
La città di Roma si risveglia con una ferita al suo immenso patrimonio artistico che riporta alla mente tristi episodi del passato recente. In piazza della Minerva, a pochi passi dal Pantheon, la celebre scultura dell’elefantino che sostiene l’obelisco egizio è stata nuovamente oggetto di un danneggiamento. Il frammento della zanna destra è stato trovato distaccato dal resto del corpo marmoreo, sollevando immediatamente un’ondata di preoccupazione tra i cittadini e le istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali. La scoperta è avvenuta nella serata di lunedì, intorno alle ore 21, facendo scattare un protocollo di emergenza che ha visto coinvolti i tecnici della sovrintendenza capitolina e gli agenti della polizia locale.
Cronaca del danneggiamento e primi rilievi
L’intervento tempestivo delle autorità ha permesso di recuperare il pezzo mancante prima che potesse andare perduto o essere sottratto da qualche malintenzionato. Gli agenti del I Gruppo Trevi, giunti sul luogo della segnalazione, hanno rinvenuto la porzione di marmo spezzata appoggiata precariamente sulla scultura stessa, in una posizione innaturale tra la proboscide e la zanna rimasta integra. Il reperto è stato immediatamente consegnato nelle mani dei restauratori, i quali dovranno ora procedere a una meticolosa analisi tecnica. Il compito degli esperti sarà quello di confrontare la superficie di frattura della parte distaccata con quella rimasta sul monumento per determinare l’esatta dinamica del cedimento. Un dettaglio non trascurabile riguarda il fatto che proprio quella sezione dell’opera era stata oggetto di un profondo restauro nel 2016, il che rende il nuovo distacco ancora più significativo dal punto di vista conservativo.
Quanto accaduto in queste ore rappresenta una amara ripetizione di un episodio simile verificatosi quasi dieci anni fa. Nella notte tra il 13 e il 14 novembre del 2016, l’elefantino del Bernini aveva subito un attacco pressoché identico, con la zanna sinistra che era stata spezzata e abbandonata al suolo da ignoti. In quella circostanza, l’amministrazione comunale allora guidata da Virginia Raggi era intervenuta con estrema rapidità per ripristinare l’integrità dell’opera, simbolo della creatività barocca e della curiosità intellettuale del diciassettesimo secolo. La scultura, concepita da Gian Lorenzo Bernini e realizzata materialmente da Ercole Ferrata nel 1667, è da sempre considerata uno dei gioielli più amati di Roma, e vederla nuovamente mutilata rappresenta un colpo durissimo per l’immagine della città e per la sensibilità di chiunque abbia a cuore la tutela dell’arte universale.
Ipotesi investigative sulle cause dell’evento
Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista e stanno lavorando su diversi fronti per fare luce sull’accaduto. La polizia locale sta vagliando con attenzione la possibilità di un atto vandalico volontario, un gesto sconsiderato che purtroppo colpisce ciclicamente i monumenti della capitale. Tuttavia, non viene scartata l’ipotesi di un incidente fortuito, come l’impatto accidentale provocato da un passante o magari una pallonata lanciata da qualche ragazzo nella piazza. Un altro elemento sotto osservazione è lo stato di conservazione del materiale lapideo: gli esperti dovranno infatti valutare se gli agenti atmosferici o il naturale deterioramento dei collanti utilizzati nei precedenti interventi abbiano favorito il cedimento strutturale. Per sciogliere ogni dubbio, i vigili hanno già richiesto l’acquisizione formale delle immagini registrate dalle numerose telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, sperando che i filmati possano aver immortalato il momento esatto del danno.
Prospettive per il ripristino dell’opera
L’obiettivo prioritario della Sovrintendenza è ora quello di procedere a un restauro che non sia solo estetico, ma anche risolutivo dal punto di vista della tenuta meccanica. I tecnici sono già al lavoro per predisporre il cantiere e definire le metodologie d’intervento più idonee per riattaccare il frammento originale. Si tratterà di un’operazione di estrema precisione che richiederà l’impiego di resine speciali e perni non invasivi, capaci di garantire la stabilità futura della zanna senza alterare la lettura visiva del capolavoro berniniano. Mentre la città attende di rivedere il suo elefantino tornare al suo antico splendore, resta aperta la questione della sicurezza dei monumenti all’aperto, costantemente esposti all’incuria o alla malvagità umana in una metropoli che fatica a proteggere i suoi tesori più fragili.


