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Gaza, argine di sabbia crolla sulle tende degli sfollati: una donna morta, cinque feriti e un bambino disperso

Pubblicato: 08/11/2026 21:15

Una donna è morta e almeno cinque persone sono rimaste ferite nel crollo di un argine di sabbia su alcune tende per sfollati a Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza. L’incidente è avvenuto nella serata di domenica 8 novembre, dopo le forti piogge e i venti che hanno colpito il territorio palestinese durante il primo intenso peggioramento della stagione.

Secondo le informazioni diffuse dalla Protezione civile di Gaza, amministrata da Hamas, l’argine avrebbe ceduto all’interno del campo denominato “Terra della Resilienza”, travolgendo diverse tende nelle quali vivevano famiglie sfollate. I soccorritori e numerosi residenti hanno scavato nella sabbia anche a mani nude per cercare le persone rimaste intrappolate.

Cinque feriti sono stati estratti vivi, mentre dal luogo del crollo è stato recuperato il corpo di una donna. Le operazioni non sono ancora concluse: le squadre di soccorso starebbero continuando a cercare un bambino indicato come disperso. Le immagini diffuse dalla zona mostrano decine di persone impegnate a rimuovere sabbia e detriti attorno alle tende investite dal cedimento.

Il crollo dopo due giorni di piogge

L’incidente rappresenta l’episodio più grave provocato dall’ondata di maltempo che da venerdì sera sta interessando Gaza e l’intera costa orientale del Mediterraneo. Le precipitazioni hanno allagato vaste aree della Striscia, trasformando numerosi campi per sfollati in distese di acqua e fango.

Secondo l’ufficio stampa del governo di Gaza, circa 70mila tende sarebbero state allagate in dodici ore, con danni diretti stimati in circa tre milioni di dollari. Il dato proviene dalle autorità locali controllate da Hamas e non può essere verificato in modo indipendente, ma fotografie, filmati e testimonianze provenienti da diverse zone mostrano un’emergenza molto estesa.

Le aree maggiormente colpite comprendono il porto di Gaza City, la zona occidentale di Deir al-Balah, la parte settentrionale del campo di Nuseirat, Jabalia, Beit Lahia e al-Mawasi. In diversi insediamenti l’acqua avrebbe raggiunto decine di centimetri, entrando nelle tende e bagnando materassi, coperte, vestiti e le poche proprietà rimaste alle famiglie.

La situazione a Deir al-Balah

Deir al-Balah ospita un numero elevatissimo di sfollati ed è una delle zone nelle quali l’impatto delle piogge è stato più pesante. Il direttore della municipalità, Tariq Shahin, ha spiegato ai media palestinesi che centinaia di tende sono finite sott’acqua e che altrettante famiglie si sono ritrovate nuovamente senza un riparo.

Le criticità maggiori sono state segnalate nelle aree di al-Bassa e al-Baraka. Il terreno argilloso assorbe lentamente l’acqua e favorisce la formazione di estesi allagamenti. I sistemi di drenaggio, già insufficienti prima della guerra, risultano ora in larga parte danneggiati o ostruiti.

Le squadre municipali hanno cercato di pompare l’acqua fuori dai campi e hanno trasportato sabbia per creare barriere attorno alle tende. Proprio gli argini improvvisati, pensati per proteggere gli accampamenti, possono però diventare pericolosi quando il terreno si impregna e perde stabilità. Una dinamica che potrebbe avere provocato il crollo mortale avvenuto domenica sera.

La municipalità denuncia inoltre una grave carenza di pezzi di ricambio, lubrificanti e carburante per alimentare i generatori e utilizzare i mezzi destinati allo spurgo delle fognature e all’aspirazione dell’acqua. Un incontro tra l’amministrazione locale e l’Associazione palestinese per lo sviluppo agricolo ha individuato alcuni interventi urgenti: liberare i canali di scolo verso il mare, sollevare il livello dei terreni sui quali sorgono le tende, distribuire sacchi di sabbia e procurare pompe mobili.

Migliaia di richieste di aiuto

La Protezione civile di Gaza ha riferito di avere ricevuto inizialmente circa 1.500 richieste di soccorso in dieci ore. Un aggiornamento successivo, riportato anche dalla stampa israeliana, ha portato il numero complessivo delle chiamate a 2.166. Secondo l’organizzazione, le squadre sarebbero riuscite a intervenire direttamente soltanto in 218 casi a causa della scarsità di uomini, mezzi e attrezzature.

Le piogge hanno provocato anche il cedimento di muri e parti di edifici già danneggiati. Nel campo di Nuseirat, nella parte centrale della Striscia, i soccorritori hanno evacuato gli abitanti di un palazzo parzialmente crollato per il vento e l’acqua. Nel nord di Gaza, la caduta di un muro ha ferito altre due persone.

La Protezione civile sostiene che oltre duemila edifici lesionati siano esposti al rischio di cedimento. Molte famiglie, non avendo alternative, continuano a vivere all’interno o nelle immediate vicinanze di strutture colpite durante la guerra. L’arrivo dell’inverno aumenta il pericolo, perché la pioggia penetra nelle crepe e indebolisce ulteriormente muri, solai e fondamenta.

Quasi 400mila sfollati nelle zone più vulnerabili

Secondo le stime riportate da Al Jazeera, quasi 400mila sfollati si troverebbero in aree considerate particolarmente vulnerabili a nuovi allagamenti. La Protezione civile afferma che servirebbero almeno 300mila tende aggiuntive per garantire una sistemazione più adeguata alle persone rimaste senza casa.

Le tende attualmente utilizzate sono spesso vecchie, lacerate e prive di impermeabilizzazione. Molte famiglie hanno provato a rinforzarle con teli di plastica, pezzi di legno, corde e piccoli argini di sabbia. In numerosi casi, però, il vento ha strappato le coperture e l’acqua ha invaso completamente gli spazi interni.

Le testimonianze raccolte nei campi descrivono bambini costretti a camminare scalzi nel fango, famiglie impegnate a svuotare l’acqua con secchi e persone obbligate a dormire su pavimenti o terreni bagnati. Ai rischi legati al freddo si aggiungono quelli sanitari, soprattutto nelle zone dove l’acqua piovana si mescola con liquami e rifiuti.

Save the Children ha definito l’emergenza «prevedibile», denunciando la mancanza di abiti invernali, tende, materiali per i ripari e carburante. Anche l’Unicef ha richiamato l’attenzione sulle condizioni in cui vive gran parte della popolazione, chiedendo maggiori finanziamenti per la risposta umanitaria.

Lo scontro sulle responsabilità

Le autorità di Gaza accusano Israele di impedire o limitare l’ingresso di tende, case prefabbricate, mezzi pesanti e materiali necessari alla ricostruzione. Secondo i funzionari municipali, la distruzione di bulldozer, autocisterne e pompe durante il conflitto avrebbe drasticamente ridotto la capacità di affrontare le emergenze meteorologiche.

Mustafa Qazzaat, esponente del consiglio municipale di Gaza City e membro del comitato di emergenza, ha dichiarato che nella Striscia servirebbero con urgenza 200mila abitazioni prefabbricate, oltre a mezzi per rimuovere le macerie, riaprire le strade e ripristinare i servizi essenziali.

Israele respinge queste accuse. Il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano incaricato di coordinare gli aiuti destinati a Gaza, sostiene di avere collaborato con le Nazioni Unite e altri soggetti internazionali per preparare il territorio alle piogge. Secondo i dati forniti dalle autorità israeliane, nella Striscia sarebbero entrate 91mila tende nuove, teloni impermeabili e migliaia di camion contenenti vestiti e coperte.

I funzionari israeliani sostengono inoltre che la ricostruzione permanente e l’ingresso di determinate attrezzature rimarranno subordinati al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia. Accusano il movimento palestinese di utilizzare parte degli aiuti e dei materiali civili per ricostituire le proprie capacità militari.

Da parte palestinese si replica che le forniture entrate non sono sufficienti per una popolazione composta in larga parte da sfollati e costretta a vivere tra tende e strutture danneggiate. Il dato delle 70mila tende allagate in poche ore viene indicato come la dimostrazione della fragilità del sistema di accoglienza.

Un’emergenza destinata ad aggravarsi

Il maltempo ha colpito anche Israele, provocando allagamenti, chiusure stradali e interruzioni dell’energia elettrica in diverse località costiere. A Gaza, tuttavia, l’impatto è amplificato dalla distruzione delle abitazioni, dalla precarietà degli accampamenti e dalla scarsità di infrastrutture funzionanti.

La morte della donna a Deir al-Balah mostra quanto possa essere pericoloso anche un evento meteorologico ordinario in un territorio nel quale centinaia di migliaia di persone vivono senza edifici sicuri, sistemi di drenaggio efficienti o mezzi adeguati per intervenire. Il timore è che nuove precipitazioni possano causare altri cedimenti, allagamenti e vittime.

Mentre continuano le ricerche del bambino disperso, le organizzazioni umanitarie chiedono di accelerare l’ingresso di ripari, attrezzature per il riscaldamento, carburante e mezzi per il pompaggio dell’acqua. L’inverno è appena cominciato e la prima vera perturbazione ha già messo in crisi decine di migliaia di famiglie.

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