
Un’apertura netta, destinata a far discutere. Il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, invita il Parlamento a varare una legge sul fine vita, indicando come riferimento le sentenze della Corte costituzionale. Le sue parole arrivano da una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale affronta diversi temi, dalla guerra in Ucraina ai rapporti tra Chiesa e politica, ma è soprattutto sul delicato terreno del fine vita che emergono le dichiarazioni più significative.
L’appello al Parlamento e lo “spirito costituente”
Secondo Zuppi, la presa di posizione della Cei rappresenta un passo rilevante, quasi inatteso, che chiama direttamente in causa la responsabilità della politica. Il presidente dei vescovi italiani sottolinea come il tema richieda un approccio condiviso, capace di superare gli steccati tra schieramenti.
«Ci sono scelte che richiedono uno spirito costituente. Maggioranza e opposizione possono e debbono arrivare a un accordo», afferma Zuppi, collegando il tema anche al crescente fenomeno dell’astensione elettorale, che a suo giudizio nasce da una politica percepita come distante dai problemi reali delle persone.
Il rapporto con la sofferenza dei malati terminali
Interpellato su come porsi di fronte a un malato terminale, provato dalla sofferenza al punto da chiedere il suicidio assistito, Zuppi richiama valori centrali nella visione della Chiesa. Al centro non c’è una risposta tecnica, ma un atteggiamento umano e relazionale.
«Vanno profusi attenzione, rispetto, misericordia e comprensione verso il dolore umano», spiega, aggiungendo che «la vera dignità consiste nell’essere amato e protetto nella fragilità». Un passaggio che ribadisce la centralità dell’accompagnamento e della cura, anche nelle fasi più estreme della vita.
I limiti invalicabili e il riferimento alla Consulta
Zuppi chiarisce però con altrettanta nettezza quali siano i confini entro cui la Chiesa ritiene possibile una legge sul fine vita. «La Chiesa non avallerà mai una legge che autorizzi il suicidio o l’eutanasia», afferma senza ambiguità.
L’auspicio è che il legislatore segua il solco tracciato dalla Corte costituzionale, in particolare nelle parti in cui vengono depenalizzati alcuni comportamenti in casi ben determinati riguardanti malati terminali. Un riferimento esplicito alle sentenze che negli ultimi anni hanno sollecitato il Parlamento a intervenire per colmare un vuoto normativo.
Cure palliative e tutela della vita
Per il presidente della Cei, una legge equilibrata sul fine vita non può prescindere da un punto essenziale: la piena attuazione delle cure palliative su tutto il territorio nazionale. Un aspetto che, secondo Zuppi, deve precedere ogni altra valutazione.
Solo garantendo l’accesso uniforme a queste cure, conclude, il legislatore può realmente occuparsi della tutela della vita, evitando che la richiesta di morte assistita nasca dall’abbandono, dalla solitudine o dalla mancanza di risposte adeguate da parte del sistema sanitario.


