Cronaca Nera

Vanessa Zappalà uccisa a 26 anni dall’ex fidanzato: l’atroce racconto delle amiche sugli istanti del delitto

Il racconto delle amiche di Vanessa Zappalà, uccisa a 26 anni dall'ex fidanzato Antonino Sciuto. La giovane lo aveva denunciato e ora emergono i tragici tratti del delitto
Vanessa Zappala uccisa

Vanessa Zappalà è stata uccisa davanti agli amici, a 26 anni, dall’ex fidanzato Antonino Sciuto durante una serata di allegria e spensieratezza sul lungomare di Aci Trezza, nel Catanese. Lo stesso ex fidanzato che aveva denunciato in passato e che, poche ore dopo il delitto, si è suicidato in un casolare vicino alla scena del crimine. Un copione che sembra ripetersi senza soluzione di continuità tra le cronache, tra le fredde colonne dei giornali a cui ora, dopo la tragedia, alcuni dei testimoni avrebbero restituito un atroce resoconto di quello che sarebbe successo nei terribili istanti dell’omicidio.

Vanessa Zappalà uccisa a 26 anni: il racconto delle amiche sugli istanti del delitto

L’ha presa per i capelli e ha iniziato a spararle“. Così una delle amiche di Vanessa Zappalà avrebbe dipinto l’atroce ritratto del delitto a cui avrebbe assistito, con altri giovani, sul lungomare di Aci Trezza dove la 26enne è stata freddata la sera del 22 agosto. 7 colpi di pistola alla testa, esplosi dall’arma impugnata dall’ex fidanzato Antonino Sciuto, poi una scia di sangue, orrore, e interrogativi.

Vanessa Zappalà non ha avuto scampo sotto il fuoco aperto dal 38enne che poi, dopo una fuga durata alcune ore, di sarebbe suicidato in un casolare a Trecastagni. La ragazza è morta davanti agli occhi sconvolti degli amici e di chi, in quei minuti, trascorreva una parentesi d’estate sotto la luna.

Un’amica è rimasta ferita di striscio e avrebbe raccontato, riferisce Il Corriere della Sera, cosa ha visto dopo l’irruzione di Sciuto in quella notte di tranquilla compagnia: “È arrivato con la macchina e quando Vanessa se n’è accorta gli ha detto ‘Vattene via perché chiamo il maresciallo’.

Ci siamo allontanati e lui ci ha inseguito a piedi“.

Vanessa Zappalà, dietro il delitto un tessuto di minacce e paura

Prima del drammatico epilogo, nella storia di Vanessa Zappalà si sarebbe insinuata una fitta trama di minacce, percosse, insulti e pedinamenti da parte del suo ex. Anche il padre della 26enne, Carmelo Zappalà, avrebbe riferito agli inquirenti che quel giovane la perseguitava. Una situazione potenzialmente esplosiva al punto che, l’8 giugno scorso, l’uomo l’avrebbe fatta mettere a verbale. E poi la denuncia che Vanessa Zappalà avrebbe presentato contro Antonino Sciuto per stalking.

A margine dell’orrore, Piercarmine Sica, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catania, ha spiegato alla stampa quanto segue: “Il presunto colpevolea seguito di una denuncia presentata dalla vittima, era già stato tratto in arresto dai militari di Trecastagni, in linea con la disposizione della Procura di Catania, nel giugno scorso. Nella circostanza, il soggetto si era reso responsabile, tra l’altro, di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. Successivamente tradotto agli arresti domiciliari, era stato scarcerato dal gip he ne aveva disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento“.

Omicidio Vanessa Zappalà, il capo gip di Catania difende il collega che non dispose l’arresto per Sciuto

E proprio il provvedimento di cui era destinatario Sciuto – un divieto di avvicinamento anziché la detenzione – ha acceso le polemiche intorno alla scarcerazione del 38enne. Secondo alcuni, la misura sarebbe stato troppo tenue rispetto alla minaccia che l’uomo avrebbe rappresentato per la ex fidanzata. E montano gli interrogativi, insieme alla rabbia della famiglia della vittima: Antonino Sciuto, prima di uccidere Vanessa Zappalà con 7 colpi di pistola alla testa, poteva essere fermato?

Sciuto era stato denunciato per stalking dalla stessa 26enne, reato per cui la Procura di Catania aveva chiesto che fosse posto agli arresti domiciliari. Ma il giudice impose il solo divieto di avvicinamento alla vittima. “Non mi sento di contestare alcuna colpa al collega, ha agito secondo legge: nel fascicolo c’erano anche elementi contrastanti di cui ha tenuto conto, come un primo riavvicinamento tra i due. E anche se lui fosse stato agli arresti domiciliari sarebbe potuto evadere e commettere lo stesso il delitto“. Sono le parole affidate all’Ansa dal presidente dell’ufficio del Gip di Catania, Nunzio Sarpietro. A suo dire, sarebbe “difficile controllare tutti gli stalker“, e sarebbe “complicato disporre la carcerazione perché occorrono elementi gravi e, comunque, non si può fare fronte ai fatti imponderabili“.

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