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“Nostre foto senza vestiti in rete, può succedere a tutti”. Bufera su Elon Musk, cosa sta succedendo

Pubblicato: 14/01/2026 16:38

C’è un momento, nell’evoluzione delle tecnologie, in cui l’innovazione smette di promettere progresso e comincia a intimidire. Non perché sia nuova, ma perché viene usata senza consenso. È quello che accade quando un algoritmo prende una persona reale, la spoglia e la restituisce al mondo come una caricatura oscena, più appetibile della realtà. Non è fantascienza né satira: è cronaca.

La vicenda di Kirana, donna indonesiana costretta su una sedia a rotelle che documenta online la propria quotidianità, è l’esempio più netto di questo scarto. Un click, una richiesta nei commenti, e un software di intelligenza artificiale la mostra in bikini. In un attimo si passa dall’empatia allo scherno, dalla solidarietà al ludibrio. E una volta che l’immagine circola, la realtà diventa una nota a margine.

Dall’oceano del web all’onda anomala

Il web è sempre stato un oceano: rotte sicure e secche improvvise, salvataggi e relitti. La differenza, oggi, non sta nell’esistenza del pericolo ma nella sua accessibilità. Programmi per “spogliare” le immagini esistono da anni, ma vivevano nelle profondità del web, dove servivano strumenti e competenze. A ridosso delle feste, su X quell’onda è salita in superficie e ha sommerso tutto.

Da Natale a Capodanno, la schermata di molti utenti è parsa «un bar affollato da donne discinte». Che cosa è cambiato? L’abbattimento delle barriere. Una funzione prima riservata a pochi è stata aperta a molti. Il risultato è stato un assalto di immagini manipolate, estranee, invasive. Un’agenzia internazionale ha contato decine di richieste in pochi minuti: numeri da epidemia digitale.

Grok, il verbo e l’abuso

Il programma si chiama Grok: un nome che nasce in un romanzo di fantascienza degli anni Sessanta e indica una comprensione intuitiva, profonda. Il suo sponsor più entusiasta, Elon Musk, lo ha presentato come strumento affidabile, persino alternativo al medico. Poco importa il margine di errore dell’IA. Ancora meno, a quanto pare, l’uso distorto.

Per mesi, la possibilità di alterare le immagini è stata questione di abbonamenti: paghi di più, puoi fare di più. La notte di Natale, come un regalo sotto l’albero, i cancelli si sono aperti. E l’“invasione degli ultracorpi” è diventata un fatto di massa.

Chi sono le vittime (e chi guarda)

Non è un incidente isolato. È successo a migliaia di persone: soprattutto donne, spesso minorenni. Come Nell Fisher, quattordici anni. Ma anche politici, celebrità, perfino lo stesso proprietario della piattaforma. L’argomento “è solo gioco” regge finché riguarda chi consente. Crolla quando l’immagine è rubata, l’età ignorata, la persona ridotta a oggetto.

La pornografia è, o dovrebbe essere, consenziente e per maggiorenni. Qui accade il contrario: uno spogliarello all’insaputa del soggetto, con una velocità che rende inutile ogni difesa. Le segnalazioni spesso non ottengono risposta; gli amici avvertono: «Se reagisci, circoleranno di più». E così l’algoritmo decide cosa resta.

Governi divisi, diritti sfocati

Alcuni Paesi asiatici hanno indagato o sospeso il servizio; il Regno Unito osserva; l’Unione europea si interessa con passo leggero; gli Stati Uniti adottano l’IA per usi pubblici. La parola invocata è sempre la stessa: libertà. Di pensiero, di espressione. Ma la libertà d’immagine? A chi appartiene, se altri possono mistificarla?

Norme esistono, allarmi pure. Sono stati ignorati finché la baracca non ha preso fuoco. Oggi, mentre tutto precipita, c’è chi si dedica a “scostumare” attrici e cittadine comuni. Si spera che la moda passi. Ma ciò che la alimenta, potere, anonimato e assenza di conseguenze, è fatto per durare.

Il punto non è avere paura di un software. È chiedersi chi lo usa così, perché, e chi se ne assume la responsabilità. Finché la risposta resterà vaga, continueremo a scoprirci nudi senza averlo deciso.

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Ultimo Aggiornamento: 14/01/2026 16:42

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