
Il palco del PalaAsti di Torino è diventato il teatro di un nuovo, durissimo scontro che vede protagonista Alessandro Barbero. Lo storico, già noto per le sue posizioni decise, è finito nel mirino delle critiche per alcune affermazioni sulla sovranità territoriale della Crimea pronunciate lo scorso 29 gennaio. Durante un incontro pubblico, Barbero ha punzecchiato direttamente il leader di Azione con una frase che non ha tardato a fare il giro della rete: «Avete presente dov’è la Crimea? Forse il senatore Calenda direbbe che è in Ucraina. Che Dio lo perdoni. La Crimea è in Russia, è sempre stata russa».
Al suo fianco, il collega e docente universitario Angelo d’Orsi ha rincarato la dose, sostenendo integralmente la tesi del medievista e ribadendo a sua volta che «è sempre stata russa la Crimea». L’evento, intitolato significativamente «Democrazia in tempo di guerra», portava come sottotitolo un tema altrettanto provocatorio: «Censurare l’informazione, disciplinare la cultura e la scienza». La serata si è svolta al Palazzetto dello Sport di Parco Ruffini dopo un rinvio forzato lo scorso dicembre, vedendo la partecipazione in collegamento di figure del calibro di Marco Travaglio, Francesca Albanese e Moni Ovadia.
La replica al vetriolo di Carlo Calenda
La risposta di Carlo Calenda non si è fatta attendere, affidata a un post sui social dai toni estremamente pesanti. Il senatore non ha usato giri di parole per contestare la ricostruzione storica e politica di Barbero: «Spero che Barbero fosse ubriaco. Si direi che la Crimea è Ucraina. Perché lo è. E’ stata presa con la forza da un dittatore fascista». Calenda ha poi tracciato un parallelismo storico molto forte per sottolineare la gravità delle affermazioni udite al PalaAsti.
Secondo il leader politico, avallare l’annessione russa equivarrebbe a giustificare le aggressioni territoriali del secolo scorso: «Avrei detto la stessa cosa dei Sudeti e della Cecoslovacchia. Ma forse Barbero avrebbe dato ragione a Hitler». Questa polemica arriva in un momento di estrema tensione internazionale e segue di poco un altro intervento molto discusso dello storico torinese relativo al referendum sulla giustizia. La frattura tra il mondo accademico rappresentato da Barbero e d’Orsi e la linea politica atlantista di Calenda appare ormai insanabile, trasformando un dibattito sulla cultura in uno scontro aperto sui confini dell’Europa.


