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Groenlandia, Meloni frena sulla missione: per ora niente soldati a Nuuk

Pubblicato: 15/01/2026 21:20

L’Italia non invierà soldati in Groenlandia. Almeno per ora. Roma resterà fuori dall’esercitazione militare “Arctic Endurance”, al via nelle prossime ore, che vedrà impegnati contingenti di Francia, Germania, Svezia e Norvegia nel territorio artico controllato da Copenaghen.

L’obiettivo dell’iniziativa europea è duplice: testare un possibile rafforzamento stabile della presenza militare nell’Artico e, soprattutto, inviare un segnale politico di deterrenza a tutela di Nuuk, dopo le ripetute dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Un messaggio che alcune capitali europee hanno deciso di rendere esplicito anche sul piano militare.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata oggi a Tokyo nel giorno del suo 49° compleanno, non si è ancora espressa ufficialmente. Tuttavia, secondo fonti di governo, Palazzo Chigi non sarebbe orientato a dare il via libera alla partecipazione italiana in questa fase dell’impegno Ue, sollecitato direttamente dalla Danimarca.

Alla base della scelta c’è soprattutto la cautela. Un atteggiamento che Meloni mantiene ogni volta che deve misurarsi con il rapporto, politicamente sensibile, con l’ex presidente americano. Un conto è sostenere, nero su bianco, l’obiettivo Nato di rafforzare la sicurezza nell’Artico; altro è schierare truppe italiane in una sfida apertamente percepita come europea contro la Casa Bianca.

L’esercitazione, però, rappresenta solo un passaggio intermedio. La presenza militare europea in Groenlandia potrebbe infatti diventare strutturale, costringendo il governo italiano a una scelta più netta: sfilarsi o partecipare. Una decisione resa complessa anche dagli equilibri interni alla maggioranza, dove il tradizionale isolazionismo leghista pesa sulle opzioni di politica estera.

C’è però un dato che a Palazzo Chigi viene valutato con attenzione: secondo sondaggi recentissimi, circa il 90% degli italiani boccia le minacce statunitensi sulla Groenlandia, mentre l’84% ritiene che Trump stia rendendo il mondo meno sicuro. Un orientamento dell’opinione pubblica che potrebbe influenzare le prossime mosse.

Durante la missione asiatica, il dossier Groenlandia resterà comunque in secondo piano. Oggi Meloni incontrerà a Tokyo la nuova premier giapponese Sanae Takaichi, con cui ribadirà la necessità di una cooperazione che vada oltre le singole commesse economiche.

Domani sono previsti incontri con i vertici delle principali aziende nipponiche, ma l’obiettivo dichiarato è costruire un partenariato strategico più ampio, a partire dalla difesa, sul modello del progetto per i caccia di sesta generazione che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone.

Lo stesso schema Meloni intende applicarlo alla Corea del Sud, potenza emergente nei settori chiave dell’high-tech e dei semiconduttori. Giappone e Corea rientrano in una strategia più ampia: diversificare le alleanze in una fase geopolitica instabile, mantenendo un equilibrio delicato tra Europa e Stati Uniti. Un equilibrismo che continua a guidare la politica estera della premier, sospesa tra le due sponde dell’Atlantico.

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