
Le luci vengono regolate con precisione, le telecamere trovano l’inquadratura giusta, il silenzio della sala si prepara a diventare solenne. Prima che il discorso di fine anno entri nelle case degli italiani, al Quirinale tutto è già stato pensato, studiato, calibrato. Nulla è lasciato al caso, soprattutto quando si tratta di evocare la storia repubblicana e il suo significato più profondo.
Al centro della scenografia scelta per l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, c’è un’immagine che da sola racconta un passaggio decisivo della memoria collettiva. È la fotografia di Federico Patellani, diventata il simbolo della vittoria del referendum del 2 giugno 1946, quando l’Italia scelse la Repubblica. Uno scatto destinato a tornare centrale proprio mentre il Paese si avvicina a una data carica di significato: nel 2026 cadranno gli 80 anni di quella scelta fondativa.
La cura dei dettagli
Il particolare emerge dal video di backstage girato nella sala alla Vetrata del Palazzo del Quirinale, diffuso nelle ore che precedono il messaggio presidenziale. Nella composizione visiva compaiono un tappeto rosso, una stella di Natale e, in posizione ben visibile su un mobile color oro, la celebre fotografia: una ragazza sorridente che sventola il Corriere della Sera con il titolo “È nata la Repubblica italiana”. Un dettaglio che intreccia anniversari e simboli, visto che lo stesso quotidiano celebrerà nel 2026 i 150 anni dalla fondazione.
Negli anni, quello scatto è stato riprodotto infinite volte, diventando copertina di libri, manifesti, opere artistiche. Nella versione presente al Quirinale, l’immagine è sovrastata dal tricolore e accompagnata dalla scritta “2 giugno 1946”, a ribadire il legame diretto tra passato e presente. La panoramica finale del video indugia poi sui soffitti in legno e sugli affreschi della sala, dettagli che durante il discorso sfuggono allo sguardo del pubblico, concentrato sulle parole del capo dello Stato.
Un messaggio che, anche quest’anno, affronterà temi centrali come la coesione sociale, l’impegno dei giovani e la necessità di superare fratture e disuguaglianze. Un discorso proiettato al futuro, ma costruito dentro una scenografia che richiama con forza l’origine stessa della Repubblica italiana, trasformando una foto storica in un ponte simbolico tra memoria e speranza.


