
Dopo oltre mezzo secolo di silenzio e dolore, si apre finalmente uno spiraglio di verità sulla scomparsa dei due gemellini di Cutro, dati per morti alla nascita nel 1970 ma i cui corpi non furono mai restituiti alla famiglia. La Procura di Crotone ha deciso di aprire un fascicolo di indagine per accertare quanto accaduto. «Credo sia doveroso aprire un’indagine la più esaustiva possibile per stabilire alcune verità storiche», ha dichiarato il procuratore Domenico Guarascio.
Si tratta, al momento, di un’indagine conoscitiva, senza ipotesi di reato né persone iscritte nel registro degli indagati, ma con l’obiettivo di fare luce su un possibile traffico di neonati avvenuto negli anni ’70 nel Crotonese. I gemellini potrebbero essere stati vittime di una sistematica sottrazione di minori, sottratti alle famiglie e dati in adozione dietro compenso.
Il caso dei gemellini di Cutro venne alla luce nel 2015 grazie alla trasmissione “Storie Italiane” su Rai 1. A denunciare pubblicamente l’accaduto furono i fratelli maggiori dei due neonati, che raccontarono come alla madre fu comunicata la loro morte, ma senza mai mostrarle i corpi. La donna avrebbe sempre sostenuto di essere stata derubata dei figli, lasciando una ferita mai rimarginata nella memoria familiare.

L’inchiesta televisiva portò alla luce altre testimonianze simili nella stessa zona e nello stesso periodo storico. In molti raccontarono una dinamica ricorrente: neonati bisognosi di cure venivano trasferiti da Cutro a Catanzaro, per poi sparire misteriosamente. Alle madri veniva riferito il decesso, ma nessun corpo veniva restituito, né alcuna documentazione chiara fornita.
A rafforzare i sospetti anche la testimonianza shock di un’ostetrica, che dichiarò pubblicamente: «I bambini venivano adottati da donne che pagavano». Una frase che ha riaperto un’intera stagione di interrogativi, e che oggi diventa oggetto di accertamento giudiziario.
Nei mesi scorsi, l’intero materiale investigativo e le testimonianze raccolte erano stati trasmessi alla Procura, che ha ora deciso di agire formalmente. «Stiamo raccogliendo dichiarazioni, controllando documenti d’epoca e cercando riscontri oggettivi», ha dichiarato Guarascio. Un lavoro, ha precisato, «certosino, difficile e lungo, poiché la documentazione dell’epoca spesso non si trova».
L’indagine apre scenari potenzialmente inquietanti, come ha spiegato il Questore di Crotone: «Qualora si trovassero riscontri concreti su episodi di sottrazione e adozione illegale, ci troveremmo di fronte a reati gravi e a un sistema che avrebbe devastato la vita di intere famiglie».
Il lavoro investigativo è affidato alla Squadra Mobile di Crotone, che sta operando senza sosta. Le forze dell’ordine invitano chiunque fosse a conoscenza di elementi utili a collaborare con le autorità. L’obiettivo è restituire alle famiglie, dopo 55 anni, almeno una parte di verità.
Nel frattempo, a Cutro e dintorni, la riapertura del caso ha riacceso un dolore mai sopito. Una verità che arriva tardi, ma che potrebbe rappresentare un risarcimento morale per chi ha vissuto decenni nell’incertezza e nel sospetto.


