Hjorth carabinieri

Sulla morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega continuano a emergere nuovi dettagli dalle indagini, anche per quanto riguarda la foto scattata a Gabriel Christian Natale Hjorth ammanettato e bendato prima dell’interrogatorio. Se circa una settimana fa è stato iscritto nel registro degli indagati il militare dell’Arma accusato di abuso di potere per averlo bendato, ora si troverebbe indagato anche il carabiniere che ha scattato la foto.

Indagato l’autore della foto di Gabriel Christian Natale Hjorth bendato

La vicenda della foto che ha fatto il giro del mondo, scatenando l’indignazione di molti osservatori che hanno ritenuto il contenuto dello scatto non degno di un Paese civile, si compone di un altro tassello.

Si trova ora indagato anche l’autore dello scatto in cui compare Natale Hjorth bendato e ammanettato nella Caserma di Via Selci di Roma, prima dell’interrogatorio. Il reato contestato al carabiniere dalla Procura militare che avrebbe scattato la foto e l’avrebbe forse anche trasmessa agli organi di stampa sarebbe quello di rivelazione di segreto d’ufficio.

Dopo che era stata diffusa la foto del 18enne americano fermato per concorso in omicidio per l’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega era stato iscritto nel registro degli indagati anche il carabiniere accusato di averlo materialmente bendato e, in quel caso, il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di abuso di potere.

Tutti i dettagli emersi sin qui dalle indagini sul carabiniere ucciso

Come riporta il Corriere della sera, le indagini sul carabiniere ucciso avrebbero portato finora gli inquirenti a stabilire che non ci sarebbero immagini dai sistemi di videosorveglianza che documenterebbero l’aggressione e l’uccisione di Mario Cerciello Rega avvenuta materialmente per mano del 19enne americano Finnegan Lee Elder, mentre il suo amico Gabriel Christian Natale Hjorth aveva una colluttazione con il collega del vicebrigadiere, Andrea Varriale.

Entrambi si trovano in stato di fermo e i legali di entrambi avrebbero presentato ricorso al Tribunale del Riesame. Altri video avrebbero invece documentato i movimenti dei due giovani americani prima e dopo l’aggressione.

Come riferisce il Corriere della sera, da questi video emergerebbe che a Trastevere Sergio Brugiatelli (che pure ha riferito di non essere né intermediario del pusher né collaboratore dell’Arma) avrebbe aiutato i due americani a entrare in contatto con il pusher che avrebbe dovuto vendergli cocaina.

L’intervento di due carabinieri avrebbe però bloccato lo scambio tra spacciatore e americani e Sergio Brugiatelli, accortosi della presenza dei militari, si sarebbe allontanato, rendendosi conto solo una volta arrivato in Piazza Mastai del furto del suo zaino. C’è poi buio totale sulle chiamate avvenute sul telefono di Brugiatelli, rimasto nello zaino sottratto dagli americani, e al quale avrebbero risposto i due giovani chiedendo in cambio di quello zaino 80 euro e una dose di cocaina.

Il quotidiano di Via Solferino riferisce che rispetto al contenuto di quello zaino sembra esserci un omissis nell’elenco inserito nell’ordinanza di custodia cautelare dei due americani che genera il sospetto che forse ci fosse qualcos’altro a parte tutto quello che Brugiatelli avrebbe comunicato sul suo contenuto.

Questo elemento dovrebbe essere chiarito dalle indagini degli inquirenti, come altri punti che potrebbero essere ritenuti oscuri: il fatto che i carabinieri si siano offerti di aiutare Brugiatelli che avrebbe avuto contatto con pusher pur non essendo un collaboratore dei militari e il fatto che Mario Cerciello Rega non avesse con sé la pistola d’ordinanza quella tragica notte. In ogni caso, tra gli altri elementi emersi fino ad ora, c’è anche la presenza di un secondo coltello nella stanza dei due americani che pare non sia stato usato ma che verrà comunque analizzato dagli inquirenti.