persone con la mascherina in metro

Continuano a destabilizzare le notizie che filtrano – e non filtrano – dalla Cina circa l’emergenza da Covid-19 e sulla gestione dei primi focolai sul nascere, quando ancora non si parlava né di pandemia né di epidemia e il focolaio a Wuhan era ancora solo sospetto.

Covid-19, l’allarme della dottoressa cinese a dicembre

Un’altra storia che sembra riguardare quella presunta e sospetta “censura” che ci sia stata in Cina al momento delle prime segnalazioni di Coronavirus. Sulla falsariga dell’oftalmologo Li Wenliang, la testimonianza della dottoressa Ai Fen, che lanciò l’allarme il 30 dicembre.

Un grido inascoltato e che sembra essere stato volutamente silenziato.

Il silenziatore della censura

Il caso di Ai Fen è uno dei tanti gialli che mina la Cina e la gestione di quella che ad oggi è una vera e propria pandemia da Covid-19. Qualcuno ha provato a lanciare l’allarme prima del 21 gennaio? Giorno in cui è sono stati ufficializzati i dati dell’infezione?

Sembra di sì e sembra anche che il caso dell’oftalmologo cinese Li Wenliang, che aveva denunciato di essere stato censurato, non fosse l’unico. La storia della dottoressa Ai Fen sembra ricalcare ancora una volta l’esperienza dell’oftalmologo: un caso sospetto, le analisi, la percezione di trovarsi di fronte ad un caso potenzialmente pericoloso e l’invito a tacere.

Il richiamo sulle “voci che turbavano la stabilità

Un giallo a cui si aggiunge un secondo elemento che sembra essere in toto un’aggravante: la testimonianza della dottoressa, riportata oggi dal The Guardian ma pubblicata dal magazine cinese Renwu martedì scorso, è sparita. Cancellata dai media cinesi in brevissimo tempo ma abbastanza sufficiente per permettere a numerosi lettori di fare degli screen diffondendo le parole della dottoressa che ad oggi risulta irreperibile.

Era la fine di dicembre quando di fronte ad Ai Fen, come riporta ora il The Guardian, si trovava di fronte ad un’analisi di laboratorio sul sangue di un paziente affetto da Sars Coronavirus. Compresa la gravità e immaginando le potenziali conseguenze, per prima cosa la dottoressa fotografò quel risultato diffondendolo tra i colleghi per informarli della gravità del caso rilevato. Passarono però poche ore prima che venisse raggiunta da un messaggio da parte della dirigenza ospedaliera che la informava di un richiamo per quelle “voci che turbavano la stabilità“, che la dottoressa aveva diffuso.

Non mi sarei curata della reprimenda

Non solo la percezione di quello che sarebbe potuto accadere ma anche la convinzione, presuntiva, che quel virus fosse trasmissibile da uomo a uomo e dunque potenzialmente pericoloso. Informazioni che la dottoressa deteneva tra le mani già alla fine di dicembre e che si sono palesate al mondo solamente alla fine di gennaio quando ormai i contagi e i morti superavano le migliaia e l’epidemia era a piede libero. “Se avessi immaginato quel che sarebbe successo – dichiarava la dottoressa in un’intervista che ora non è più reperibile – Non mi sarei curata della reprimenda.

Ne avrei parlato a chiunque e dovunque avessi potuto“.

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