
Il Consiglio dei ministri ha sciolto le riserve sul referendum sulla riforma della giustizia, mettendo fine alle ipotesi di rinvio che avevano iniziato a circolare nelle ore successive all’intervento della Corte di Cassazione. Al termine di una riunione convocata in modo inatteso, l’esecutivo ha deciso di confermare la data della consultazione fissata per il 22 e 23 marzo, scegliendo però di intervenire sul contenuto del quesito referendario per recepire le indicazioni arrivate dalla Suprema Corte.
La seduta del Cdm è stata convocata a sorpresa all’indomani dell’ordinanza con cui la Cassazione ha ritenuto ammissibile il nuovo quesito promosso da un comitato di quindici giuristi, i cosiddetti “Volenterosi”, che hanno sostenuto la raccolta di 500mila firme a sostegno dell’iniziativa referendaria. L’ordinanza ha imposto al governo una valutazione immediata sulle modalità di svolgimento del referendum e sul testo da sottoporre agli elettori.
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La decisione del Consiglio dei ministri
Al centro del confronto tra i ministri vi era il modo di dare attuazione formale alla pronuncia della Cassazione. La scelta finale è stata quella di non modificare il calendario già stabilito, evitando così un allungamento dei tempi che avrebbe potuto creare incertezze organizzative e politiche. Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, contenuto nella riforma della giustizia, si svolgerà dunque nelle date già previste.
L’intervento del governo riguarderà invece il testo del quesito, che verrà integrato con il richiamo esplicito agli articoli della Costituzione oggetto di modifica. Inoltre, nel quesito saranno riportate anche le norme che, con l’eventuale entrata in vigore della riforma, risulterebbero superate o abrogate. Una scelta che punta a garantire maggiore chiarezza e completezza informativa agli elettori chiamati alle urne.

L’ipotesi del rinvio e le date escluse
Nel corso delle valutazioni preliminari era stata presa in considerazione anche l’ipotesi di uno slittamento del referendum di una settimana, con voto fissato per il 29 e 30 marzo. Una soluzione che avrebbe consentito di rispettare i termini tecnici richiesti ai promotori, ma che avrebbe fatto coincidere la consultazione con la Domenica delle Palme, circostanza tradizionalmente evitata per le votazioni.
Un ulteriore rinvio avrebbe comportato lo spostamento ad aprile, ma la settimana successiva sarebbe caduta in coincidenza con la Pasqua, rendendo necessario arrivare fino al 12 e 13 aprile. Uno scenario considerato eccessivamente dilatorio, che avrebbe allungato i tempi della consultazione popolare. Da qui la decisione politica di non far slittare ulteriormente il referendum e di intervenire esclusivamente sul piano formale del quesito.

La posizione dei promotori del referendum
Prima della riunione del Consiglio dei ministri, i promotori del referendum avevano espresso soddisfazione per la decisione della Cassazione, sottolineando come l’ordinanza avesse riconosciuto la legittimità della loro richiesta. In particolare, i giuristi avevano evidenziato l’importanza del riferimento diretto alle norme costituzionali modificate dalla riforma, ritenuto essenziale per consentire agli elettori una valutazione pienamente consapevole.
Secondo i promotori, l’integrazione del quesito rappresenta una conferma della correttezza dell’iniziativa referendaria e della necessità di fornire agli elettori tutti gli elementi utili per comprendere la portata delle modifiche alla Costituzione. Dopo l’ordinanza della Cassazione, avevano rimesso la decisione finale nelle mani del governo, dichiarandosi in attesa fiduciosa di una scelta sulla data e sulle modalità del voto.
Con la decisione del Cdm, il percorso del referendum sulla riforma della giustizia entra ora nella fase conclusiva, con una consultazione confermata nei tempi e un quesito riformulato per recepire le indicazioni della Corte. Un passaggio che apre ufficialmente la campagna referendaria e riporta al centro del dibattito pubblico il tema della separazione delle carriere dei magistrati e delle modifiche costituzionali ad essa collegate.


