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La Porsche di Giambruno e le indagini sugli 007: tutto quello che non torna

Pubblicato: 29/04/2024 09:33

C’è qualcosa che non torna come dovrebbe. Stiamo parlando dell’appostamento di due uomini sotto casa della premier Giorgia Meloni, notati mentre si aggiravano con fare sospetto intorno all’auto del compagno Andrea Giambruno. I fatti risalgono alla notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2023: il giornalista Mediaset è già da un mese l’ex compagno della presidente del Consiglio, mentre lei si trova in missione a Dubai. Chi erano quei due uomini: semplici malintenzionati o 007? La faccenda è tutta da chiarire, ma pare che la Procura di Roma stia indagando.
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Cos’è successo quella notte

A raccontare l’episodio, domenica 28 aprile, è stato il quotidiano Domani e la notizia è stata poi ripresa dai principali giornali nazionali. Secondo quanto ricostruito, un’auto si avvicina alla villetta nel quartiere Torrino, dove la premier ha da poco acquistato una villetta. Scendono due uomini, accendono una torcia o un telefonino e si mettono a trafficare attorno alla Porsche di Giambruno. A sorvegliare la scena c’è però una volante della polizia appostata in servizio di vigilanza. Un agente scende e chiede conto ai due dei loro movimenti. Gli uomini si identificano come «colleghi» senza però mostrare documenti di riconoscimento e si allontanano. Sull’accaduto viene stilato un rapporto che finisce alla Digos; vengono avvertiti – sempre secondo l’articolo del Domani – il capo della polizia, Vittorio Pisani, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano e la stessa premier. Sarebbe stata informata anche la procura della Capitale e il capo Francesco Lo Voi se ne sarebbe occupato in prima persona. 

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I sospetti sugli 007

Inizialmente i sospetti ricadono su due uomini dell’Aisi, l’Agenzia d’intelligence per la sicurezza interna, che fanno parte della scorta di Meloni ma che la stessa premier – scrive il Corriere della Sera – avrebbe chiesto di allontanare. I due vengono quindi trasferiti all’Aise, l’agenzia che invece si occupa dell’estero. In seguito però le indagini dell’Aisi scagionano gli 007 che quella notte – e lo testimonierebbero le celle telefoniche – si trovavano altrove. I due potrebbero essere stati banalmente ladri alla ricerca di qualcosa nell’auto di Giambruno. Il fatto, secondo il quotidiano, avrebbe influito anche sulla nomina del nuovo direttore dell’Aisi, sbarrando la strada a uno dei papabili, Giuseppe Del Deo, alla guida del gruppo dell’Agenzia che ha investigato sul caso. 

La sicurezza della premier

Mantovano non entra nei dettagli della vicenda, ma si limita a rivelare di averne dato notizia il 4 aprile nella sua audizione al Copasir, dove ha chiarito che «gli accertamenti svolti per la parte di competenza dell’intelligence hanno consentito con certezza di escludere il coinvolgimento di appartenenti ai Servizi, e che la sicurezza del presidente Meloni non è mai stata posta a rischio». Gli scenari a questo punto sono numerosi: che i due volessero piazzare – o togliere – una cimice dall’auto di Giambruno? O che si sia trattato di ladri, o ricettatori – come scrive oggi Il Giornale – intenzionati a rubare solo la portiera della Porsche parcheggiata sotto casa della premier?

Cosa non torna

Il Corriere oggi ricostruisce i dettagli che non tornerebbero nella vicenda. Il sottosegretario Mantovano ha rassicurato sulla sicurezza della premier, ma non ha spiegato né perché la stessa Aisi ha inizialmente identificato i due uomini come suoi agenti, né perché i due, ormai scagionati, siano stati spediti in Tunisia e Iraq e da allora mai più rientrati in Italia.  E ancora perché, se facevano parte della scorta della premier, quella sera si trovassero altrove e la stessa Giorgia Meloni ne avesse chiesto l’allontanamento da tempo. 
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