
Le intercettazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sull’operazione “Domino”, che ha interessato gli estremisti pro-Pal, stanno provocando un forte impatto politico e mediatico. Al centro delle indagini c’è Mohammad Hannoun, arrestato insieme ad altri indagati con l’accusa di aver organizzato un sistema di finanziamento illecito destinato ad Hamas attraverso associazioni presentate come umanitarie.
Ma a scuotere l’opinione pubblica non sono solo le contestazioni economiche. Sono soprattutto le parole captate dagli inquirenti, che chiamano in causa ai massimi livelli le istituzioni italiane.
Gli insulti contro Meloni
In una conversazione del 4 luglio 2024, avvenuta nella sede milanese dell’associazione Abspp, uno degli indagati – parlando delle sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti – avrebbe manifestato il timore che anche il governo italiano potesse intervenire contro le attività del gruppo.
In quel contesto viene fatto un riferimento diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con un’espressione offensiva riportata nelle carte dell’inchiesta, “cagna”. Un passaggio che evidenzia la preoccupazione degli indagati per possibili iniziative restrittive da parte dell’esecutivo.
Il riferimento a Mattarella e l’allusione ai servizi
In un’altra intercettazione, datata 3 agosto 2024 e attribuita a Hannoun, emergono dichiarazioni molto dure contro Israele e contro le istituzioni italiane che avevano accolto in visita un esponente del governo israeliano. Nelle frasi riportate viene citato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con affermazioni che evocano l’idea di un processo nei confronti dei leader israeliani e, in modo polemico, di chi li ha ricevuti.
Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, nelle conversazioni vi sarebbe anche un riferimento a incontri con i vertici dei servizi segreti italiani, circostanza che – se confermata – aprirebbe interrogativi delicati. Al momento, tuttavia, si tratta di elementi contenuti in atti d’indagine ancora da verificare nel merito processuale.
I contatti politici e il clima interno
Le intercettazioni riportano anche dialoghi relativi all’organizzazione di incontri per Wael Dahdouh, giornalista di Al Jazeera in visita in Italia. Nei colloqui si parla di appuntamenti con figure politiche italiane, tra cui Beppe Grillo ed Elly Schlein, in un tono informale e talvolta sprezzante.
Questi passaggi stanno alimentando un acceso dibattito politico, in un contesto già segnato da forti tensioni sul conflitto in Medio Oriente e sulle sue ripercussioni interne.
Un’inchiesta ancora da accertare in aula
Le accuse formulate dalla Procura riguardano presunti flussi di denaro verso organizzazioni considerate terroristiche a livello internazionale. Sarà il processo a stabilire eventuali responsabilità.
Nel frattempo, le intercettazioni – con i loro toni aggressivi e i riferimenti alle massime cariche dello Stato – hanno già prodotto un effetto politico significativo, riaccendendo lo scontro tra sicurezza, libertà di espressione e radicalizzazione.


