
Bologna si è risvegliata con un nuovo protagonista del Natale 2025 e, nel giro di poche ore, non si è parlato d’altro. I grandi megaliti gonfiabili installati sul Crescentone hanno acceso curiosità, ironia e polemiche, trasformandosi nel cuore del dibattito cittadino. L’opera, intitolata Iwagumi – Dismisura, crea un suggestivo bosco di rocce giganti illuminate, pensato per dialogare con piazza Maggiore e con la sua storia. L’effetto visivo, una volta completato l’allestimento, promette di essere imponente, ma già ora l’impatto è evidente e divide.
Tra entusiasmo, dubbi e ironia social
A intercettare subito lo spirito della città è stato Danilo Masotti, che ha ribattezzato affettuosamente le installazioni “masagni”, iniziando a riposizionarle virtualmente sui social in ogni angolo di Bologna e provincia, fino alla statale 64 a Lovoleto, con conseguenze immaginarie persino sul traffico. L’ironia ha contribuito a rendere i megaliti un fenomeno virale, mentre intorno all’opera si moltiplicavano commenti, meme e discussioni.
Anche i “vicini di casa” più illustri, quelli della Basilica di San Petronio, hanno preso posizione. Il primicerio Andrea Grillenzoni ha spiegato: «È un’iniziativa simpatica. Eravamo ovviamente stati informati e io in quest’opera, molto imponente certo, di grande impatto, non trovo alcuna mancanza di rispetto. Anzi. Attirerà più persone in piazza e magari qualcuno entrerà anche per una visita in San Petronio». Un messaggio chiaro: l’arte contemporanea, anche quando sorprende, può convivere con la tradizione.
L’installazione, composta da 19 figure luminose, resterà sul Crescentone fino al 26 dicembre, accendendosi ufficialmente domenica e riflettendo colori e luci sui palazzi storici. Proprio la sua natura temporanea viene indicata come elemento rassicurante, un esperimento destinato a lasciare il segno senza diventare permanente.
Critiche, difese e identità cittadina
Non sono mancate le voci critiche. Erika Seta, coordinatrice di Azzurro Donna di Forza Italia, ha chiesto chiarezza: «Se poi il sindaco Lepore ci dice cos’è questa roba, che ci azzecca col Natale e quanto l’abbiamo pagata». Il chiarimento è arrivato: il Comune non ha sostenuto i costi dell’opera. Chiuso il capitolo economico, il confronto si è spostato sull’estetica. C’è chi scrive che per una città medievale questi “massi giganti” siano fuori luogo, e chi invoca maggiore spazio per artisti locali.
Dall’altra parte, i sostenitori parlano di suggestione e di nuove prospettive. «San Petronio, quando sarà illuminato dall’installazione, sarà bellissimo», commenta qualcuno. E c’è chi invita a smettere di criticare: «Penso che invece sarà una novità molto suggestiva. Un’idea originale che ci farà apprezzare le bellezze antiche della città sotto un’altra prospettiva». A mettere d’accordo almeno gli amanti dell’ironia resta Masotti, che con i suoi “masagni” e le finte “colonne sonore” della convivialità bolognese ricorda come, nel bene o nel male, Bologna sappia sempre trasformare l’arte in racconto collettivo.


