
La tragedia di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno 2026 all’interno del locale notturno Le Constellation, ha provocato decine di vittime e oltre un centinaio di feriti, riaccendendo l’attenzione sulla sicurezza antincendio nei luoghi di intrattenimento. Un evento che ha sollevato interrogativi non solo sulle responsabilità dei gestori, ma anche sull’efficacia del sistema di controlli e sull’applicazione concreta delle norme esistenti.
Secondo le prime ricostruzioni diffuse da testate come Corriere della Sera e RaiNews, l’incendio si è sviluppato in pochi istanti, trasformando un locale affollato in una trappola. Un contesto che impone di analizzare cosa prevedono le regole e dove il sistema ha mostrato le sue falle.
Il quadro normativo svizzero sulla sicurezza antincendio
In Svizzera la sicurezza antincendio nei locali aperti al pubblico è regolata dalle Prescrizioni di protezione antincendio dell’AICAA, l’Associazione degli Istituti Cantonali di Assicurazione Antincendio. Si tratta di norme tecniche vincolanti, recepite dai Cantoni attraverso leggi e regolamenti locali, che disciplinano edifici con grande concentrazione di persone, come discoteche, club e sale da ballo.
A livello cantonale, queste prescrizioni sono integrate dalle leggi sugli esercizi pubblici e dalle norme federali sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In Ticino, ad esempio, la Legge sulla protezione antincendio e il relativo regolamento richiamano esplicitamente gli standard AICAA come riferimento obbligatorio. Accanto alle norme, enti come SUVA e UPI diffondono raccomandazioni operative su prevenzione, vie di fuga e gestione delle emergenze.
Crans-Montana, vie di fuga ed uscite di emergenza: il punto più critico a Le Constellation
Le vie di esodo rappresentano il primo e più importante presidio di sicurezza. La normativa svizzera impone che le uscite di emergenza siano sempre libere, segnalate, illuminate e immediatamente utilizzabili, senza chiavi o ostacoli, anche in caso di blackout o fumo.
Le prescrizioni AICAA stabiliscono criteri stringenti su numero, larghezza e distribuzione delle uscite, nonché sulle distanze massime da percorrere per raggiungere un luogo sicuro. Nei locali con una sola uscita, nessun punto dovrebbe trovarsi a più di 20 metri; oltre determinate superfici o capienze, sono obbligatorie più vie di fuga indipendenti, come indicato anche nei documenti sugli edifici con locali a grande concentrazione di persone.
Nel caso di Crans-Montana, le testimonianze raccolte da Open parlano di un’evacuazione concentrata su una scala unica e angusta, con una seconda uscita poco visibile o non segnalata. Un collo di bottiglia che ha reso impossibile una fuga rapida, mostrando come la carenza di vie di esodo possa trasformare un incendio in una strage.
Impianti di allarme e sistemi antincendio
Un altro snodo centrale riguarda i sistemi di rilevazione e allarme. In base alla normativa svizzera, i locali con alta affluenza devono essere dotati di rivelatori automatici di fumo, allarmi sonori e visivi, estintori adeguati e, in alcuni casi, impianti sprinkler.
L’obiettivo è intercettare l’incendio nella fase iniziale e avviare immediatamente l’evacuazione e l’allertamento dei soccorsi. Le norme prevedono inoltre sistemi di evacuazione di fumo e calore, fondamentali perché, come ricordano le linee guida SUVA sulle vie di fuga, nella maggior parte dei casi le vittime muoiono per inalazione di fumi tossici.
A Crans-Montana, secondo le prime ricostruzioni, l’assenza o l’inefficacia di un allarme immediatamente percepibile avrebbe ritardato la reazione del pubblico, aggravata dal volume elevato della musica e dalla rapidissima propagazione del fumo.
Materiali interni e rischio di propagazione
Le prescrizioni antincendio svizzere pongono grande attenzione ai materiali di rivestimento. Controsoffitti, pannelli fonoassorbenti e finiture devono essere ignifughi o a bassa reazione al fuoco, per evitare la propagazione rapida delle fiamme.
Nel locale di Crans-Montana l’innesco sarebbe stato causato da una fontanella pirotecnica decorativa, che ha incendiato un controsoffitto realizzato con materiali combustibili. Le fiamme si sono propagate in pochi istanti, generando un flashover con temperature elevate e un rilascio improvviso di fumo, come ricostruito da diverse analisi giornalistiche internazionali.
Crans-Montana, capienza e gestione del pubblico durante l’emergenza a Le Constellation
Ogni locale pubblico è autorizzato per una capienza massima, calcolata in funzione di uscite e sistemi di sicurezza. Superare questo limite costituisce una violazione grave, ma anche il rispetto formale della capienza non garantisce la sicurezza se manca una corretta gestione dell’emergenza.
Le autorità svizzere raccomandano l’uso di contapersone, piani di evacuazione chiari e una formazione costante del personale, inclusi buttafuori e addetti alla sicurezza. Esperienze passate, come quelle riportate dal Corriere del Ticino nel caso di Lugano, mostrano come controlli mirati e formazione possano ridurre drasticamente i rischi.
Nel caso di Crans-Montana, alcune testimonianze parlano di confusione nei primi minuti, con difficoltà nel coordinare l’uscita e nel bloccare nuovi ingressi, aggravando la situazione.
Controlli, responsabilità e il nodo delle licenze storiche
In Svizzera la responsabilità primaria per la sicurezza ricade sul gestore, che può rispondere civilmente e penalmente in caso di negligenza. Le autorità cantonali effettuano controlli periodici, ma uno dei punti più delicati riguarda i locali con licenze rilasciate decenni fa, quando gli standard di sicurezza erano meno stringenti.
In diversi Cantoni è emerso che molti di questi locali, se dovessero essere autorizzati oggi, avrebbero capienze ridotte o obblighi di adeguamento strutturale. La tragedia di Crans-Montana potrebbe accelerare una revisione di queste situazioni, imponendo controlli più frequenti e interventi obbligatori.
La normativa svizzera sulla sicurezza antincendio è considerata avanzata, ma quanto accaduto a Capodanno 2026 dimostra che la distanza tra regole e applicazione concreta resta il vero punto critico quando è in gioco la vita delle persone.


