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Addio a Mario Merlino: tra militanza, Piazza Fontana e l’impegno culturale

Pubblicato: 04/02/2026 16:49

Si è spento a Roma all’età di 81 anni. Dalla prima linea di Valle Giulia alle aule di tribunale per la strage del 1969, fino alla carriera di docente e scrittore: una vita sospesa tra opposti estremismi e riflessione intellettuale.

ROMA – È morto a Roma Mario Merlino, una delle figure più enigmatiche e discusse del panorama politico e sociale italiano della seconda metà del Novecento. Aveva 81 anni. Protagonista di stagioni di scontro durissimo, la sua biografia incarna le contraddizioni di un’epoca segnata da ideologie contrapposte e ferite nazionali mai del tutto rimarginate.

Dalla destra estrema al circolo anarchico

La parabola di Merlino inizia nella destra radicale di Avanguardia Nazionale, l’organizzazione fondata da Stefano Delle Chiaie. È con questo schieramento che, nel marzo del 1968, partecipa alla celebre battaglia di Valle Giulia, lo scontro frontale tra studenti e polizia che segnò l’immaginario del movimento sessantottino.

Tuttavia, il percorso di Merlino subì una svolta inattesa quando, in una sorta di “sconfinamento” ideologico ancora oggi oggetto di analisi storica, si avvicinò agli ambienti della sinistra libertaria, diventando uno dei fondatori del Circolo anarchico 22 marzo.

L’ombra di Piazza Fontana e l’assoluzione

Proprio la sua presenza all’interno del circolo anarchico lo portò al centro delle indagini per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Accusato inizialmente di essere un infiltrato o un agitatore coinvolto nella strategia della tensione, Merlino affrontò un lungo iter giudiziario che si concluse con la sua completa assoluzione. Quel periodo, segnato da sospetti e processi, rimase una macchia indelebile nella sua vita pubblica, sebbene la magistratura abbia definitivamente escluso sue responsabilità dirette nei fatti di Milano.

La “seconda vita”: la scuola e il teatro

Chiusa la stagione della politica attiva e dei tribunali, Merlino scelse il ritiro nella cultura. Per anni è stato professore di storia e filosofia in un liceo romano, dedicandosi alla formazione delle giovani generazioni. La sua passione per la parola si è riversata nella scrittura e nel teatro, ambiti in cui ha cercato di rielaborare la propria memoria storica e personale.

Tra i suoi lavori di maggior rilievo si ricordano:

  • E venne Valle Giulia: un volume autobiografico in cui ripercorreva la genesi del movimento studentesco e le sue esperienze di piazza.
  • L’impegno critico: la cura della ristampa dei Poemi di Fresnes di Robert Brasillach, intellettuale collaborazionista francese, a conferma di un interesse mai sopito per le radici della cultura di destra europea.

Con la sua scomparsa si chiude un altro capitolo di quel “secolo breve” italiano fatto di sogni rivoluzionari, militanza estremista e tragici misteri, lasciando ai posteri il compito di decifrare la figura di un uomo che ha vissuto, spesso contemporaneamente, mondi che sembravano destinati a non incontrarsi mai.

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