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Atleti russi con inno e bandiera, Kiev toglie il boicottaggio (ma niente foto e strette di mano)

Pubblicato: 17/12/2025 15:46

Dallo sport arriva il primo segnale concreto di allentamento delle tensioni tra Ucraina e Russia. Dopo oltre tre anni di stop, Kiev mette fine al boicottaggio totale: gli atleti ucraini potranno tornare a competere contro russi e bielorussi anche quando questi gareggeranno con bandiera e inno nazionali. Restano però limiti simbolici netti: vietate strette di mano, foto insieme e contatti sul podio.
L’annuncio è arrivato dal presidente del Comitato olimpico nazionale ucraino, Vadim Gutzeit, intervenuto al telethon “United News”, l’unico programma informativo autorizzato sulle reti nazionali. La decisione dovrà essere formalmente approvata dal ministero dello Sport, ma l’ok viene dato per scontato. È inoltre prevista l’istituzione di una commissione di controllo sui viaggi e sulla condotta degli atleti.

Le nuove linee guida del Comitato olimpico ucraino

Gutzeit ha motivato la svolta con ragioni pratiche e sportive. La guerra, ha spiegato, dura ormai da quasi quattro anni e ha avuto un impatto devastante sul sistema sportivo nazionale. Oltre 600 impianti distrutti, preparazione compromessa e un forte calo nei vivai giovanili, aggravato dall’esodo di famiglie all’estero.
La partecipazione alle competizioni internazionali viene quindi considerata una necessità. I paletti restano però chiari: nessun gesto di normalizzazione simbolica. Gli atleti ucraini non dovranno stringere la mano agli avversari russi o bielorussi, non dovranno posare per foto comuni e non dovranno sostare fianco a fianco durante le cerimonie di premiazione.

La svolta del Comitato olimpico internazionale

Per anni il confronto si era giocato soprattutto sul piano simbolico: boicottaggi culturali, esclusioni dagli eventi sportivi e accademici, cancellazioni linguistiche e toponomastiche. Ora, anche per effetto dei negoziati in corso e della pressione internazionale verso una graduale normalizzazione, il quadro sta cambiando.
Giovedì scorso il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha annunciato che atleti russi e bielorussi under 18 potranno partecipare alle competizioni internazionali con bandiera e inno, a partire dai Giochi olimpici giovanili di Dakar 2026. Una decisione che ha accelerato il ripensamento anche a Kiev.

Reintegrazione graduale, ma non totale

Le restrizioni su bandiere e inni, introdotte dopo l’invasione del 2022, restano in vigore per gli atleti adulti nella maggior parte delle competizioni. Tuttavia, la tendenza è quella di una riammissione progressiva, senza un ritorno immediato alla piena normalità.
Alcune federazioni si sono già mosse in autonomia. Judo e scacchi hanno riaperto alla partecipazione degli atleti russi andando oltre le indicazioni del Cio. Diverso il discorso per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove i russi sono attesi ancora come atleti neutrali, senza simboli nazionali, nonostante il Tribunale arbitrale dello sport abbia annullato il tentativo della Fis di escluderli dalle qualificazioni.
In Ucraina, un’ordinanza del 13 aprile 2023 vietava ogni partecipazione a tornei con russi e bielorussi, a prescindere dallo status. La norma è stata poi ammorbidita nel luglio successivo per evitare l’isolamento completo degli atleti ucraini, ma il divieto restava in caso di utilizzo di bandiere e inni. La nuova decisione segna quindi un cambio di passo significativo.

Gli “incidenti” simbolici degli ultimi anni

La coesistenza sportiva è stata finora segnata da numerosi episodi di tensione. Nel marzo 2022, a Doha, il ginnasta russo Ivan Kuliak salì sul podio con il simbolo “Z” sulla divisa accanto all’ucraino Illia Kovtun, scatenando un’ondata di polemiche.
Nel tennis, ha fatto discutere il rifiuto di Marta Kostyuk di stringere la mano alla russa Aryna Sabalenka al Roland Garros 2023, tra i fischi del pubblico. Scelte simili sono state più volte adottate anche da Elina Svitolina. Il caso più clamoroso resta però quello della sciabolatrice Olha Kharlan, squalificata dopo aver rifiutato la stretta di mano con la russa “neutrale” Anna Smirnova, nonostante il saluto con le lame.
Più recentemente, ad aprile a Guadalajara, un 13enne ucraino ha lasciato il podio rifiutando foto e saluti con un atleta russo. Scene analoghe si sono viste anche nella ginnastica ritmica. In controtendenza, a maggio, la stessa Kostyuk ha stretto la mano a Daria Kasatkina, spiegando di considerarla un’eccezione per la sua posizione pubblica contro la guerra.

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