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“Non è così…”. Ferragni assolta, Selvaggia Lucarelli gela tutti. L’ha detto davvero

Pubblicato: 14/01/2026 17:49

La sentenza emessa dal tribunale di Milano sul caso che ha coinvolto Chiara Ferragni continua a far discutere, scatenando reazioni immediate tra chi ha seguito la vicenda sin dalle prime battute. Tra le voci più critiche si leva quella di Selvaggia Lucarelli, la giornalista che con la propria inchiesta aveva sollevato il caso a livello mediatico, portando sotto i riflettori le operazioni commerciali legate al pandoro Balocco e alle uova di Pasqua. Attraverso i suoi canali social, Lucarelli ha analizzato l’esito del rito abbreviato con una puntualizzazione tecnica che sposta l’asse della narrazione.

“Tecnicamente” Chiara Ferragni “è stata prosciolta, non assolta”, ha esordito la giornalista dal proprio profilo Instagram, contestando l’interpretazione trionfalistica della decisione giudiziaria. Secondo l’analisi della Lucarelli, l’esito processuale non entrerebbe nel merito dell’innocenza assoluta, ma sarebbe strettamente legato a cavilli procedurali e alla mancanza di condizioni di procedibilità.

L’analisi di Selvaggia Lucarelli sul verdetto di Milano

Entrando nel dettaglio della sua ricostruzione, la giornalista ha offerto ai propri follower una sintesi di quanto accaduto nelle aule di giustizia: “Questione Ferragni spiegata in breve: per procedere per il reato di truffa servivano le querele che inizialmente c’erano”, scrive nelle storie su Instagram. Il nodo centrale, secondo la Lucarelli, risiederebbe nel ruolo delle associazioni dei consumatori che avevano inizialmente intrapreso la via legale. “Codacons aveva ritirato le querelegrazie ad un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice”. L’attenzione si sposta poi sulla qualifica del reato: l’accusa di truffa aggravata, che avrebbe permesso di procedere d’ufficio, non è stata confermata dal giudice. “Quella aggravata (che procede anche senza querele) non ha retto perché mancavano le aggravanti”, prosegue l’analisi. Per la Lucarelli, dunque, il fatto che non si sia arrivati a una condanna penale non cancella la natura delle azioni contestate. “Tecnicamente – osserva Lucarelli – è stata prosciolta, non assolta”.

La giornalista conclude il suo intervento ricordando che, al di là dell’ambito penale, restano intatti i provvedimenti già presi dalle autorità competenti. L’imprenditrice digitale “resta invece colpevole di pubblicità ingannevole e sul fronte amministrativo – ricorda ancora – ha estinto il suo debito pagando 3 milioni di euro tra multe e donazioni”. Una distinzione, quella tra l’illecito amministrativo e il reato penale, che per la Lucarelli rimane fondamentale per inquadrare correttamente l’intera vicenda del Pandorogate.

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