foto di alberto genovese

La presunta vittima di Alberto Genovese è tornata a parlare, per raccontare nei dettagli ciò che riesce a ricordarsi della sera della festa a casa dell’imprenditore.

È dalla denuncia della giovane che è partita l’indagine che ha portato all’arresto di Genovese, all’iscrizione al registro delle indagini della sua fidanzata e del suo amico e braccio destro, Daniele Leali.

La sera della festa: il racconto

Oggi la ragazza dice di sentire il bisogno di mettere da parte tutto questo, benché non abbia paura a parlare e ricordare: “Vorrei pensare un po’ a me stessa e anche diplomarmi”.

Non sembra aver timore di affrontare Genovese: “Vorrei solo guardarlo in faccia per vedere come mi guarda”.

Della serata peggiore della sua vita, la giovane non ricorda molto. Quello che ricorda lo ha raccontato a Il Corriere della Sera, spiegando che per lei non era, a quanto pare, la “prima volta” a casa di Genovese, anche se non conosceva bene l’imprenditore. Era andata a casa sua per la prima volta a giugno, poi altre due volte, l’ultima ad ottobre. Aveva notato che girava molta droga: L’unica cosa sbagliata era l’eccesso di droga.

C’erano dei piatti da cui tutti potevano prendere cocaina e cocaina rosa. In qualsiasi festa della notte a Milano la trovi, ma non così tanta”.

La sera del 10 ottobre, invece , la ragazza racconta che c’era un’atmosfera ostile, al punto da convincere lei e la sua amica che sarebbe potuto essere meglio andare altrove: “La mia amica mi ha detto che avevamo deciso di andarcene anche perché lui aveva cominciato ad essere molto molesto nei nostri confronti, ci seguiva. Era come se ci stesse puntando.

Infatti, ci siamo dette: ‘Stiamo sempre insieme, non ci separiamo mai’ “.

Qualcosa però dev’essere andato storto. Ad un certo punto, Genovese avrebbe dato delle sostanze -non si sa quali- alla ragazza, e da lì sarebbe avvenuto un tracollo: “Ci ha passato qualcosa che solo io ho preso volontariamente. La mia amica ha detto che dopo mi comportavo in modo molto strano. Era intorno alle 22, credo. Poi ho perso la memoria”.

I ricordi riaffiorano: il risveglio

Dice di non ricordarsi assolutamente come sia arrivata in camera di Genovese, dove dice di essersi risvegliata molto tempo dopo.

Da lì ricominciano i ricordi, riemersi a spizzichi e bocconi: “Ho solo alcuni flash di quello che è accaduto. Avevo la sensazione che fosse successo qualcosa, ma era tutto talmente assurdo che ho pensato che fosse impossibile. Poi hanno cominciato a sovrapporsi i ricordi, i dolori, le manette, lui che si comportava in modo violento e voleva ancora costringermi ad assumere droga. ‘Pippa’, diceva. Ho capito che ero in pericolo di morte e ho mandato messaggi alla mia amica con il telefonino”.

La mattina dopo

Non si sa come il suo telefonino fosse finito in camera: agli ospiti, solitamente, veniva chiesto di lasciare i cellulari all’ingresso.

A salvarla una chiamata all’amica, con Genovese che l’avrebbe a quel punto mandata fuori casa: “Dopo un po’ ho capito che davvero ero in pericolo, ma mi sentivo più sicura chiamando la mia amica che è venuta immediatamente sotto casa. Ho detto: ‘O mi fai scendere o lei chiama qualcuno’. Appena sono arrivata in strada ho fermato una Volante della polizia che passava e ho detto che c’era stata la violenza”.

C’è chi ha parlato di presunte offerte di denaro, avvenute in più momenti e di somme piuttosto alte offerte alla ragazza per non parlare, o per arrivare a un patteggiamento.

Lei nega tutto, sebbene sia stata travolta da accuse molto forti: “È come se volessero farmi pentire di essermi esposta e di aver denunciato. Io ho fatto una cosa giusta, non capisco perché mi debbano trattare così. Mi aspetto di essere appoggiata”.

Il presunto pranzo con l’entourage di Genovese

Sul famoso pranzo che la ragazza avrebbe fatto con alcuni uomini dell’entourage di Genovese, la ragazza fornisce una versione ben diversa: Abbiamo preso solo un caffè con delle persone tra cui alcune che tempo fa hanno avuto rapporti con lui.

Ho cambiato avvocato tramite conoscenti che non hanno alcun collegamento con Genovese. Volevo un professionista esperto e stimato. Non ci sono trattative in corso per un risarcimento”.

Su cosa dovrebbe accadere ora, ha le idee chiare, e quando le viene chiesto, lo spiega con sicurezza: “Che la gente parlasse meno di tutto questo”.

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