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Garlasco, finiti esami sui reperti di Chiara Poggi: “Trovato quello che stavamo cercando”

Pubblicato: 10/01/2026 09:17

Sono concluse le analisi sugli oggetti che Chiara Poggi indossava la mattina del 13 agosto 2007, quando venne uccisa nella villetta di Garlasco. Si tratta di una catenina con ciondolo a forma di dente di squalo, alcuni braccialetti – uno con inciso il nome Chiara –, orologio, cavigliera e orecchini. Uno di questi era ancora al lobo al momento del ritrovamento del corpo, l’altro sarebbe stato perso durante l’aggressione ma venne comunque repertato sulla scena del crimine.

Parte di questi reperti, come emerso già nelle prime indagini, non era mai stata sottoposta ad accertamenti completi. Nel 2007 – aveva spiegato a Fanpage.it il consulente Dario Redaelli – i carabinieri del RIS di Parma, su delega della Procura, avevano effettuato alcune verifiche, ma braccialetti e orologio, pur risultati imbrattati di tracce, non erano stati oggetto di prelievi. Altri oggetti, invece, non erano stati analizzati affatto.

Ora tutti i reperti sono stati sottoposti a nuove verifiche, alcune per la prima volta, nell’ambito di una consulenza tecnica affidata agli esperti incaricati dalla famiglia Poggi. A confermarlo è lo stesso Redaelli: «Le verifiche sono state completate. Abbiamo avuto i riscontri che stavamo cercando. Presenteremo i risultati in una eventuale richiesta di revisione del processo».

Il consulente chiarisce che il lavoro svolto non è legato all’indagine che coinvolge Andrea Sempio, ma è «tutto concentrato verso una possibile revisione del processo» che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. «Non sveliamo il contenuto degli accertamenti – precisa Redaelli – ma i dati raccolti verranno messi a disposizione di un giudice, che valuterà quanto siano rilevanti».

Gli oggetti sono stati conservati per tutti questi anni e restituiti alla famiglia nel 2010, in perfetto stato di conservazione. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei Poggi, aveva spiegato all’AGI che tali analisi erano state negate nel corso del primo processo d’appello: «Stiamo lavorando su più fronti, compresa la verifica dei reperti restituiti ai familiari».

Accertamenti sono in corso anche sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi. Il quadro che emerge è quello di un’attività difensiva articolata, orientata a raccogliere nuovi elementi da sottoporre alla magistratura qualora venga formalizzata una richiesta di revisione del processo.

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