
«I nostri ospedali sono già oggi pieni di casi di polmonite», avverte Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. Un avvertimento che suona come un campanello d’allarme alla vigilia dell’inverno. Ogni anno in Italia si registrano almeno 150mila ricoveri e oltre 9mila decessi legati alla polmonite, un numero che tende a crescere con l’arrivo dei mesi freddi. Secondo l’infettivologo, i dati provenienti dall’Australia sull’andamento dell’influenza e di altri virus stagionali non lasciano ben sperare per l’immediato futuro.
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Negli ultimi giorni, due episodi hanno riportato il tema all’attenzione pubblica: la morte del maestro Peppe Vessicchio, colpito da una forma interstiziale, e il ricovero di Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna, per una forma acuta ma non grave della stessa patologia. Sebbene l’Italia mantenga una delle mortalità più basse d’Europa, il quadro generale rimane preoccupante.
Cos’è la polmonite e perché resta una minaccia
La polmonite è un’infezione che colpisce gli alveoli polmonari, le piccole cavità dove avviene lo scambio di ossigeno. Quando questi si infiammano, si riempiono di liquidi e pus, rendendo difficoltosa la respirazione. Può essere causata da batteri, virus o funghi, e in alcuni casi da combinazioni di questi agenti patogeni. Le forme più comuni sono la polmonite batterica, spesso dovuta allo Streptococcus pneumoniae, e quella virale, associata all’influenza o al virus respiratorio sinciziale (RSV), in forte crescita anche tra gli adulti.
La gravità della malattia dipende da diversi fattori: età, stato di salute generale e tempestività della diagnosi. Nei bambini piccoli, negli anziani e nei soggetti fragili, la polmonite può evolvere rapidamente in insufficienza respiratoria o sepsi, richiedendo il ricovero immediato e cure intensive.

Sintomi, diagnosi e prevenzione
I sintomi più frequenti sono febbre alta, tosse persistente, dolore toracico e respiro corto. Nei casi più gravi possono comparire confusione mentale, cianosi e una sensazione di affaticamento improvviso. La diagnosi si conferma con una radiografia toracica e con analisi del sangue, mentre nei pazienti a rischio si ricorre anche al test rapido per identificare l’agente infettivo responsabile.
La prevenzione rimane la difesa più efficace. Gli esperti raccomandano la vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica, l’igiene delle mani, l’uso di mascherine nei luoghi affollati e l’attenzione ai primi sintomi respiratori. Bassetti sottolinea come, dopo la pandemia di Covid-19, si sia abbassata la percezione del rischio: «Molti pensano che la polmonite sia una malattia del passato, ma non è così. Serve diagnosi precoce e responsabilità individuale».

L’aumento dei casi e la risposta del sistema sanitario
L’incremento dei casi di polmonite nelle ultime settimane non riguarda solo le grandi città, ma anche le regioni del Nord e del Centro Italia. I pronto soccorso registrano un’impennata di accessi che ricorda l’andamento dell’inverno 2019, prima della pandemia. Gli esperti invitano alla prudenza, ricordando che la trasmissione del contagio non è legata solo ai virus: può insorgere anche in forma non virale, ad esempio dopo un’infezione mal curata o un periodo di immunodepressione.
La raccomandazione resta chiara: non sottovalutare i sintomi. Curare tempestivamente la polmonite significa evitare complicanze potenzialmente letali e ridurre la pressione sugli ospedali, già messi a dura prova da altre emergenze stagionali.
L’appello degli esperti
In vista dei mesi più freddi, la comunità scientifica ribadisce l’importanza della prevenzione, della vaccinazione e della diagnosi precoce. «Serve un approccio responsabile e informato», spiegano i medici, ricordando che la polmonite continua a rappresentare una delle principali cause di ricovero tra le malattie respiratorie in Italia. La sfida dei prossimi mesi sarà mantenere sotto controllo il contagio e garantire a tutti i pazienti un accesso rapido alle cure, in un contesto sanitario che si prepara ad affrontare un inverno di massima allerta.


