori hanno esaminato diverse ipotesi, ma nessuna delle piste relative ai due zii ha prodotto elementi sufficienti per sostenere le accuse.

La bambina non è mai stata ritrovata.

La madre di Kata non si era opposta all’archiviazione

La decisione del giudice arriva dopo che la madre della bambina, Katherine Alvarez Vasquez, aveva già comunicato la propria intenzione di non opporsi alla richiesta della Procura.

La posizione era stata resa nota il 9 ottobre 2026, attraverso una comunicazione diffusa dall’avvocato Giovanni Conticelli, che assiste la donna, e dalla criminologa Stefania Sartorini.

Nella nota veniva spiegato che, sulla base degli elementi disponibili, non esistevano presupposti sufficienti per contestare la richiesta di archiviazione.

«Allo stato attuale non sono emersi elementi fattuali o di diritto idonei a supportare un’opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti degli attuali indagati», si leggeva nel documento.

Una scelta che non rappresenta una rinuncia alla ricerca della verità, ma prende atto della mancanza di elementi utilizzabili contro le persone fino a quel momento indagate.

Le indagini possono essere riaperte? Cosa prevede la legge

L’archiviazione non impedisce in assoluto che la vicenda possa tornare al centro di nuovi accertamenti.

Nel provvedimento, il gip richiama infatti l’articolo 414 del Codice di procedura penale, che disciplina la possibilità di riaprire le indagini dopo un’archiviazione.

La riapertura può essere autorizzata su richiesta motivata del pubblico ministero, qualora emergano nuove esigenze investigative e sia ragionevolmente prevedibile individuare ulteriori fonti di prova.

Gli eventuali nuovi elementi, anche valutati insieme a quelli già raccolti, dovrebbero essere tali da poter giustificare l’esercizio dell’azione penale.

Il tribunale ha però precisato un punto importante: il richiamo alla possibilità di riaprire le indagini non significa che siano già stati individuati nuovi elementi.

Si tratta di una possibilità prevista dall’ordinamento, non di un annuncio su imminenti sviluppi investigativi.

La famiglia vuole continuare a cercare la verità

Nonostante l’archiviazione, la madre di Kata non intende abbandonare la ricerca di risposte.

Nella comunicazione diffusa dal suo legale viene infatti precisato che la difesa si riserva di svolgere ulteriori indagini difensive mirate.

L’obiettivo è acquisire eventuali nuovi elementi da sottoporre alla Procura di Firenze, affinché possano essere valutati ai fini di una possibile riapertura delle indagini.

La famiglia auspica che questi approfondimenti possano contribuire alla «compiuta identificazione dei responsabili della scomparsa della piccola Kataleya».

La decisione di non opporsi all’archiviazione, dunque, non chiude la ricerca della verità da parte dei familiari.

Il mistero di Kata resta irrisolto

A più di tre anni dalla scomparsa, il caso della piccola Kata continua a essere segnato da interrogativi fondamentali.

Non è stato possibile stabilire con certezza come la bambina sia scomparsa dall’ex hotel Astor, chi possa averla portata via e quale sia stata la sua sorte.

L’archiviazione nei confronti dei due zii rappresenta una conclusione giudiziaria limitata alle accuse esaminate in questo procedimento, ma non fornisce una risposta definitiva sul destino della bambina.

La famiglia continua a sperare che possano emergere informazioni nuove, capaci di dare un impulso alle indagini.

Kata aveva cinque anni quando scomparve il 10 giugno 2023. Oggi, 20 ottobre 2026, di lei non si hanno ancora notizie.

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