Emanuela Orlandi e Papa Francesco

Il mistero senza fine sulla scomparsa di Emanuela Orlandi si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le speranze e le delusioni degli ultimi mesi, dovute alle indagini su alcune tombe e ossari, l’avvocato di famiglia ora scrive direttamente a Papa Francesco.

36 anni di misteri

22 giugno 1983. Dal giorno in cui la 15enne Emanuela Orlandi è scomparsa, il mondo è completamente cambiato. Non la volontà della famiglia di scoprire la verità sulla figlia, però: quella è rimasta immutabile. Sulla giovane, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, nei decenni si sono alternate teorie e cospirazioni, ma nessuna verità.

Uccisa dalla Banda della Magliana, finita in un giro di pedofilia di una setta segreta in Vaticano, rapita per agevolare il rilascio dell’attentatore del Papa, Ali Agca.
Quest’ultima è la teoria tornata in auge nell’ultimo mese, dopo le parole dell’uomo che sparò a Giovanni Paolo II: lui sostiene che Emanuela Orlandi è viva e bisognerebbe chiedere alla CIA dove sia finita.

Le tombe vuote

In estate, la speranza era tornata brevemente a brillare. Il Vaticano aveva disposto l’apertura di due tombe nel Cimitero Teutonico, in riferimento alle indagini interne sul caso Orlandi.

Le tombe si sono poi rivelate completamente vuote (altro elemento di mistero) e dalle analisi degli ossari sottostanti non è emerso nulla.
Una lettera anonima arrivata all’avvocato, suggeriva di cercare Emanuela “dove indica l’angelo”.

La lettera aperta al Papa

Negli anni la famiglia ha chiesto più volte collaborazione dal Vaticano, spesso senza risultati soddisfacenti. L’avvocato Laura Sgrò è tornata a far sentire con forza le sue richieste. È certa dell’esistenza di un fascicolo sulla scomparsa di Emanuela e chiede di vederlo.

Per farlo, ha deciso di scrivere direttamente al Papa. La lettera è stata riportata dal Corriere della Sera, indirizzata proprio a Bergoglio.
Santità, Lei certamente segue con sguardo misericordioso la tragedia di Emanuela Orlandi”, scrive nella lettera, facendo poi il punto sulla situazione della famiglia. Il fratello di Emanuela è morto senza sapere la verità, la madre è anziana e malata, ma nutre ancora speranza. “Viva o morta, Emanuela deve tornare a casa”.
Testimonianze recenti e investigazioni difensive hanno fornito la certezza dell’esistenza di un fascicolo segreto sul sequestro di Emanuela – riferisce l’avvocato – L’accesso della famiglia a questi documenti mi viene ripetutamente negato da anni”.

L’appello alla compassione

Laura Sgrò, in qualità di rappresentante della famiglia, è arrivata a chiedere l’intervento diretto al Papa perché ripetutamente osteggiata. “Compassione e giustizia. Questa tragedia le esige. Eppure uomini di alte responsabilità mi hanno lasciato intendere fosse meglio fermarmi” si legge nella lettera. La verità però deve trionfare su tutto, “pertanto è una questione di amore, di giustizia e di diritto chiedere a Sua Santità di intervenire”.
L’appello è di non temere niente e avere lo stesso coraggio dimostrato quando ha aperto gli Archivi Vaticani. “La scomparsa di Emanuela rappresenta un momento triste e buio del secolo scorso. Adesso, però, sono le Sue mani ferme e misericordiose a guidare la Barca di Pietro. La conduca verso quella Verità che, come ci ha insegnato Nostro Signore, rende liberi”.