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“Stop armi a Kiev”. Così Vannacci sfida la maggioranza e fa sponda alla sinistra. Crosetto: “Sputa nel piatto in cui ha mangiato”

Pubblicato: 10/02/2026 15:34

Roberto Vannacci accelera e sceglie il terreno più sensibile per segnare la rottura con la Lega: il decreto Ucraina, che proroga per tutto il 2026 l’invio di aiuti e mezzi militari a Kiev. A pochi giorni dall’addio al Carroccio, il generale manda avanti i tre deputati che hanno aderito a Futuro nazionale per aprire uno scontro diretto con la maggioranza.
Un’iniziativa che ha un duplice obiettivo: ribadire la propria posizione contraria al sostegno militare all’Ucraina e mettere sotto pressione l’ex partito, chiamato ancora una volta a votare a favore del provvedimento.

L’emendamento soppressivo e l’asse trasversale

I tre parlamentari vicini a Vannacci – Emanuele Pozzolo, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello – hanno depositato un emendamento soppressivo dell’intero articolo 1 del decreto, quello che autorizza la proroga dell’invio di armi e mezzi militari. In parallelo, sono stati presentati anche tre ordini del giorno.

Un testo analogo è stato depositato anche da Alleanza Verdi e Sinistra e dal Movimento 5 Stelle, creando un fronte trasversale che, seppur con motivazioni differenti, contesta la prosecuzione degli aiuti militari. Un quadro che evidenzia divisioni sia nella maggioranza sia nel cosiddetto campo largo.

I vannacciani parlano apertamente di “test politico” per il centrodestra: “Vediamo quanti patrioti voteranno a favore degli italiani e quanti assenti ci saranno tra le file della Lega”, affermano. Nel mirino finisce Matteo Salvini, accusato di dichiararsi critico sull’invio di armi salvo poi sostenere il decreto in Parlamento.

Lo scontro nel centrodestra

Il clima resta teso. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha osservato che chi non si riconosce più in un partito dovrebbe lasciare anche il gruppo parlamentare, dimettendosi per coerenza. Vannacci ha replicato accusando Foti di incoerenza e ricordando i numerosi cambi di gruppo avvenuti nelle ultime legislature.

La questione Ucraina diventa così il terreno su cui si misura la ridefinizione degli equilibri nel centrodestra, con il generale che punta a costruire una propria identità politica distinta e riconoscibile.

Le divisioni nel campo largo

La fiducia, tuttavia, ha l’effetto di compattare almeno formalmente anche l’opposizione. Le differenze tra Movimento 5 Stelle, Avs e Partito Democratico sul sostegno a Kiev vengono momentaneamente accantonate.

Il leader di Azione Carlo Calenda ha attaccato le forze più critiche verso l’invio di armi, annunciando una visita in Ucraina e invitando ironicamente gli altri leader del centrosinistra a fare altrettanto.

In questo contesto, il decreto Ucraina si trasforma in un banco di prova politico più ampio: non solo sulla politica estera italiana, ma sugli equilibri interni ai blocchi parlamentari e sulle future alleanze.

Crosetto chiede la fiducia e blinda la maggioranza

È stato il ministro della Difesa Guido Crosetto a presentarsi personalmente in Aula per chiedere la fiducia sul decreto che proroga l’invio di armi e aiuti civili all’Ucraina, in votazione alla Camera il 10 febbraio. Una scelta inedita, che lo stesso ministro ha definito esplicitamente politica. A innescare la procedura è stato l’emendamento dei tre deputati di Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci, che punta a sopprimere l’articolo 1 del provvedimento, ossia il cuore della norma relativo al sostegno militare e civile a Kiev.

Il timore, nelle ore precedenti al voto, era che tra assenze e possibili consensi trasversali l’emendamento potesse raccogliere voti anche all’interno della Lega, partito che nei mesi scorsi aveva chiesto una revisione del decreto, arrivando a proporre di eliminare il termine “militari” dal titolo del testo. Da qui la decisione di blindare il passaggio parlamentare.

«È un atto serio di posizionamento politico della maggioranza e la serietà di questo atto è rappresentata fisicamente dalla mia presenza», ha spiegato Crosetto, respingendo l’idea che la fiducia sia uno strumento per sottrarsi al confronto. «Non considero il porre la fiducia come un modo per scappare dalla discussione degli emendamenti. È molto più forte, perché obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo». Una scelta che, ha aggiunto, serve a fare chiarezza sulle posizioni interne, con una frase che ha lasciato intravedere le tensioni: «Non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora più».

Crosetto, l’affondo su Vannacci: “Non ho particolari simpatie per chi sputa nel piatto in cui ha mangiato”

A margine della seduta, il ministro non ha risparmiato parole dure nei confronti di Vannacci e dei parlamentari che hanno lasciato la Lega per aderire al gruppo misto. «Non ho particolari simpatie per chi sputa nel piatto in cui ha mangiato, visto che è stato eletto con la Lega e con il centrodestra», ha dichiarato, lasciando intendere che l’ex generale non rappresenti un interlocutore credibile per la coalizione.

Crosetto ha inoltre affermato di non essere sorpreso dalla rottura tra Vannacci e il Carroccio: «Me lo aspettavo». Quanto ai deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, ha ridimensionato l’impatto politico delle fuoriuscite, definendole «non un precedente particolare» e «non un problema così grande» per la tenuta della maggioranza.

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Ultimo Aggiornamento: 10/02/2026 18:58

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