
La riforma della giustizia è una “riforma storica” attesa da oltre trent’anni e il referendum non rappresenta un giudizio sull’operato del governo. È la linea tracciata da Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, in un’intervista al Corriere della Sera.
Secondo Meloni, l’esecutivo ha portato a compimento uno dei punti centrali del programma elettorale e ora la scelta spetta ai cittadini, chiamati a decidere se confermare o meno l’attuale sistema giudiziario.
“Non è un voto su Giorgia Meloni”
Arianna Meloni respinge con decisione l’idea che la consultazione referendaria possa trasformarsi in un plebiscito sulla presidente del Consiglio. “Il giudizio su quello che avrà fatto il governo arriverà alle elezioni del 2027”, afferma, escludendo qualsiasi lettura politica del voto imminente.
E chiarisce anche un altro punto: “Non esiste possibilità di elezioni anticipate. Finché ci sarà il sostegno della maggioranza, che non è mai venuto meno, andremo avanti”. L’orizzonte, dunque, resta quello naturale della legislatura.
La riforma e i tre pilastri
Nel merito, Arianna Meloni definisce la riforma “di buonsenso” e fondata su tre pilastri principali. Il primo è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, per garantire – sostiene – un giudice realmente terzo e imparziale.
Il secondo è il sorteggio dei componenti del Csm, misura che secondo Fratelli d’Italia servirebbe a superare il peso delle correnti interne alla magistratura e a ridurre le interferenze politiche.
Il terzo è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare indipendente, chiamata a giudicare l’operato dei magistrati in caso di errori o violazioni.
Secondo Meloni, questi interventi non mettono in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che anzi verrebbero rafforzate.
Il confronto con il fronte del No
Alle critiche di chi ritiene il sorteggio una forma di intervento politico sulla magistratura, Arianna Meloni risponde che si tratterebbe esattamente dell’opposto. L’obiettivo, sostiene, è evitare che la carriera e le destinazioni dei magistrati siano influenzate dall’appartenenza a correnti organizzate.
La campagna referendaria, assicura, sarà condotta spiegando nel merito le ragioni del Sì e respingendo quelle che definisce “bugie” o allarmismi.
La campagna sul territorio
Fratelli d’Italia prevede una mobilitazione sul territorio per illustrare i contenuti della riforma. “Saremo tra la gente”, afferma Arianna Meloni, spiegando che non si tratta di un attacco alla magistratura ma di un tentativo di migliorare il sistema giudiziario.
Quanto al ruolo della premier, Meloni sottolinea che Giorgia è impegnata sui dossier di governo, dalla competitività europea alla crescita economica, e che il giudizio complessivo sull’azione dell’esecutivo arriverà nel 2027. Il referendum, ribadisce, riguarda la riforma della giustizia e non la tenuta politica del governo.


