Vai al contenuto

Omicidio Carol Maltesi, colpo di scena in Cassazione: annullato l’ergastolo per il killer

Pubblicato: 17/02/2026 16:20

La vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Carol Maltesi continua a scuotere l’opinione pubblica e a presentare nodi giuridici complessi. La recente decisione della Corte di Cassazione, che ha annullato per la seconda volta la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, segna un ulteriore capitolo di una battaglia legale incentrata quasi esclusivamente sulle aggravanti. Fontana, bancario e food blogger di 46 anni, ha ammesso di aver ucciso la giovane donna l’11 gennaio 2022 a Rescaldina, ma il punto di rottura tra accusa e difesa rimane la natura del delitto: un gesto d’impeto o un piano premeditato e studiato nei minimi dettagli.

La decisione della Suprema Corte

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dal legale di Fontana, l’avvocato Stefano Paloschi, rimettendo tutto in discussione per quanto riguarda la premeditazione. Nonostante le sentenze d’appello avessero precedentemente inasprito la pena portandola al massimo edittale, la Cassazione ha ritenuto necessario un nuovo esame dei fatti. Questo significa che il processo dovrà tornare ancora una volta nelle aule della Corte d’assise d’appello di Milano, dove una nuova sezione e una diversa composizione di giudici popolari dovranno valutare se l’omicidio sia stato effettivamente organizzato in precedenza o se sia nato in un contesto differente. Le motivazioni della sentenza sono attese entro trenta giorni e saranno fondamentali per definire il perimetro del futuro appello ter.

Il drammatico contesto del delitto

Il delitto è avvenuto durante la registrazione di un video destinato alla piattaforma Only Fans. Fontana aveva creato un finto profilo social per commissionare alla vittima un filmato specifico, ottenendo così che lei fosse legata e impossibilitata a difendersi. In quel momento di estrema vulnerabilità, l’uomo ha colpito Carol Maltesi con tredici martellate e un fendente alla gola. La ferocia dell’azione non è in discussione, così come non lo è la responsabilità dell’imputato, che ha confessato il crimine solo dopo il ritrovamento dei resti. Tuttavia, la giurisprudenza richiede criteri molto rigidi per confermare la premeditazione, che presuppone un lasso di tempo significativo tra l’ideazione e l’esecuzione, finalizzato alla preparazione dei mezzi e alla ricerca del momento opportuno.

Dopo l’omicidio, Fontana ha messo in atto una serie di comportamenti volti a nascondere il corpo e a depistare le indagini. Ha acquistato un’accetta e un seghetto per sezionare il cadavere in ventitré pezzi, cercando di cancellare i segni distintivi come i tatuaggi per rendere impossibile l’identificazione. I resti sono stati conservati in un freezer acquistato appositamente online e, successivamente, abbandonati in un dirupo a Paline di Borno, nel bresciano. Per circa due mesi, l’assassino ha risposto ai messaggi sul cellulare della vittima, fingendo che lei fosse ancora in vita. Questa condotta post-delittuosa è stata interpretata in modo diverso nei vari gradi di giudizio: per alcuni era la prova di una fredda lucidità, per altri il segno di una gestione confusionaria e non pianificata.

Le discrepanze tra i gradi di giudizio

In primo grado, la Corte d’assise di Busto Arsizio aveva escluso l’ergastolo, condannando Fontana a 30 anni di reclusione. I giudici di allora ritennero che mancasse un vero e proprio alibi e che l’organizzazione del delitto non fosse così solida da giustificare l’aggravante massima. Al contrario, le sentenze d’appello avevano ribaltato questa visione, considerando il finto profilo social come la prova regina di un piano preordinato per uccidere Carol. La Cassazione, con questo secondo annullamento, impone ora una riflessione ancora più profonda sulla distinzione tecnica tra la preordinazione dei mezzi e la vera e propria premeditazione normativa, che richiede una risoluzione criminosa ferma e persistente nel tempo.

Il prossimo passaggio sarà la celebrazione del processo d’appello ter. Si tratterà di un momento cruciale non solo per la determinazione della pena finale, ma anche per fornire una risposta definitiva ai familiari della vittima, che da anni attendono una sentenza passata in giudicato. La discussione verterà nuovamente sulla sottile linea che separa un omicidio caratterizzato da crudeltà e futili motivi da quello aggravato dalla premeditazione. Se i nuovi giudici dovessero nuovamente escludere quest’ultima, la pena di Fontana potrebbe tornare a essere quella stabilita nel primo grado di giudizio, evitando definitivamente l’ergastolo nonostante la gravità estrema dei fatti commessi.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure