mercati affolati con persone con mascherine

Il coronavirus preoccupa in vista del Natale, con un equilibrio tra necessità economiche e dovere di preservare la salute dei cittadini sempre più precario. Mentre il governo prepara il nuovo decreto Ristori e si dibatte sulla diminuzione delle misure restrittive in vista delle festività, arriva l’avvertimento per il rischio di una terza ondata dopo dicembre.

Nonostante la diminuzione dei contagi confermata dal bollettino di oggi, dovuta alle ultime settimane di limitazioni, gli scienziati avvertono che bisogna mantenere alta l’attenzione. Soprattutto bisogna lavorare per contenere la pressione critica sugli ospedali.

Coronavirus, il bollettino di oggi

Sono 28.337 i nuovi positivi (-6.430 rispetto a ieri), ma crescono le Terapie Intensive: dopo essere scese a +10 unità ieri, oggi risalgono a +43 (sono 3.801 i posti occupati), così come i ricoveri che segnano un +216 portando il totale a 34.279.

Rispetto al calo dei positivi, bisogna sottolineare che sono 188.747 i tamponi totali effettuati, quasi 50mila in meno rispetto a ieri.

La percentuale dei positivi su tamponi cresce al 15%. I decessi sono stati 562 nelle ultime 24 ore, in diminuzione rispetto a ieri, che portano il totale a 49.823.

Sono 767.867 le persone in isolamento domiciliare, mentre i dimessi e guariti raggiungono quota 553.098.

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Il pericolo della terza ondata di coronavirus

L’attenzione su una possibile terza ondata di coronavirus dopo Natale è stata sollevata da David Nabarro, inviato speciale dell’OMS durante un’intervista con la stampa svizzera. Nabarro accusa l’Europa di non aver preso misure sufficienti dopo la prima ondata e ora “Se i governi non prenderanno provvedimenti adeguati avremo presto una terza ondata” all’inizio del 2021.

L’inviato speciale dichiara che “bisogna attendere fino a quando i numeri non saranno bassi e si manterranno bassi” per pensare di allentare le restrizioni, così come fatto in Asia. I cittadini del continente da dove è partito il coronavirus “sono pienamente coinvolte, assumono comportamenti che rendono difficile la circolazione del virus. Mantengono le distanze, indossano mascherine, si isolano quando sono malate, proteggono i gruppi più a rischio“.

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