
Dopo la giornata di violenze che ha attraversato Torino, il dibattito si sposta dal piano dell’ordine pubblico a quello delle responsabilità morali e politiche. Sul banco degli imputati finiscono pezzi della borghesia e dell’intellighenzia cittadina, accusati di aver favorito — direttamente o indirettamente — un clima di tolleranza verso gruppi antagonisti pronti allo scontro.
Un atto d’accusa arrivato dalla procuratrice generale Lucia Musti, che già in passato aveva definito Torino “capitale dell’eversione” e che oggi punta il dito contro quella che chiama un’“area grigia” colta e borghese, incapace di svolgere un ruolo di deterrenza e di educazione al rispetto delle regole democratiche.
Musti: “C’è una tolleranza benevola verso condotte che sono reati”
Secondo la procuratrice generale, accanto ai responsabili materiali delle aggressioni esisterebbe una complicità oggettiva di settori sociali che, attraverso scritti, prese di posizione e atteggiamenti pubblici, finirebbero per normalizzare comportamenti che sono gravi reati.
Una critica dura: non si tratterebbe di adesione diretta alla violenza, ma di un fiancheggiamento morale, di una lettura indulgente che contribuisce a creare un terreno favorevole alle escalation.
Caselli: “Ha colto bene un profilo della città”
A condividere l’analisi è Giancarlo Caselli. L’ex magistrato riconosce che Musti è a Torino da poco, ma sostiene che abbia centrato un punto chiave: una parte dell’intellighenzia torinese non ha preso sufficientemente le distanze da certi comportamenti, arrivando talvolta a giustificarli.
“Questo — osserva — non aiuta il contrasto alla violenza e all’eversione”. Per Caselli il problema diventa serio quando i violenti non si sentono isolati, quando manca una presa di distanza netta “senza se e senza ma”.
Violante: “Non benevolenza, ma irresponsabilità”
Più articolata la posizione di Luciano Violante. L’ex magistrato ed ex presidente della Camera evita il termine “upper class”, ma parla apertamente di responsabilità di settori intellettuali, sociali e politici che avrebbero dovuto prevedere l’esito della manifestazione.
Secondo Violante, era “assolutamente chiaro” che il corteo sarebbe degenerato. Partecipare o assecondare iniziative di questo tipo, soprattutto in una città segnata dal terrorismo come Torino, equivale a un atto non responsabile.
Per lui non si tratta tanto di condiscendenza quanto di mancata assunzione di responsabilità: chi ha ruoli pubblici non può ignorare dove portano certe dinamiche.
Bonelli: “Mai violenza, nessuna giustificazione”
Angelo Bonelli respinge l’idea di una benevolenza diffusa. Rivendica una linea politica fondata sulla non violenza e afferma che quanto accaduto è “inaccettabile e dannoso”.
“C’è un gruppo di persone ben noto che va individuato e fermato”, sostiene, ribadendo che non può esistere alcuna giustificazione per le aggressioni. Bonelli sottolinea come la sua indignazione nasca dalle immagini di un poliziotto preso a calci e martellate, e invita a non fare paragoni impropri con realtà estere. Per il leader ambientalista, il dovere di tutti è non tacere di fronte a episodi di questo genere.
“Superato il limite”: l’appello a una reazione della città
Caselli osserva che situazioni simili a Torino durano da tempo, ma ritiene che questa volta sia stato superato un limite, auspicando che quanto accaduto possa contribuire a costruire una coscienza collettiva diversa.
Violante ricorda la tradizione di partecipazione sociale della città — dai Salesiani all’azionismo, dal socialismo al comunismo — ma ribadisce che nulla di tutto questo ha a che fare con le violenze di sabato. E lancia un monito duro: chi è un intellettuale o un politico e sceglie di unirsi a cortei di questo tipo non può ignorarne gli esiti.
Le alternative, dice, sono due: o non si capisce ciò che sta accadendo, oppure si agisce con irresponsabilità. Un confronto che segna un passaggio delicato per Torino, chiamata ora a interrogarsi non solo sulla sicurezza, ma anche sul ruolo delle proprie élite culturali e politiche nel prevenire — o nel favorire — derive violente.


