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Padre dona due organi alla figlia da vivo: è il primo caso in Italia

Pubblicato: 20/01/2026 18:43

Ha detto di aver fatto “semplicemente ciò che farebbe qualsiasi genitore”, ma il gesto compiuto è senza precedenti in Italia. Un padre serbo di 37 anni ha donato due organi da vivente alla figlia di sette anni, Sofija (nome di fantasia): un rene e una porzione di fegato, pari a circa il 25%. È il primo caso nel nostro Paese di trapianto combinato di due organi prelevati da un unico donatore vivente.

L’intervento record a Bergamo

Gli interventi di prelievo e trapianto si sono svolti all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e sono durati complessivamente 18 ore, dalle 9.30 del 18 dicembre 2025 alle 3.37 del 19 dicembre. In due sale operatorie attigue si sono alternati sei chirurghi, sette anestesisti e venti tra infermieri e operatori sanitari.

Il trapianto sulla bambina è iniziato con il fegato e si è concluso con il rene, in un’unica procedura combinata. Una scelta complessa ma strategica, valutata e condivisa da un’équipe multidisciplinare.

La malattia e la lunga attesa

Sofija era affetta da una rara patologia genetica che colpiva contemporaneamente fegato e reni. Dall’età di quattro anni era costretta alla dialisi peritoneale domiciliare, fino a 18 ore al giorno. Successivamente era passata all’emodialisi a giorni alterni, con una forte limitazione della qualità di vita.

Il quadro clinico si era ulteriormente aggravato con lo sviluppo di una cirrosi epatica, che rendeva impossibile un trapianto renale isolato: da qui la necessità di un trapianto combinato.

Un percorso rigoroso e controllato

La bambina è arrivata a Bergamo a ottobre, accompagnata dai genitori, dopo una richiesta ufficiale del Ministero della Salute serbo. L’iter per il trapianto da donatore vivente in Italia è particolarmente rigoroso e mira a tutelare sia il donatore sia il ricevente.

Dopo la valutazione di idoneità della coppia padre-figlia, sono arrivati il parere favorevole della Commissione regionale di parte terza e il nulla osta della Procura di Bergamo.

“Io e mia moglie avevamo preso questa decisione più di due anni fa – ha raccontato il padre – quando i medici ci dissero che sarebbe servito il trapianto. Abbiamo pregato e sperato. Qui a Bergamo i medici hanno fatto qualcosa di straordinario”.

Perché il doppio trapianto

La scelta di trapiantare fegato e rene nello stesso intervento ha portato benefici importanti: Sofija ha potuto evitare una lunga permanenza in dialisi dopo il trapianto del solo fegato, mentre il padre ha affrontato una sola anestesia generale anziché due interventi separati.

I rischi per il donatore sono stati valutati come accettabili rispetto ai benefici attesi per la figlia, sia in termini di sopravvivenza sia di qualità della vita.

Un centro di eccellenza

Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo è uno dei pochi centri italiani autorizzati ai trapianti di tutti gli organi, sia in età adulta sia pediatrica. Proprio qui, nel 1999, è stata introdotta la tecnica dello split liver, che ha contribuito ad azzerare la lista d’attesa pediatrica per il trapianto di fegato in Italia.

In questo caso, quella tecnica è stata adattata al prelievo da donatore vivente, limitando l’asportazione a una piccola porzione di fegato.

Un nuovo inizio

Padre e figlia sono stati dimessi dall’ospedale lunedì 19 gennaio. Le condizioni cliniche sono buone.

“È una gioia vederla mangiare, giocare, avere energia – racconta il padre – Prima si stancava subito, ora è come tutti gli altri bambini. Potrà iniziare la scuola senza cateteri e senza dialisi”.

La bambina resterà a Bergamo per i controlli nei prossimi mesi, ma potrà condurre una vita normale.

Un intervento che rappresenta non solo una storia di amore genitoriale, ma anche una pietra miliare della medicina dei trapianti in Italia.

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Ultimo Aggiornamento: 20/01/2026 21:59

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