
Il bilancio della tragedia nelle Filippine centrali si fa sempre più pesante: sono ormai undici le vittime accertate dopo il catastrofico crollo della discarica di Binaliw, a Cebu City. La frana, avvenuta la scorsa settimana, ha travolto oltre cento operai impegnati nell’impianto. Sebbene dodici persone siano state tratte in salvo, l’angoscia cresce per gli oltre venti dispersi che mancano ancora all’appello. Le operazioni, rese difficilissime da tonnellate di detriti e rifiuti, hanno subito un’accelerazione nelle ultime ore poiché i soccorritori hanno individuato segnali che potrebbero indicare la presenza di superstiti sotto la massa informe di scarti.
Una tragedia annunciata: sotto accusa la gestione rifiuti
Il disastro ha sollevato un’ondata di indignazione nel Paese, con molti parlamentari che definiscono l’evento “una tragedia annunciata”. Le autorità ambientali non hanno perso tempo e hanno imposto la sospensione immediata delle attività della società di gestione, pretendendo un piano di messa in sicurezza entro novanta giorni. Parallelamente, un’inchiesta formale dovrà stabilire se le piogge torrenziali delle ultime settimane siano l’unica causa o se, come sospettano molti esperti, gravi carenze ingegneristiche abbiano reso instabile l’accumulo dei rifiuti. Dal quartiere limitrofo arrivano testimonianze strazianti: un residente ha raccontato scene di panico totale, ricordando come il collasso abbia spazzato via edifici e mezzi in pochi istanti. La moglie dell’uomo, che lavorava nel sito, è purtroppo tra le vittime ritrovate senza vita.
L’incidente di Binaliw sta diventando un caso politico nazionale. Cebu City rappresenta uno snodo commerciale cruciale per le isole Visayas e il sistema di smaltimento dei rifiuti basato sulle grandi discariche a cielo aperto mostra ormai tutti i suoi limiti. Attivisti e osservatori chiedono riforme strutturali per evitare che il settore del trattamento dei rifiuti continui a mettere a rischio la vita dei lavoratori più vulnerabili.

