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“Roba da matti!”. Bersani furioso in diretta: con chi se la prende

Pubblicato: 14/01/2026 13:44

Il confronto televisivo si accende e diventa terreno di scontro politico e ideologico. A Dimartedì, il talk show di La7, il dibattito sulla riforma Nordio e sulla politica estera legata all’Iran si trasforma in un duro botta e risposta tra Pier Luigi Bersani e Alessandro Sallusti, mettendo in evidenza due visioni opposte su giustizia, autonomia della magistratura e solidarietà internazionale. Una discussione che va ben oltre il singolo provvedimento legislativo e che fotografa una frattura profonda tra destra e sinistra.
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Lo scontro sulla riforma Nordio e la giustizia

Il primo terreno di scontro riguarda la riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio, in particolare l’ipotesi di istituire un’Alta corte disciplinare per i magistrati. Alessandro Sallusti, ex direttore de Il Giornale e di Libero, difende con decisione l’impianto della riforma, sostenendo che sia necessario rafforzare i meccanismi di controllo e disciplina all’interno della magistratura. Secondo Sallusti, l’intervento non intaccherebbe in alcun modo i principi costituzionali e non metterebbe a rischio l’equilibrio dei poteri.

Di tutt’altro avviso Pier Luigi Bersani, che porta numeri e dati per smontare l’idea di un sistema disciplinare inefficace. L’ex ministro richiama le cifre già citate da Marco Travaglio a Otto e mezzo: nella attuale consiliatura del Csm sono state avviate 190 procedure disciplinari, con 80 condanne, spesso pesanti, che hanno comportato blocchi di carriera, sospensioni ed espulsioni. Numeri che, secondo Bersani, collocano l’Italia al di sopra della media europea in termini di sanzioni disciplinari.

Il nodo centrale, per Bersani, non è l’esistenza di controlli, ma il metodo: se l’obiettivo è rafforzare la disciplina, si può intervenire con leggi ordinarie, senza “toccare una colonna della Costituzione”, ovvero l’autonomia della magistratura. Un confine che, a suo giudizio, la riforma rischia di superare.

Autonomia della magistratura e ruolo del pm

Alle accuse di Bersani, Sallusti replica seccamente, negando qualsiasi tentativo di compressione dell’indipendenza dei giudici. A suo avviso, parlare di attacco alla magistratura è falso e irrealistico, anche perché il presidente della Repubblica non consentirebbe mai uno strappo costituzionale.

La controreplica dell’ex segretario del Pd entra nel merito politico: secondo Bersani, la riforma non dichiara apertamente il passaggio del pubblico ministero sotto l’influenza della politica, ma ne modifica di fatto il ruolo, avvicinandolo a quello di un poliziotto. Una trasformazione che, secondo lui, altererebbe l’equilibrio dei poteri e richiederebbe un controllo politico su chi indaga, ipotesi che Bersani respinge con forza.

Il clima si fa teso, con Sallusti che accusa Bersani di fare un “processo alle intenzioni”, mentre l’ex ministro insiste sul rischio di consegnare l’azione giudiziaria a una logica di controllo politico.

Il nodo Iran e le accuse alla sinistra

La discussione si infiamma ulteriormente quando Sallusti sposta il focus sulla politica internazionale, accusando una parte della sinistra di essere stata, negli ultimi mesi, indulgente verso Hamas e gli ayatollah iraniani. Un’affermazione che provoca la reazione immediata di Bersani, che chiede con tono polemico a chi si riferisca.

Secondo Sallusti, il problema riguarderebbe il movimento pro Palestina, accusato di scendere in piazza senza mostrare la stessa mobilitazione per la causa del popolo iraniano. Un’accusa che Bersani respinge con decisione, definendola infondata e strumentale.

“Donna, vita, libertà” e la replica di Bersani

Per controbattere, Bersani richiama lo slogan “Donna, vita, libertà”, simbolo della protesta contro il regime iraniano esplosa dopo la morte di Mahsa Amini. L’ex ministro ricorda come il Partito Democratico e la segretaria Elly Schlein abbiano partecipato più volte alle manifestazioni in sostegno delle donne iraniane e della democrazia in Iran, insieme ai movimenti attivi in Italia da anni.

La stoccata finale è rivolta direttamente alla destra: quanta parte di quell’area politica, si chiede Bersani, ha partecipato alle mobilitazioni negli anni passati e quanta scenderà in piazza oggi? L’accusa di essere “con gli ayatollah” viene definita assurda, chiudendo il confronto con parole cariche di indignazione.

Il dibattito di Dimartedì restituisce così l’immagine di uno scontro non solo televisivo, ma profondamente politico, in cui giustizia, Costituzione e diritti civili diventano terreno di una contrapposizione destinata a proseguire ben oltre lo studio di La7.

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